In Turchia si avvicina il taglio dei tassi con l’allentamento delle tensioni finanziarie

Si allentano le tensioni finanziarie in Turchia dopo la vittoria del partito del presidente Erdogan alle elezioni di domenica. Probabile un taglio dei tassi nei prossimi mesi.

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Si allentano le tensioni finanziarie in Turchia dopo la vittoria del partito del presidente Erdogan alle elezioni di domenica. Probabile un taglio dei tassi nei prossimi mesi.

La reazione dei mercati finanziari è stata decisamente positiva in Turchia, dopo la vittoria del partito del presidente Erdogan, l’Akp, alle elezioni anticipate di domenica scorsa. Finiti gli scenari di instabilità politica, adesso gli investitori cercano di capire come  il governo intenda sfruttare il mandato ricevuto. Servono sforzi per migliorare l’outlook economico. Quest’anno, il pil dovrebbe crescere intorno al 3% e l’anno prossimo anche meno, mentre l’inflazione è all’8% e la disoccupazione al 10%, con quella giovanile a livelli doppi. Nonostante il calo, il deficit delle partite correnti dovrebbe chiudere il 2015 al 4,7% del pil, il livello più alto tra le economie emergenti.

Serve riacquistare fiducia mercati

Al paese servono capitali stranieri, defluiti negli ultimi mesi, sia per la previsione del rialzo dei tassi USA, sia per le tensioni (geo-) politiche anatoliche. La lira turca, che in 3 sedute è passata da un cambio di 2,93 a uno di 2,85 contro il dollaro, resta indebolita dell’11% dalle precedenti elezioni di giugno, perdendo su base annua il 26%. Lo stesso dicasi per i rendimenti sovrani, al 9,42% sulla scadenza decennale, -95 punti base rispetto a un mese fa, ma +80 bp su base annua. I biennali viaggiano al 9,7%, anch’essi in calo su mese (-80 bp), ma in crescita su anno (+130 bp). In sostanza, l’esito elettorale sta offrendo alla Turchia l’occasione per arrestare la sua crisi sui mercati. Per farlo, serve riguadagnarsi la fiducia perduta. Per questo, sarà importante la composizione del nuovo governo a guida Ahmet Davutoglu. Se ci fosse la presenza dell’ex vice-premier con delega all’Economia, Alì Babacan, il politico turco più “market-friendly” e che a giugno non aveva potuto ricandidarsi per il limite dei 3 mandati previsto dallo statuto dell’Akp, sarebbe un segnale di sensibilità di Ankara alle ragioni di chi investe nel paese.

 

Tassi Turchia, il taglio si avvicina

Babacan è stato anche l’unico nel governo precedente ad avere difeso l’operato della banca centrale dagli attacchi dei suoi colleghi, dello stesso premier e del presidente Erdogan, tutti desiderosi di una politica monetaria più accomodante. Un suo coinvolgimento attivo nel nuovo gabinetto offrirebbe al governatore Erdem Basci una sponda politica necessaria per decidere con più serenità sul da farsi. Se l’apprezzamento della lira dovesse proseguire nelle prossime settimane e il cambio e i bond governativi risalissero almeno ai livelli precedenti alla crisi politica, si aprirebbe un’opportunità seria per un nuovo taglio dei tassi, specie se i prezzi energetici restassero bassi ancora per mesi. Il rischio è, però, che lo strapotere di Erdogan lo spinga a rimettere in discussione il ruolo autonomo dell’istituto, allontanando i capitali stranieri, indebolendo la lira turca e alimentando così il circolo vizioso tra deprezzamento del cambio e inflazione, che ridurrebbe le prospettive di un allentamento monetario. Su questo aspetto farà probabilmente leva Basci, ovvero sulla necessità di riacquistare prima la fiducia dei mercati, aspettare e raccoglierne i frutti con tassi più bassi. Sarà in grado la politica ad Ankara di pazientare?      

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