In Ucraina è in arrivo la patrimoniale targata UE. Era meglio la Russia?

In Ucraina è in arrivo sia una patrimoniale sui depositi bancari che un'impennata del prezzo del gas.

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La luna di miele tra Unione Europea e ciò che resta dell’Ucraina de-russizzata sta per volgere al termine. Le tensioni in Crimea, annessa dal Cremlino alla Russia in quattro e quattr’otto, stanno avendo le prime ripercussioni negative sulle vite dei cittadini ucraini.

La prima brutta notizia per loro la da il ministro per l’Energia, Yury Prodam, che dal Parlamento europeo ha spiegato ai giornalisti di attendersi un incremento del prezzo del gas del 40%, allorquando scadranno i contratti di fornitura con la Russia.

Una evidente ritorsione di Vladimir Putin contro Kiev e l’Occidente, ma anche frutto della stessa volontà della UE e del Fondo Monetario Internazionale di far in modo che i prezzi del gas in Ucraina siano normalizzati, avendo il paese ad oggi goduto di agevolazioni evidenti. 

Fatto sta che fino ad oggi, l’Ucraina ha pagato 130 dollari per mille metri cubi di gas, mentre a breve potrebbe dover sborsare la cifra di 180 dollari, che è quella che Gazprom chiede sin dal 2007.

Ma le brutte notizie non arrivano mai da sole, si sa. Ed ecco che il Parlamento di Kiev sta esaminando una proposta di legge, presentata dal deputato del Partito delle Regioni, Yevhen Sihal, riguardo all’imposizione di una tassa sui depositi bancari oltre i 50 o 100 mila hryvnia (meno di 4 o 8 mila euro). La proposta è stata condivisa in toto e rilanciata dal Primo Ministro Arseniy Yatsenyuk, il quale ha spiegato l’altro ieri come i ricchi debbano “condividere la loro ricchezza con la nazione. E’ tempo di giustizia, è tempo di aiutare il paese”.

Sempre secondo il premier, la misura colpirebbe il 10% della popolazione. Nello schema proposto dal deputato Sihal, la tassa colpirebbe quei depositi di banche o di altre istituzioni finanziarie, su cui fosse corrisposto un interesse maggiore del 5% a quello fissato dalla Banca Nazionale dell’Ucraina. Gli interessi, in questo caso, sarebbero colpiti da un’aliquota del 25%.

Il modello Cipro colpisce ancora, dunque. L’Unione Europea non ha perso tempo e ha voluto mostrare sin da subito agli ucraini il suo vero volto, quasi a non volere continuare ad illuderli.

Peccato che la patrimoniale in salsa tartara potrebbe mettere in fuga quei pochi capitali rimasti, come arriva a temere persino il leader del Partito Comunista, Petro Symonenko, non certo un fautore del libero mercato. Un guaio in più per un paese con un debito pubblico di 75 miliardi di euro e alle prese con una grave crisi finanziaria.

 

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