Raid USA in Libia: la Clinton vuole la sua guerra, Italia beffata due volte

L'intervento USA in Libia è una guerra "personale" di Hillary Clinton, in corsa per la Casa Bianca. E adesso all'Italia non resta che concedere lo spazio aereo, nonostante sulla Libia abbiamo subito uno smacco enorme dall'amministrazione Obama.

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L'intervento USA in Libia è una guerra

Da tre giorni sono in corso attacchi USA conto Sirte, in Libia, al fine di colpire i terroristi islamici, che destabilizzano il paese. La richiesta sarebbe partita dallo stesso premier libico Fayez al-Serraj, che cerca con grande difficoltà di guidare un governo di unità nazionale, il primo dopo l’uccisione del rais Muhammar Gheddafi nel 2011.

Il ministro della Difesa italiano, Roberta Pinotti, dopo qualche giorno di tentennamento, si è dichiarato pronto alla concessione della base militare di Sigonella per agevolare le operazioni di bombardamento. Qualora gli USA ne facessero richiesta, quindi, l’Italia consentirà al governo americano di utilizzare il suo spazio aereo.

Secondo Il Fatto Quotidiano, già un drone USA sarebbe decollato dalla base siciliana il lunedì, con direzione la Libia. Se fosse vero, o ci troveremmo dinnanzi a un’operazione non autorizzata dal governo italiano (molto improbabile), oppure Palazzo Chigi l’ha nascosta agli italiani e, forse assai più grave, allo stesso Parlamento.

Clinton ha bisogno della sua guerra

Ma come mai l’amministrazione Obama cerca di reagire ai jihadisti dopo anni di totale indecisione sul da farsi? Semplice, l’America è in piena campagna elettorale e non esiste metodo migliore di stringere un popolo attorno al suo governo con un intervento militare.

Hillary Clinton, la candidata democratica, è in affanno, nonostante goda del sostegno quasi unanime della stampa americana, oltre che straniera. Il suo avversario Donald Trump ha avuto buon gioco nelle scorse settimane ad attaccare l’ex First Lady per la sua incompetenza dimostrata con l’attacco degli islamisti al consolato USA di Bengasi nel settembre del 2012, quando fu ucciso l’ambasciatore americano Christopher Stevens, due marines e un funzionario.

La Clinton era allora Segretario di Stato, ovvero responsabile della sicurezza degli americani all’estero. Su di lei grava, quindi, l’ombra del sospetto di essere stata incapace di sventare l’attacco.

 

 

 

Le responsabilità della Francia

Proprio in questi giorni sono stati svelati documenti riservati della stessa candidata, che con riferimento al caso libico, ha annotato come l’intervento militare voluto dalla Francia di Nicolas Sarkozy nel 2011 contro il regime di Gheddafi avrebbe avuto come conseguenza la “distruzione” dell’Italia.

Il crollo di quel regime, infatti, ha destabilizzato l’intera area e ha agevolato i flussi migratori verso le coste siciliane, di fatto creando per il nostro paese un enorme problema, difficilmente risolvibile. Peccato, che quell’intervento sia stato avallato ai tempi, obtorto collo, proprio dall’amministrazione USA, che dovendo scegliere tra il non irritare il freddo alleato di Parigi e il non scontentare il più fido alleato italiano (il governo Berlusconi era contrario ai raid anti-Gheddafi), alla fine optò in favore dei francesi.

USA chiedano ora aiuto ai francesi

Verrebbe da chiedersi se non sia il caso che adesso Washington chieda l’uso dello spazio aereo alla Francia, che di questo disastro geo-politico è la principale responsabile, anche se ne sta già in parte pagando tragicamente le conseguenze con numerosi attentati per mano delle forze jihadiste, le stesse che involontariamente ha liberato nel tentativo maldestro di riaffermare la sua Grandeur nel Nord Africa contro gli interessi dell’Italia.

Quella in corso è, dunque, una mini-guerra personale della Signora Clinton, che dovendo dimostrare al popolo americano che l’essere donna non equivalga ad essere deboli e che in Libia sarebbe in grado di cancellare gli errori passati, sfoggia adesso le proprie armi, cercando di sottrarre a Trump uno degli argomenti forti della sua campagna elettorale. Peccato che queste rivincite personali passerebbero per la sicurezza nazionale dell’Italia, che dopo avere subito lo smacco di una guerra all’alleato Gheddafi, adesso si esporrebbe alle minacce della galassia jihadista. Siamo davvero sicuri che il candidato più destabilizzante in politica estera sia il magnate?

 

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