In Venezuela svanisce l’euforia post-elettorale, il rischio default diventa reale

Il Venezuela vede svanire l'euforia post-elettorale sui mercati e adesso si temono lo scontro politico e gli effetti potenzialmente negativi sulla capacità di rimborsare il debito sovrano.

di , pubblicato il
Il Venezuela vede svanire l'euforia post-elettorale sui mercati e adesso si temono lo scontro politico e gli effetti potenzialmente negativi sulla capacità di rimborsare il debito sovrano.

I giorni successivi alla vittoria delle opposizioni in Venezuela avevano portato una ventata di ottimismo sui mercati, sulla convinzione che l’esito delle urne segnasse la fine del “chavismo”. L’Unione Democratica ha ottenuto i 2 terzi dei seggi, 112 su 167, mentre i restanti 55 sono rimasti nelle mani dei socialisti e dei loro alleati.

In teoria, adesso l’Assemblea Nazionale potrebbe anche mandare a casa il governo, riformare da sola la Costituzione e costringere il presidente Nicolas Maduro a dimettersi. Ma lo scontro si preannuncia duro tra le parti, come ha fatto intendere proprio Maduro negli ultimissimi giorni, prima annunciando un rafforzamento delle esercitazioni militari e richiamando tutti i riservisti, dopo mandando a quel paese un deputato della nuova maggioranza in TV, invitandolo a “ficcarsi il cambiamento” in un qualche posto.

Bond Venezuela, rendimenti in altalena

Maduro aveva commentato la durissima sconfitta con parole sprezzanti verso gli avversari, rassicurando i suoi elettori che la “rivoluzione” sarebbe continuata. Ciò non aveva scoraggiato gli acquisti dei bond governativi, che avevano registrato nei 3 giorni seguenti al voto il migliore rally sui mercati emergenti. I rendimenti sovrani sono scesi fino al 40,8% sulla scadenza a 1 anno, al 27,8% per quella quinquennale, al 23,37 sui 15 anni e al 21,4% per i 20 anni. Ora, invece, gli stessi sono in rialzo a quasi il 50%, al 31,4%, al 27,4 per le prime 3 scadenze, sostanzialmente stabili per quella ventennale. Di fatto, i bond sono tornati ai livelli pre-elettorali, a conferma dei timori degli investitori per l’acuirsi delle tensioni politiche. Lo scenario più probabile è, infatti, che tra Parlamento e governo si vada verso un fortissimo scontro, tale da spingere quest’ultimo ad adottare azioni potenzialmente repressive su imprenditori e commerciali, tra i maggiori sostenitori della svolta politica, attraverso un nuovo giro di vite contro eventuali infrazioni alle norme sui prezzi equi e sulla produzione.      

Rischio default Venezuela è sempre più alto

Il rischio di default entro un anno è stimato adesso al 65%, in crescita dal 59% di mercoledì scorso. Aldilà delle possibili tensioni tra maggioranza e governo, a creare preoccupazione c’è anche il nuovo crollo delle quotazioni del petrolio, scese ai livelli più bassi degli ultimi 11 anni. Il Venezuela, che esporta per il 96% proprio greggio, lo vende a sconto sui prezzi internazionali e ieri ha visto scivolarne il prezzo a poco più di 31 dollari al barile, quando non gli basterebbero quotazioni sui 120 dollari per tenere in ordine i conti pubblici. Nonostante queste cifre dimostrino i rischi a cui va incontro Caracas, sul mercato nero si registra un deciso rafforzamento del bolivar, che viene scambiato in queste ore a un cambio di 860 contro il dollaro, quasi 100 in meno di prima del voto.

Il cambio ufficiale è di 6,3, ma non viene ormai considerato credibile nemmeno dallo stesso governo, che lo utilizza per le sole importazioni di beni primari. Eppure, proprio il crollo delle quotazioni petrolifere dovrebbe provocare nuove pressioni sul cambio, in quanto riduce ulteriormente la disponibilità di dollari in ingresso nel paese. Vedremo se il trend proseguirà anche nei prossimi giorni o se pure in questo caso si è trattato di pura euforia post-elettorale.  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,
>