In pensione prima? Ma se noi italiani lavoriamo meno anni di tutti in Europa!

Riformare o cancellare la legge Fornero per fare andare i lavoratori in pensione prima? I dati dicono che gli italiani siamo quelli che in Europa lavoriamo già meno anni di tutti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Riformare o cancellare la legge Fornero per fare andare i lavoratori in pensione prima? I dati dicono che gli italiani siamo quelli che in Europa lavoriamo già meno anni di tutti.

La legge Fornero resta la più severa in Europa con riferimento all’età pensionabile, elevata a 66 anni e 7 mesi per uomini e donne e a 67 anni dall’anno prossimo, salvo novità. Anche la pensione anticipata resta un miraggio per gran parte dei lavoratori, essendo richiesti oggi 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Non pochi, almeno non in Italia, dove mediamente la carriera lavorativa dura appena 31,3 anni. Sono i dati Eurostat relativi al 2016, che ci pongono all’ultimo posto della classifica europea, dietro persino ai 31,7 anni della Bulgaria e ai 32,5 della Grecia. Dunque, se è vero che formalmente andiamo in pensione più tardi di alcuni mesi o qualche anno rispetto agli altri stati UE, del resto versiamo molti meno contributi. Per l’esattezza, la media di Eurolandia e UE è rispettivamente di 35,4 e 35,6 anni. Dunque, un italiano medio resta al lavoro circa 4 anni in meno che nel resto d’Europa.

Come mai? Due le risposte: entriamo nel mercato del lavoro dopo e ne usciamo prima. Tutti sappiamo quanto lunga sia la carriera universitaria di uno studente-tipo italiano, che il più delle volte si laurea più in prossimità dei 30 anni che dei 20, contrariamente a quanto accade all’estero. Ma, attenzione anche al capitolo pensioni. Nel 2015, nonostante la legge Fornero fosse stata già approvata e attuata da 3 anni, un lavoratore andava in Italia mediamente in quiescenza a 62 anni contro una media europea di 64 anni. Sì, perché se l’innalzamento dell’età anagrafica per andare in pensione è apparso eccessivo ai più, dall’altro lato bisogna tenere conto che le numerose scappatoie per anticipare l’uscita dal lavoro abbassano notevolmente l’età effettiva media del pensionamento, dando vita a un sistema schizofrenico, per cui alcuni siano costretti a lavorare fino a ridosso dei 67 anni e tanti altri continuano a beneficiare di un trattamento di favore, che consente loro di smettere di lavorare anche prima dei 60 anni di età.

Lavoratori italiani occupati 7 anni in meno dei tedeschi

Serve lavorare di più e iniziare prima

Imbarazzante il confronto con le grandi economie europee: un tedesco medio lavora 38,2 anni, un francese e uno spagnolo 35 anni tondi. Un danese resta la lavoro oltre 41 anni e uno svedese supera i 42 anni. Se qualcuno nel nostro Paese volesse imitare il modello scandinavo, dovrebbe partire da questi dati, anziché proporre soluzioni apparentemente salvifiche. E la cosa che maggiormente ci dovrebbe fare riflettere è la lentezza con cui l’Italia progredisce: +1,6 anni dal 2006, poco meno dei +1,8 anni della media UE, la quale partiva, però, da numeri ben più alti dei nostri. Inutile dire come queste cifre nascondano due carenze tutte italiane: la bassa occupazione femminile con annessa carriera lavorativa frammentata delle (poche) donne occupate; il lavoro nero, piaga emergenziale al sud.

Modificare la legge Fornero senza prima avere creato le condizioni per fare rimanere di più al lavoro gli italiani, riformando il sistema educativo, gli ammortizzatori sociali e incentivando l’occupazione giovanile e femminile, suona come una contraddizione per il Paese in cui formalmente si lavora già meno che in tutto il resto d’Europa e dove a pagare i contributi previdenziali sono relativamente pochi, considerando che il nostro tasso di occupazione tocca appena il 58% contro una media europea del 65-66%, con la Germania oltre il 75%. E’ vero, stando all’OCSE lavoriamo più ore a settimana che nella stragrande maggioranza degli stati europei, ovvero 1.730 all’anno contro le 1.363 della Germania, le 1.472 della Francia e le 1.695 della Spagna. Speriamo che i “populisti” in procinto di governare non ne deducano che per fare lavorare tutti, bisogna lavorare di meno. Suggerimento: pensino alle condizioni tecnologiche relativamente arretrate in cui lavoriamo noi italiani, che rendono necessarie più ore (e costi) per produrre la stessa quantità di beni di altre economie. In questo, il piano Industria 4.0 va salvaguardato.

Lavoratori italiani tra i più poveri in Europa: stipendi nella media, potere d’acquisto troppo basso

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Pensioni

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