In Venezuela si dimezzano i dollari in entrata e i prezzi esplodono

In Venezuela entrano sempre meno dollari e ciò aggrava la scarsità di beni e l'inflazione, mentre corre la Borsa di Caracas. Ecco cosa sta succedendo.

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In Venezuela entrano sempre meno dollari e ciò aggrava la scarsità di beni e l'inflazione, mentre corre la Borsa di Caracas. Ecco cosa sta succedendo.

Nel primo trimestre dell’anno, il Venezuela ha registrato un crollo del 50% di entrate di dollari, pari a 13-15 miliardi in meno su base annua, a causa del dimezzamento del prezzo del petrolio, la materia prima, che qui rappresenta il 96% delle esportazioni totali. Lo sostengono diverse fonti, mentre l’economista e professore universitario Luis Oliveros stima in -24 miliardi di dollari le entrate alla fine dell’anno, valutando in 640 milioni la perdita che il paese subisce per ogni dollaro in meno delle quotazioni del greggio. Se il prezzo medio era stato di 98 dollari al barile nel 2014, nei primi mesi del 2015 era sceso del 49% e le prospettive appaiono pessimistiche anche per il prossimo futuro. Peraltro, a fronte di una triplicazione del numero dei dipendenti della compagnia petrolifera statale PDVSA nell’ultimo quindicennio, la produzione è scesa sotto i 3 milioni di barili al giorno, a causa degli investimenti insufficienti a sostenere le estrazioni, di cui mezzo milione viene impiegato per i consumi sussidiati (la benzina viene venduta ad appena un centesimo al litro per la popolazione locale!), così come un altro mezzo milione di barili risulta esportato a prezzi politici con Petrocaribe, di cui 110 mila barili al giorno verso la sola Cuba. Questo programma, tuttavia, finalizzato a creare una rete di sostegno per il socialismo bolivariano in America Latina, è stato di recente dimezzato, in quanto non più sostenibile.   APPROFONDISCI – Il Venezuela dimezza gli aiuti a Cuba e agli altri membri di Petrocaribe  

Inflazione Venezuela a 3 cifre

La crisi del petrolio ha amplificato il collasso dell’economia venezuelana, che se 7 mesi fa chiudeva il 2014 con un’inflazione del 68,5%, da allora non esiste alcun aggiornamento dei dati ufficiali, ma che dovrebbe tendere al 200% entro l’anno, secondo diverse analisi indipendenti. Tra prezzi amministrati e cambio ufficiale irrealistico (6,3 bolivar per dollaro, quando al mercato nero si scambiano oggi 683 bolivar contro un dollaro), la scarsità di beni è diffusa, forse riguarda 2 beni su 3, mentre chi può mette in salvo i propri risparmi, comprando oro, dollari e azioni. La Borsa di Caracas sfiora i 15.000 punti, mostrando un incremento del 300% da inizio anno. A differenza di quanto si possa immaginare da una lettura superficiale, il boom è frutto del crac del paese. In sostanza, i venezuelani non comprano titoli perché rappresentativi di un reale valore in ascesa, bensì per proteggersi dall’inflazione, nella speranza che i corsi siano sostenuti dagli acquisti di massa.   APPROFONDISCI – In Venezuela è boom in borsa: +73% in una settimana. Cosa succede?  

Svalutazione bolivar inevitabile, ma governo rinvia

La tragedia dell’inflazione non è un fenomeno nuovo, di questi mesi.

Fatto 100 il livello dei prezzi nel dicembre del 2007, alla fine dello scorso anno questo era quasi a 850. Di certo, però, sta subendo un’accelerazione proprio nelle ultime settimane, in conseguenza della completa perdita di fiducia dei venezuelani verso la loro moneta. Tutti vogliono disfarsene, perché non credono che essa possa conservare ragionevolmente il potere d’acquisto anche nel breve o brevissimo termine, per cui sono disposti a scambiarla contro assets sicuri, quale che ne sia il loro prezzo o tasso di cambio (nel caso del dollaro). A metà maggio, ossia nemmeno 2 mesi e mezzo fa, il cambio tra bolivar e dollaro sfondava la barriera di 300 per la prima volta al mercato nero. Una settimana dopo si arrivava oltre 400 e agli inizi di luglio si oltrepassava in pochi giorni la soglia di 500 prima e di 600 dopo. Adesso, il rapporto tra le due valute punta decisamente a 700. Il suo superamento potrebbe essere questioni di ore, forse qualche giorno, molto peggio delle attese degli stessi  già scettici analisti indipendenti. Eppure, il collasso non sembra smuovere il governo di Nicolas Maduro dall’intenzione di tenere invariato il cambio ufficiale, utilizzato solo per importare medicine e generi alimentari, in verità. E prima delle elezioni del 6 dicembre, quando sarà rinnovato il Parlamento, è probabilissimo che non si muoverà foglia, al fine di evitare che la popolazione possa subire ulteriori contraccolpi da una svalutazione del bolivar prossima al 100%. Chissà da qui al voto a quanto sarà arrivato il cambio reale.   APPROFONDISCI – Allarme FMI sul Venezuela: inflazione almeno al 100% e pil in calo del 7%  

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