In Venezuela il 2016 potrebbe andare molto peggio: inflazione attesa fino al 550%

Inflazione ancora più alle stelle in Venezuela e crollo del pil. Sono queste le previsioni nere degli analisti per il paese sudamericano nel 2016.

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Inflazione ancora più alle stelle in Venezuela e crollo del pil. Sono queste le previsioni nere degli analisti per il paese sudamericano nel 2016.

Il 2015 è stato un anno nero per l’economia in Venezuela, dove il pil è atteso in calo del 10% e l’inflazione si sarebbe attestata sopra il 100% e forse anche vicina al 200%. In assenza di statistiche ufficiali (il dato sulla crescita dei prezzi non viene aggiornato da un anno), ciascuno fa le sue analisi, ma quel che meno incoraggia è che le previsioni per l’anno prossimo appaiono ancora meno positive.

Secondo il presidente di Capital Market Finance, Jesus Casique, l’inflazione potrebbe schizzare nel 2016 tra il 380% e il 550%, se nonostante i buoni propositi della nuova maggioranza in Parlamento, la banca centrale continuerà a monetizzare la spesa pubblica. E il tasso di carenza dei beni si dovrebbe attestare al 52%. Sulla stessa lunghezza d’onda è l’economista Luis Oliveros, che stima un’inflazione tra il 300% e il 400%, qualora vada in scena lo scontro tra governo e potere legislativo. Oliveros prevede che il pil possa arretrare del 6,7%.

Crisi Venezuela destinata ad aggravarsi con scontro politico?

Alla base delle cupe prospettive degli analisti vi sono sia la possibile crisi politica, dopo che le opposizioni hanno stravinto le elezioni dello scorso 6 dicembre, ponendo fine a 17 anni di maggioranze chaviste pro-governative, ma lasciando intravedere un possibile colpo di coda del regime del presidente Nicolas Maduro, il quale conserva ancora le vere leve del potere. In secondo luogo, è la carenza di dollari a determinare la crisi del bolivar, che sul mercato nero vale meno dell’1% del tasso ufficiale e il cui crollo impatta negativamente sui prezzi, che salgono di giorno in giorno. Per questo, Oliveros ritiene che il governo riformerà il sistema confuso dei cambi, accorpando quello fissato alle aste Sicad con il tasso ufficiale e con quello vigente sulla piattaforma semi-libera del Simadi, che farebbe da contraltare al cambio parallelo.      

Crisi bolivar, previsioni negative e segnali più distensivi sul mercato nero

Quanto all’andamento dell’economia nel 2016, dovrebbe esserci un primo semestre caratterizzato dall’esplosione dell’inflazione da un lato e dal crollo del pil dall’altro, mentre nella seconda metà dell’anno, l’inflazione dovrebbe rallentare solo un po’ e il pil dovrebbe riprendersi.

Il nodo passa per la fine delle politiche di controllo dei prezzi e del cambio, che starebbero provocando paradossalmente proprio la crisi degli uni e dell’altro. Ne è convinto anche Luis Vicente Leon, professore universitario e presidente di Datanalisis, che ritiene come la pressione sui prezzi possa allentarsi solo con un aumento della produzione, a sua volta possibile se il mercato disporrà di dollari a sufficienza (per le importazioni) e di una politica dei prezzi non repressiva, in modo da incoraggiare gli investimenti. Intanto, forse anche per un pizzico di ottimismo relativo all’esito elettorale, sul mercato nero sembra da qualche settimana allentarsi la pressione sul bolivar, scambiato contro il dollaro oggi a un rapporto di 841 a 1, quando era sopra 950 all’inizio del mese.      

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