Investimenti azionari per $87 miliardi dalla Norvegia, ecco cosa ha deciso Oslo

Il fondo sovrano della Norvegia potrebbe riversare 87 miliardi di dollari di liquidità sui mercati azionari. Vediamo perché.

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Il fondo sovrano della Norvegia potrebbe riversare 87 miliardi di dollari di liquidità sui mercati azionari. Vediamo perché.

Una commissione incaricata dal governo di Oslo, Norvegia, ha raccomandato ieri di incrementare dal 60% al 70% la quota del fondo sovrano da 874 miliardi di dollari, destinata agli investimenti azionari, al fine di contrastare la tendenza calante dei rendimenti reali, attesi mediamente nell’ordine del 2,3% all’anno per i prossimi 30 anni, giù dal 4% degli anni passati e dal 3% circa a cui risultano già scesi quest’anno.

Alla base del trend, spiega il rapporto esitato, i bassi tassi e la crescita mondiale poco dinamica. (Leggi anche: Norvegia, rendimenti piatti per fondo sovrano)

Se il governo di Oslo eseguisse la raccomandazione, sui mercati azionari globali si riverserebbe una montagna di liquidità fresca, che certamente non farebbe male ai listini. Il fondo sovrano norvegese investe, infatti, in tutti i titoli quotati in 78 paesi stranieri, ad eccezione della stessa Norvegia, presso cui gli è posto divieto di investire, acquisendo il 2,5% del capitale delle società europee e l’1,3% di quelle del resto del mondo. In tutto, risulta azionista in circa 9.000 società.

Dalla sua creazione, alla fine degli anni Novanta, alimentato dai proventi del petrolio, il governo ha autorizzato l’assunzione di rischi crescenti negli anni. Dal 1998 può investire in azioni, dal 2000 sui mercati emergenti e dal 2011 sul mercato immobiliare. E nel 2007 è stata innalzata dal 40% al 60% attuale la quota destinata alle azioni, mentre 5 anni fa fu deciso di dedicare il 5% degli investimenti al real estate, per cui il restante 35% rimane vincolato all’acquisto di titoli obbligazionari.

Fondo norvegese punterà su meno bond

Quest’anno, a causa della crisi delle quotazioni del petrolio, che ha ridotto le entrate statali, il governo conservatore del premier Erna Solberg ha intaccato per la prima volta l’entità del fondo per 100 miliardi di corone norvegesi o poco più di 11 miliardi di euro, mentre per l’anno prossimo si sfiorerebbero i 150 miliardi di corone di trasferimenti. (Leggi anche: La crisi del petrolio intaccherà il fondo sovrano in Norvegia?)

Il dibattito interno alla stessa commissione è stato tutt’altro che facile. Il presidente Knut Mork non solo non ha approvato la raccomandazione finale, ma al contrario ha consigliato al governo di tagliare le esposizioni verso il mercato azionario dal 60% al 50% del fondo, sostenendo che sarebbe meglio puntare su entrate certe, piuttosto che spingere per aumentarle.

Di certo, l’aumento delle risorse destinate agli investimenti azionari andrebbe a discapito, in particolare, del mercato obbligazionario, un fatto che, per quanto graduale, potrebbe accentuare la volatilità dei prezzi di bond pubblici e privati, quando nei prossimi mesi e anni si assisterà a un aumento dei rendimenti dai minimi record toccati in questa fase.

 

 

 

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