INPS: buco da 12 miliardi. Le pensioni non sono più sicure

Per continuare a garantire pensioni a chi non se le merita, lo Stato aumenterà ancora le tasse. Sotto accusa il sistema di calcolo retributivo. In arrivo un taglio agli assegni più pesanti?

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Per continuare a garantire pensioni a chi non se le merita, lo Stato aumenterà ancora le tasse. Sotto accusa il sistema di calcolo retributivo. In arrivo un taglio agli assegni più pesanti?

Le pensioni italiane sono a rischio. Media, Tv, giornali ecc. continuano a gettare benzina sul fuoco nel tentativo di rassicurare pensionati e lavoratori, ma la verità sta nei numeri ed è inutile nascondersi dietro un filo d’erba. L’Inps chiuderà il 2014 con un patrimonio netto negativo di 4,5 miliardi dopo aver inglobato l’Inpdap con tutti i sui debiti. Non solo, per l’esercizio in corso l’Inps prevede un risultato negativo per 11.997 milioni di euro. Nel documento diffuso dall’Inps si sottolinea che a fronte del trasferimento definitivo delle anticipazioni concesse dallo Stato fino all’esercizio 2011 pari a 25.198 milioni di euro (di cui 21.698 per anticipazioni di bilancio e 3.500 per anticipazioni di tesoreria previsto dalla legge di stabilità) il risultato economico di esercizio nel 2014 passa da un disavanzo di 11.997 milioni a un avanzo di esercizio di 13.201 milioni. In altre parole, il buco viene tappato dallo Stato che si rivarrà sulla fiscalità generale, cioè più tasse per tutti.

 

Conti Inps nella bufera, il presidente si è dimesso

 

mastrapasqua

La preoccupazione degli italiani sta tutta nelle dimissioni del Presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua (giustificate e mascherate da un avviso di garanzia per presunte cartelle cliniche taroccate e fatture gonfiate). Perché il vero motivo del suo “licenziamento” sta nei conti disastrosi dell’Inps. Per la prima volta nella storia del nostro Paese si è arrivati a prevedere un buco da 12 miliardi di euro nei conti previdenziali. Un debito enorme da far venire i brividi non solo ai pensionati, ma anche ai lavoratori attivi. Lo stato ci mette una pezza con un artificio contabile, ma, alla lunga, lo sbilancio dell’Inps va sanato a livello strutturale.

Le varie riforme pensionistiche – dicono gli esperti – hanno solo rallentato l’acuirsi di un problema che non è più sostenibile e la cui soluzione non è più rinviabile.

 

Allo studio un ridimensionamento degli assegni più pesanti

 

Tutta colpa della crisi? Anche, ma non principalmente osservano i tecnici del Ministero del Welafere. Il problema grosso sono gli assegni previdenziali troppo onerosi per una vasta platea di pensionati. Lo sbilancio fra entrate e uscite è causa dall’eccessiva spesa pensionistica in rapporto alle entrate contributive, sostenute in questo momento solo dal fondo per la gestione separata. [fumettoforumleft]Mentre sono in rosso tutti gli altri fondi gestionali, a cominciare dal più grosso, quello dei lavoratori pubblici dipendenti. Sotto accusa ci sono tutti i trattamenti previdenziali liquidati senza adeguata copertura contributiva e il sistema di calcolo “retributivo” delle pensioni, interrotto timidimante solo nel 1995 dalla riforma del governo Dini. C’è già chi pensa da tempo a una sforbiciata dai 1.600 euro mensili in su (stile Grecia e Portogallo), dopo aver bloccato le rivalutazioni Istat degli assegni più pesanti, e chi invece pensa a un ricalcolo delle pensioni liquidate solo col sistema retributivo in base ai contributi versati. Ma non è escluso anche un aumento delle aliquote contributive a carico dei datori di lavoro e dei lavoratori. Ma questa è una castagna troppo bollente per il governo in carica.

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