In Venezuela arriva il carcere per profitti ingiusti. E la crisi del bolivar continua

In Venezuela arriva il carcere per chi vende beni e servizi a prezzi più alti di quelli massimi consentiti. In questo modo, il presidente Maduro cerca di frenare l'inflazione e la crisi economica.

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Continua la lotta per il socialismo di Nicolas Maduro. Il presidente del Venezuela ha fatto varare in nottata dal consiglio dei ministri una legge che pone un tetto ai prezzi dei beni e dei servizi commercializzati, che possono essere venduti non oltre il 30% in più del costo di acquisto. Nel testo, si legge che “in nessun caso” è possibile eccedere tale limite.

 Per i trasgressori e gli “accaparratori”, la pena è la detenzione in carcere fino a 10 anni di reclusione. 

Per Maduro, con questa “legge dei prezzi giusti”, si pone fine all’era della borghesia parassitaria, del capitalismo da rendita e alla speculazione dei prezzi. Per la prima volta, ha aggiunto, i prezzi saranno fissati in accordo con i principi di giustizia sociale.

Sarà il Sundde (la Sovraintendenza nazionale per la difesa dei diritti socioeconomici) a stabilire ogni anno il margine massimo di profitto.

La crisi del bolivar

E nell’ultima conferenza stampa, Maduro ha anche annunciato che dopo all’annullamento dell’asta Sicad, dovuto al riscontro di anomalie e irregolarità nelle applicazioni, il governo ha concordato, per il prossimo lunedì, con la Banca Centrale del Venezuela di tenere un’asta per distribuire 440 milioni di dollari alle società interessate all’importazione di beni. E ogni lunedì si terrà regolarmente un’asta, da qui in avanti, del valore di 220 milioni di dollari ciascuna.

L’obiettivo delle aste è di far fluire dollari alle società di importazione, rimaste negli ultimi tempi a secco di valuta straniera, a causa del tasso di cambio irrealistico tenuto fisso dal governo a 6,3 bolivar per dollaro, quando sul mercato nero si scambiano 80 bolivar per ogni dollaro (da 20 a 1 di un anno fa).

Le aste prevederanno anche per lunedì prossimo un tasso di cambio di 11,36, il 44% più basso di quello ufficiale. Nei fatti, si tratta di una svalutazione implicita, che Maduro non vuole, però, ammettere.

L’economia in Venezuela è stata colpita da una grave crisi dell’inflazione, esplosa in un anno dal 20% circa dell’ultimo mese di presidenza di Hugo Chavez (morto nel marzo 2013) al 56% di dicembre.

In più, a causa dei prezzi massimi imposti sulla vendita di beni e servizi, manca dagli scaffali dei negozi circa un bene su quattro e la situazione tende ad aggravarsi.

Anche sul fronte delle esportazioni di petrolio, le cose si mettono male per Caracas. Il Dipartimento dell’Energia negli USA ha pubblicato nei giorni scorsi i dati relativi all’import-export con il Venezuela. Gli USA hanno esportato verso il paese sudamericano il 10,6% in più di petrolio, mentre il Venezuela ha esportato negli USA il 16% in meno, nel periodo compreso tra gennaio e novembre del 2013. Questa situazione tende ad aggravare la crisi del bolivar, perché priva il paese di dollari e spinge le società esportatrici venezuelane ad attendere la sempre più probabile svalutazione per vendere, incoraggiando, al contrario, le importazioni, per via dell’attuale regime di cambio favorevolissimo.

 

 

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