L’inflazione in Germania potrà salire al 4% quest’anno, la BCE per ora fa quadrato attorno agli stimoli

I prezzi al consumo e alla produzione corrono nella prima economia europea, mettendo in allarme i mercati circa le possibili conseguenze su tassi e acquisti di bond

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Inflazione in Germania verso il 4%

Corrono i prezzi in Germania, dove l’inflazione nel mese di aprile risulta già salita al 2%. Ma sarebbe niente rispetto a quello che attenderebbe i tedeschi nel resto dell’anno. I prezzi alla produzione, sempre nel mese scorso, sono aumentati del 5,2%, ai massimi da quasi un decennio. E ciò lascia presagire che il tasso d’inflazione sia destinato ad accelerare la corsa nei prossimi mesi. I prezzi al consumo tendono, infatti, a seguire il trend di quelli alla produzione. Non è detto che necessariamente i secondi si scarichino sui primi del tutto. Ad ogni modo, la tendenza sembra segnata.

E a dirlo è anche la Bundesbank, che prevede che, a un certo punto, l’inflazione in Germania salga al 4% quest’anno. La stima risulta superiore al 3% paventato da Isabel Schnabel nelle scorse settimane. Il consigliere esecutivo della BCE, tuttavia, ha gettato acqua sul fuoco, sostenendo che si tratterebbe di una fiammata dei prezzi, cioè un aumento momentaneo. Di fatto, gli analisti concordano sull’ulteriore accelerazione, sia per effetto del rialzo dell’IVA dopo il taglio attuato dal governo di Berlino nel 2020, sia per le riaperture delle attività con la riduzione dei contagi e l’aumento delle vaccinazioni. Non ultimo, il paniere di beni e servizi sta per subire cambiamenti.

Il dato sui prezzi alla produzione impressiona. O si traduce in un simile aumento dell’inflazione per i consumatori o in una riduzione dei margini di profitto delle imprese tedesche. Se queste non potranno scaricare sui prezzi finali gli aumenti dei costi subiti, nella sostanza significa che saranno costrette ad accontentarsi di minori profitti. E dopo un anno tremendo per via della pandemia, la prospettiva non sarebbe entusiasmante per la ripresa dell’economia.

Gli investimenti rischiano di essere rinviati a tempi migliori, ritardando il raggiungimento dei livelli di PIL pre-Covid.

Inflazione e stimoli, la precisazione della BCE

Ad ogni modo, la BCE è intervenuta ieri per smentire le voci su un possibile rallentamento degli acquisti di bond con il PEPP al board di giugno. Sia il governatore Christine Lagarde che il capo-economista Philip Lane hanno chiarito che sarebbe “troppo presto” per parlare di “tapering” e che l’istituto deve ancora centrare il target d’inflazione. I rialzi dei prezzi in corso sarebbero nella sostanza temporanei, come testimoniano le stesse stime della BCE per il medio-lungo periodo.

Sarà, ma con un’inflazione tedesca che viaggerebbe verso il 4% non si può escludere che la Bundesbank alzi la voce dentro e fuori il board per ottenere un cambio di policy quanto prima. Certo, nessuno immagina un rialzo dei tassi d’interesse per quest’anno, né il prossimo. Ma ci sono quasi 100 miliardi di euro netti mensili di acquisti di bond che ballano tra PEPP e “quantitative easing”. Troppi per un’economia alle prese con una fiammata inflazionistica. E a dire il vero, lo stesso QE, cioè il programma monetario ordinario, sarebbe minacciato da tassi d’inflazione così elevati.

Il problema resta lo stesso: la BCE vuole tollerare temporaneamente un’inflazione media sopra il target ufficialmente per compensare i lunghi anni d’inflazione sotto tale soglia di riferimento (“vicino, ma di poco inferiore al 2%”). In realtà, si trova intrappolata nella necessità di tenere bassissimi i costi di emissione dei debiti sovrani e persino corporate, altrimenti rischierebbe di assistere a un collasso finanziario nel Sud Europa. Qui, i livelli d’indebitamento degli stati sono altissimi e restano sostenibili solo fino a quando i rendimenti dei bond sostano intorno ai minimi storici di questi mesi. In ogni caso, serve che prima attecchisca in quest’area dell’Eurozona una ripresa economica robusta e solo successivamente che si restringano le condizioni monetarie.

In teoria, tutto facile. Ma come si fa se l’inflazione nel Nord Europa dovesse correre e trascinarsi dietro quella media dell’area sopra il target?

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