In Sicilia manca il lavoro, i suoi giovani sono tra i peggio messi d’Europa

Crisi del lavoro sconvolgente in Sicilia, ai vertici in Europa per giovani inattivi. Nell'isola è emergenza anche per le donne, mentre la politica regionale sembra priva di interesse e di risposte a 50 giorni dalle elezioni.

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Crisi del lavoro sconvolgente in Sicilia, ai vertici in Europa per giovani inattivi. Nell'isola è emergenza anche per le donne, mentre la politica regionale sembra priva di interesse e di risposte a 50 giorni dalle elezioni.

Numeri impressionanti quelli che emergono dall’Eurostat, che ieri ha pubblicato i dati sull’occupazione in 200 regioni d’Europa, trovando che i cosiddetti “Neet”, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano, in Sicilia sarebbero in percentuale al top nella classifica continentale. Tra i 18 e i 24 anni, ben il 41,4% dei ragazzi siciliani non farebbe niente, non avrebbe un lavoro e nemmeno lo cercherebbe. Peggio di loro farebbero solo nella Guyana francese (44,7%) e nella regione bulgara della Severozapaden (46,5%). Altro dato molto negativo che riguarda la regione più grande d’Italia è la bassa percentuale di laureati, pari al 18%, la seconda minore in Europa dopo la Romania.

Che in Sicilia vi sia da tempo un’emergenza lavoro è un dato di fatto che non scopriamo con le statistiche europee. Anzi, definirla emergenza sarebbe davvero un insulto ai 5 milioni di isolani, che convivono ormai da decenni con un fenomeno, che anno dopo anno tende solo ad aggravarsi, spingendo migliaia di giovani a lasciare la propria terra in cerca di fortuna altrove. (Leggi anche: Tasse sul lavoro troppo alte e occupazione troppo bassa in Italia)

Crisi occupazione in Sicilia devastante

Partendo dal fenomeno dei Neet, scopriamo che alla fine del 2019, il 31,9% dei ragazzi siciliani tra 15 e 24 anni sarebbe stato inattivo. Un esercito di 183.000 persone, in crescita rispetto al 2004, primo anno di rilevazione dell’Istat, quando si attestava a 177.000 unità e pari al 28,2% del totale della classe di età. Se allarghiamo lo sguardo ai giovani tra 15 e 34 anni, in Sicilia i Neet arrivano al 41,6%, pari a 500.000 tondi. Erano 482.000 nel 2004, al 35,9%. Infine, nella classe di età 18-29 anni, quelli che non fanno nulla arrivano qui al 44,8% dal 38,3% di 12 anni prima, che in valore assoluto fanno 327.000 persone, in aumento dai 303.000 del 2004.

Sui Neet, l’Italia è maglia nera in Europa. Nel 2016, il dato nazionale è stato del 19,9% per la classe di età 15-24 anni, quando la media UE era dell’11,5%. Al termine del secondo trimestre, risultava leggermente sceso al 18,8%, mentre per i giovani di 15-34 anni si attestava al 24,7% e per quelli di 18-29 anni al 27,4%, in tutti e tre i casi in rialzo rispettivamente al 16,8%, 20,6% e 22% di fine 2004. In valore assoluto, sono 1,1 milioni i giovani italiani tra 15 e 24 anni senza un lavoro e che non studiano, né frequentano un corso di formazione, salendo a 3,1 milioni per la classe di età tra 15 e 34 anni e attestandosi a poco più di 2 milioni tra i 18 e i 29 anni, in crescita rispetto alla fine del 2004 rispettivamente di 100.000 unità per le prime due classi di età e di 300.000 per la terza. (Leggi anche: L’imbarazzante ripresa del lavoro in Italia in due grafici)

Allarme giovani e donne in Sicilia, politica senza risposte

Dunque, è allarme occupazione giovanile certamente in tutta Italia, ma i numeri appaiono tragici nell’isola, dove a lavorare è appena il 40,6% dei siciliani di età compresa tra i 15 e i 64 anni, una percentuale non solo bassissima, ma nettamente inferiore alla media nazionale salita al 58%. E il dato raccapricciante sta nel fatto che, anziché salire, l’occupazione in Sicilia è scesa dal 43,3% del 2004. In valore assoluto, si è passati da 1,436 milioni di occupati a 1,365 milioni su una popolazione residente complessiva di 5 milioni. In pratica, se al livello nazionale esiste un lavoratore per ogni 2,6 abitanti, nell’isola si sale a un rapporto di 3,7. Tra le donne, si scende sotto il 30%: al 29,6% il tasso di occupazione alla fine dello scorso anno, solo in lieve aumento dal 27,3% del 2004. A titolo di confronto, il dato nazionale è di quasi il 49%, in crescita dal 46% di fine 2004. In Sicilia, quindi, convivono tre tragedie sul fronte del lavoro: bassa occupazione generale, scarsissime opportunità tra i giovani e infime per le donne. Si consideri che l’occupazione femminile in Arabia Saudita si attesta su livelli non molto inferiori a quelli siciliani.

Se la Sicilia volesse avere un livello di occupati uguale all’attuale media nazionale, dovrebbe creare 600.000 posti di lavoro. Per tendere alla media UE (67%), invece, gliene mancherebbero circa 900.000.

In Sicilia, si vota per il governatore e per rinnovare l’Assemblea regionale il 5 novembre prossimo. Sarebbe la volta buona che i vari schieramenti prendessero di petto i reali problemi dell’isola e presentassero programmi in tal senso. Invece, come sempre è accaduto dal 1946 ad oggi, la regione è considerata un semplice laboratorio politico per sperimentare alchimie da esportare successivamente a Roma. Ad oggi non si è parlato né di lavoro, né di rilancio dell’economia, né della carenza infrastrutturale sempre più palese, bensì di alleanze, di chi corre con chi, di chi inserire in lista per strappare voti agli altri e di quale candidato avrebbe più probabilità di vittoria. Manca il senso di cosa si dovrebbe andare a fare, una volta arrivati alla presidenza della regione. Se già meno di un avente diritto su due si è astenuto alle regionali di 5 anni fa, un’affluenza altrettanto bassa potrebbe ripetersi a novembre, data la distanza siderale tra i candidati e gli elettori. Nessuno sembra anche solo in grado di offrire una soluzione credibile a quel mezzo milione di giovani, che più che non cercare un lavoro, semplicemente non ha alcuna speranza di trovarlo e semmai resta in attesa di lasciare l’isola. (Leggi anche: Centro-destra si ricompatta in Sicilia, PD in frantumi)

 

 

 

 

 

 

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