Incubo inflazione, il piano B della BCE per superare le pressioni della Germania

Incubo inflazione per Mario Draghi, che è alle prese con le pressioni della Germania contro il QE. A Francoforte si prepara il piano B per replicare ai tedeschi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Incubo inflazione per Mario Draghi, che è alle prese con le pressioni della Germania contro il QE. A Francoforte si prepara il piano B per replicare ai tedeschi.

L’inflazione in Germania potrebbe salire al 2% questo mese. Lo prevede il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, che collega il surriscaldamento dei prezzi nella prima economia dell’Eurozona all’aumento delle quotazioni del petrolio, praticamente raddoppiate su base annua, con decisa accelerazione negli ultimi due mesi. Già a dicembre, l’inflazione tendenziale tedesca si era attestata all’1,7%, ben al di sopra del +1,1% messo a segno dalla media dell’Eurozona. Per la BCE di Mario Draghi, questa sarebbe una buona e una pessima notizia allo stesso tempo. Buona, perché il surriscaldamento dei prezzi in Germania potrebbe anticipare di alcuni mesi quanto accadrebbe da qui a breve nel resto dell’area, dove la ripresa economica è stata ad oggi meno marcata. Pessima, perché se la locomotiva d’Europa accelera troppo, lasciando indietro le altre economie sul fronte dell’inflazione, la politica monetaria non riesce ad essere appropriata per tutta l’area, dovendo scontentare qualcuno. (Leggi anche: Quantitative easing, Draghi sotto pressione)

Può apparire paradossale dirlo, ma dopo che Draghi ha atteso quattro anni per assistere alla risalita dell’inflazione nell’Eurozona verso il target, in queste settimane starà pregando perché si prenda una pausa e cessi di accelerare. Questo, perché con la Germania ormai prossima a centrare il target, crescono le pressioni tedesche per un ritiro quanto prima degli stimoli monetari, noti come “quantitative easing”, nonché per un rialzo dei tassi, altrimenti il cuore dell’Europa incorrerà nel rischio dell’instabilità dei prezzi.

Il piano B di Draghi

Avviare il “tapering” adesso, però, sarebbe una sciagura per il Sud Europa, che a malapena riescono a tenere a galla i loro bilanci, nonostante il costo di rifinanziamento del debito pubblico sia stato azzerato dal QE. Serve tempo, da qui la possibile strategia di Draghi. (Leggi anche: Perché l’inflazione senza crescita sarebbe un disastro)

Il governatore potrebbe avere pronto un piano B, nel caso in cui l’inflazione continui ad accelerare in tutta l’area e ancora di più in Germania. Va da sé, che sul piano formale si trovi in una botte di ferro, quando spiega che la BCE deve tenere in considerazione il dato medio dell’area, non quello di uno o più paesi, eppure Berlino potrebbe replicare che l’improvvisa “reflazione” tedesca sarebbe il segnale di una tendenza più generale all’accelerazione dei prezzi potenzialmente fuori controllo, se s’interviene tardi.

 

 

 

Forse il piano B non serve

Draghi potrà inventarsi quel che già circolava un anno fa tra i corridoi di Francoforte, quando ancora l’inflazione nell’area era persino negativa: poiché l’Eurozona ha registrato per quattro anni una crescita tendenziale dei prezzi inferiore al target, la BCE tollererà che essa si porti per “un periodo congruo” al di sopra di esso, al fine di rendere credibile il perseguimento dell’obiettivo stesso nel medio periodo.

Per fare un esempio pratico, Draghi potrebbe spingersi ad accettare un’inflazione media di poco superiore al 2% e che arrivi al 3% in Germania per diversi mesi. In questo modo, prenderebbe due piccioni con una fava: verrebbe meno all’obbligo di ritirare gli stimoli al più presto, essendo evidente che economie come l’Italia non reggerebbero granché senza “droga” monetaria; ridurrebbe la competitività tedesca nei confronti dei partner dell’area, visto che inflazione più alta equivale a costi di produzione maggiori, di fatto frenando i surplus correnti di Berlino.

Può anche accadere, che non ci sia alcun bisogno di un piano B. Il cambio euro-dollaro sembra aver cessato di indebolirsi e, anzi, potrebbe nel breve termine anche rafforzarsi, a seguito del ritracciamento del biglietto verde contro le principali valute. Le stesse quotazioni energetiche, che sono alla base dell’accelerazione dei prezzi negli ultimi mesi, dovrebbero attestarsi ai livelli attuali o anche ripiegare, visto l’offerta crescente al di fuori dell’OPEC e degli altri paesi aderenti all’accordo per tagliare la produzione. Già dalla primavera potremmo assistere a un ripiegamento dell’inflazione nell’Eurozona, Germania inclusa, e Draghi potrà tornare a respiro un po’. (Leggi anche: Inflazione davvero in risalita?)

 

 

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Argomenti: Bce, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Inflazione, Mario Draghi, quantitative easing, stimoli monetari

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