Inflazione e oro, prezzi legati: perché il metallo è sceso sotto 1.200 dollari?

Inflazione e oro segnalano un andamento correlato, anche se potrebbe apparire il contrario, guardando ai movimenti degli ultimi mesi. Vi spieghiamo perché.

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Inflazione e oro segnalano un andamento correlato, anche se potrebbe apparire il contrario, guardando ai movimenti degli ultimi mesi. Vi spieghiamo perché.

Attenzione a un numero, che secondo l’ex boss di Pimco, il fondo obbligazionario numero uno al mondo, Bill Gross, oggi a capo di Janus Capital, dovrebbe segnare quest’anno più di ogni altro indicatore. Ieri, i rendimenti decennali dei Treasuries americani hanno sfondato la soglia del 2,60% per la prima volta da due anni e mezzo, arrivando fino al 2,62%, salvo ripiegare successivamente.

E’ l’effetto dell’attesa quasi certa per un imminente rialzo dei tassi USA da parte della Federal Reserve al board della settimana prossima. Al contempo, le quotazioni dell’oro sono ridiscese sotto i 1.200 dollari per la prima volta dalla fine di gennaio.

Siamo a una fase importante per i mercati finanziari. Secondo un avvertimento di Gross di inizio anno, quando i rendimenti decennali USA sarebbero saliti sopra il 2,60%, si sarebbe innescata una “stagnazione secolare dei bond”, la quale avrebbe anche anticipato una fase recessiva per l’economia americana. (Leggi anche: Oro e petrolio ai minimi da mesi)

La relazione tra oro e inflazione

La risalita dei rendimenti dei bond, non solo negli USA, è dovuta al surriscaldamento delle aspettative d’inflazione, che a sua volta sta spingendo la Fed verso una politica meno accomodante, mentre la BCE manterrà per il momento gli stimoli. Ma che relazione esisterebbe tra oro e inflazione?

Sappiamo che il metallo è acquistato anche per tutelarsi da un rialzo dei prezzi, in funzione di contrasto della perdita di potere d’acquisto della moneta. Ma se l’inflazione sta risalendo, dovrebbero aumentare anche le quotazioni dell’oro, mentre starebbe avvenendo l’esatto contrario, il che appare un paradosso. Vediamo meglio. (Leggi anche: Investire in Treasuries conviene?)

Inflazione attesa negli USA accelera

Un modo per misurare l’inflazione attesa nel medio periodo è quello di confrontare – nel caso specifico per gli USA – il livello dei rendimenti quinquennali dei Treasuries a cedola fissa e quello dei Treasuries di pari durata, ma con cedola legata all’inflazione (TIPS). Ebbene, un anno fa i TIPS rendevano meno dello 0,20%, mentre i Treasuries a cedola fissa l’1,45%.

Ne deriva, che l’inflazione attesa era allora di circa l’1,25%.

Il giorno delle elezioni USA, che ha visto la vittoria inattesa di Donald Trump, la quale ha sparigliato le carte della geo-politica mondiale, i TIPS rendevano il -0,23% e i Treasuries a cedola fissa l’1,33%, per cui l’inflazione attesa era dell’1,55%. Adesso, i primi si attestano allo 0,18% e i secondo al 2,13%, per cui il mercato starebbe stimando un’inflazione media quinquennale all’1,95%, in rialzo dello 0,4% rispetto a tre mesi fa e dello 0,70% in un anno. (Leggi anche: Trumpflation costata già $1.000 miliardi)

Il mercato sconta tassi reali più alti

Come mai, allora, se l’inflazione attesa accelera, l’oro ripiega? Evidentemente, il mercato sconta un rialzo dei tassi USA maggiore di quanto non sia l’aumento dei prezzi, ovvero prevederebbe tassi reali in crescita. D’altronde, leggendo gli stessi dati sopra esposti, scopriamo che i Treasuries quinquennali a cedola fissa rendono oggi più di quanto non sia l’inflazione attesa per il periodo di quasi lo 0,20%, mentre tre mesi fa rendevano negativamente per lo 0,20%.

Attenzione, perché anche un anno fa i rendimenti dei bond a 5 anni erano positivi in termini reali rispetto all’inflazione attesa e della stessa percentuale attuale. Solo, che allora l’oro quotava a quasi 1.260 dollari, oggi circa il 5% in meno. Come mai? Allora, le prospettive di un rialzo imminente dei tassi scemavano, a seguito delle tensioni registrate a inizio 2016 sui mercati finanziari di tutto il mondo, legate sia ai timori per il rallentamento dell’economia cinese, sia al tracollo delle quotazioni del petrolio ai minimi degli ultimi 14 anni. Oggi, al contrario, si respira un’aria meno accomodante, anche perché alla Casa Bianca c’è un presidente critico dei tassi zero.

 

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