In Turchia è scontro sul taglio dei tassi tra Erdogan e la banca centrale

In Turchia è scontro tra il governatore della banca centrale e il premier Erdogan sul taglio dei tassi. L'inflazione è cresciuta ad aprile ai massimi degli ultimi 2 anni.

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Brutte sorprese per il premier Recep Tayyip Erdogan. Nel mese di aprile, l’inflazione in Turchia è salita al 9,4% dall’8,4% di marzo, portandosi ai massimi degli ultimi due anni e vicino alla soglia psicologica del 10%, pari al doppio del target del 5% della Banca Centrale Turca.

L’accelerazione della crescita dei prezzi rappresenta un test per il governatore Erdem Basci, che un mese fa aveva dichiarato che vi sarebbe stato spazio per tagliare i tassi, in considerazione delle minori pressioni sulla lira turca e di un miglioramento dell’outlook sui prezzi. Adesso, è molto difficile che possa convincere i mercati di volere preservare l’indipendenza della banca centrale, se accettasse di tagliare i tassi, su pressione del governo.

 

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Tassi Turchia, cosa accadrà?

Il ministro dell’Economia, Nihat Zeybekci, ha dichiarato che l’aumento dell’inflazione sarebbe solo temporanea e non indebolisce l’ipotesi di un taglio dei tassi. Il board della banca centrale si terrà il prossimo 22 maggio. Il governatore aveva dovuto innalzare repentinamente i tassi a fine gennaio per contrastare il crollo della lira turca sui mercati; adesso, il governo vorrebbe che la stretta monetaria fosse allentata.

 

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Nel frattempo, Basci ha dovuto rivedere al rialzo le previsioni sull’inflazione per quest’anno, portandole dal 6,6% al 7,6%, in linea con le attese dei mercati, pari a un tasso medio del 7,7% per il prossimo biennio.

Secondo il capo-economista di Erste Securities, Nilufer Sezgin, l’inflazione dovrebbe crescere al 10% annuo a giugno, per poi scendere. Per Bloomberg, poi, la crescita dovrebbe rallentare al 2,3% per quest’anno dal 3,9% del 2013.

Lo scontro in vista tra Basci ed Erdogan, tuttavia, ha un significato tutt’altro che secondario. La Banca Centrale Turca ha come unico obiettivo la preservazione della stabilità dei prezzi, mentre il premier vorrebbe che si occupasse di sostenere anche la crescita, minacciando l’indipendenza dell’istituto. Se al board di questo mese, Basci dovesse cedere alle pressioni del governo, la credibilità della banca centrale ne risulterebbe ferita e le azioni di lotta all’inflazione e  tutela della stabilità della lira rese inefficaci.

 

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