Intelligenza Artificiale, il futuro è già qui

L’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare il progresso più innovativo dalla rivoluzione industriale. Il commento degli esperti di Capital Group

di Mirco Galbusera, pubblicato il
L’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare il progresso più innovativo dalla rivoluzione industriale. Il commento degli esperti di Capital Group

Le macchine sono in grado di pensare? Questa era la domanda posta da Alan Turing nel 1950. Turing, scienziato inglese, è considerato da molti il padre dell’informatica e una figura chiave dell’AI. Oggi, la risposta alla sua domanda è più vicina a un sì, in base a come si definisce il pensiero. Tuttavia, negli ultimi anni, si sono compiuti enormi progressi verso macchine in grado di capire senza che venga loro detto cosa fare. Le macchine utilizzano ragione, logica ed esperienza, nonché tonnellate di dati, secondo modalità decisamente umane e, per alcuni, allarmanti.

Queste macchine stanno già trasformando la produzione, i trasporti, la salute e centinaia di altri aspetti della vita quotidiana a livello sia personale che industriale. Vengono impiegate nelle scuole, nelle case, negli ospedali e nelle automobili, cambiando il modo in cui funziona il mondo. Per alcuni, le macchine rappresentano una minaccia, soprattutto per il lavoro. Tuttavia, l’AI ha anche il potenziale di migliorare lo standard di vita in tutto il mondo, di offrire alle società nuove opportunità di profitto e di premiare gli investitori. Esistono periodi di cambiamento fondamentale in grado di trasformare il nostro modo di vivere e lavorare. Sembra che attualmente sia in corso una nuova rivoluzione e chiaramente questi cambiamenti presentano importanti sfide e opportunità per gli investitori a lungo termine.

Il concetto scientifico di AI risale agli anni ‘50 e ha attraversato diversi periodi di alti e bassi. Il termine si riferisce a una serie di tecnologie che permettono ai computer di simulare elementi del pensiero umano. Tuttavia, per anni, i computer dovevano essere programmati nei minimi dettagli. La situazione è però cambiata. Attraverso l’“apprendimento automatico”, un sottoinsieme dell’AI, i computer possono imparare dai dati senza essere esplicitamente programmati, grazie all’analisi di enormi quantità di dati dal web, dagli smartphone e da altri dispositivi connessi a Internet. Anche la potenza di calcolo è aumentata vertiginosamente. Quasi tutto ciò che è online prevede l’apprendimento automatico. Ad esempio, Netflix lo utilizza per consigliare film.

Recentemente, l’apprendimento profondo ha portato l’AI a un nuovo livello. L’apprendimento profondo è un tipo di apprendimento automatico che utilizza reti neurali artificiali che indicativamente imitano il funzionamento del cervello. Una macchina può ormai imparare a eseguire attività, come il riconoscimento vocale o delle immagini, senza essere programmata per farlo. Anziché dover ricevere passivamente le informazioni per ogni eventualità, le macchine sono in grado di analizzare grandi quantità di dati utilizzando strati di reti neurali artificiali.
Che si tratti di pensiero o meno, le macchine possono ormai capire molte cose in maniera autonoma.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Altre economie

I commenti sono chiusi.