Inps: spesa fuori controllo, pensioni a rischio

Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’ente lancia l’allarme sulla tenuta dei conti del sistema previdenziale. Nelle varie gestioni c’è un buco da oltre 10 miliardi e già si pensa a un intervento diretto sugli assegni

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’ente lancia l’allarme sulla tenuta dei conti del sistema previdenziale. Nelle varie gestioni c’è un buco da oltre 10 miliardi e già si pensa a un intervento diretto sugli assegni

Il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, uomo da 1,2 milioni di euro di retribuzione all’anno (800 volte lo stipendio medio di un impiegato) potrebbe presto fare le valige. Non solo per via del vento della politica che sta soffiando sempre più forte contro sprechi e abusi di risorse pubbliche in tempi di vacche magre, ma anche perché i conti dell’Inps sono fuori controllo e la tanto strombazzata tenuta del sistema previdenziale non è poi così sicura come aveva dichiarato più volte alla stampa (a tal riguardo si legga l’utile: La riforma delle pensioni secondo Beppe Grillo)  

Bilancio Inps: previsioni negative per il 2013

Ne sa qualcosa la commovente Ministra Fornero che ha allungato l’età pensionabile, ma anche il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps (Civ) che ha approvato il bilancio di previsione del 2013 evidenziando un aumento del disavanzo per 9,7 miliardi di euro, in salita di quasi il 10% rispetto al 2012. Un problema che sulla carta deriva dall’incorporazione lo scorso anno dell’ex Inpdap (Istituto Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica) nell’Inps, ma che a tutti gli effetti non nasconde il problema di fondo: le entrate contributive non saranno sufficienti a garantire le prestazioni previdenziali e assistenziali degli assicurati.  

Il SuperInps porta in dote un deficit da oltre 10 miliardi

  inps La gestione dei vari fondi evidenzia un deficit di 10,72 miliardi di euro, il 25% in più rispetto all’anno prima, con una tendenza all’aumento per effetto dell’incremento del numero dei pensionati e del decremento delle entrate contributive. Nelle previsioni del Civ per il 2013 le entrate sono viste in aumento solo dello 0,9%, mentre le prestazioni istituzionali aumenteranno del 2,3% rispetto al 2012. In particolare, la spesa per prestazioni pensionistiche risulta pari a 265.877 milioni di euro (261.333 milioni nel 2012), con un incremento di 4.544 milioni di euro (+1,7%) con evidenti ripercussioni sul patrimonio netto dell’Inps che si attesterà a 15.416 milioni di euro. Una lenta erosione patrimoniale, dunque, che preoccupa seriamente il popolo dei pensionati e degli assistiti, alla quale va posto un rimedio efficace per evitare il temuto blocco delle prestazioni.  

Debito Inps destinato a crescere in assenza di interventi sulla spesa

Il debito esiste, inutile negarlo, ma – secondo uno dei principali sindacati italiani, la Uil – può ancora peggiorare, soprattutto a causa dell’aumento del numero dei pensionati. Deve fare mea culpa anche lo stesso Mastrapasqua, il cui stipendio da capogiro e la presenza in numerosi consigli di amministrazione non sono più sostenibili di fronte a questi risultati. Per il 2013, come evidenzia il Civ, si parla già di un calo del patrimonio netto dell’Inps, vale a dire il capitale versato dall’azienda e dai soci. Il disavanzo economico dell’Inps, poi – sottolinea la Uil che non ha approvato il bilancio di previsione – è destinato ad aumentare di 739 milioni rispetto a quello dello scorso anno. Un ulteriore allarme è stato lanciato in relazione alla Legge di Stabilità, ritenuta responsabile del peggioramento del livello e della qualità dei servizi che attualmente l’istituto offre.  

In previsione un taglio diretto degli assegni del 5% per mantenere in equilibrio il sistema

  Pensionati La preoccupazione è lampante è non va sottovalutata. Il Civ ha infatti sottolineato “la necessità di sottoporre a un attento monitoraggio tutti i Fondi o Gestioni amministrati dall’Inps che presentano consistenti disavanzi economici con effetti negativi sul saldo generale del bilancio dell’Istituto” oltre all’opportunità di “aggiornare al più presto i bilanci tecnici con i quali valutare la futura evoluzione dei Fondi o Gestioni amministrati dall’Inps, nonché la sostenibilità dell’intero sistema”. Non è escluso – sostengo in generale i sindacati – che in assenza di una ripresa economica nel breve periodo (per ora esclusa) il prossimo governo dovrà intervenire direttamente sugli assegni salvaguardando gli importi più bassi. A cominciare da quello disonorevole dell’ex presidente Giuliano Amato (31.000 euro al mese). Una limatura della spesa del 5%, già allo studio, sarebbe in grado di sostenere i conti dell’Inps garantendo un discreto equilibrio fra entrate e prestazioni erogate a fronte dell’aumento dei pensionamenti.  Ma sugli interventi da attuare, dovranno essere i ministeri competenti a valutare gli eventuali e opportuni interventi correttivi.

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Argomenti: Economia Italia