In Grecia spunta un altro buco delle banche. E’ scontro con la Troika

In Grecia è scontro con la Troika sul fabbisogno di capitali per le banche, che i creditori ritengono essere più alto delle cifre ufficiali fornite dal governo Samaras.

di , pubblicato il

Nonostante i due successi ottenuti dal governo Samaras nell’ultimo anno, tra avanzo primario e surplus delle partite correnti, spunta un’altra grana per Atene. Secondo il rapporto della Troika (UE, BCE e FMI), le banche elleniche necessitano di essere ricapitalizzate per 15-20 miliardi di euro, mentre il governo greco parla di un fabbisogno di meno di 6 miliardi di euro.

La distanza delle cifre è di 10-15 miliardi, un ammontare enorme, considerando che un punto di pil in Grecia vale meno di 2 miliardi. La cifra fornita da Atene è frutto di una stima privata, commissionata dalla Banca di Grecia a BlackRock.

La discrepanza sarebbe frutto di una diversa analisi sulle prospettive degli istituti ellenici per quest’anno e l’anno prossimo. In sostanza, il governo ritiene che le banche potranno tornare in attivo già nel 2015, una previsione un pò troppo irrealistica per la Troika, anche in considerazione dell’impennata delle sofferenze negli ultimi mesi.

In ballo c’è una tranche di 8,8 miliardi di euro, rientrante nel piano di aiuti da 130 miliardi del secondo pacchetto esitato a fine 2012 e che dovrà ottenere l’ok dell’Eurogruppo entro il prossimo 10 marzo.

Scontro Troika-Atene anche su riforme 

I media ellenici sono più critici che mai contro i funzionari dei creditori, sostenendo che essi avrebbero inasprito il loro atteggiamento verso il governo. Ieri, sono arrivati ad Atene, dove hanno richiesto al ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, spiegazioni sugli 11 mila licenziamenti pubblici previsti per il 2014 e sui 12.500 dipendenti statali in mobilità.

La Troika ha rimproverato al governo di Atene di non avere portato avanti tutte le riforme richieste, ma solo 240 su 329.

Il “buco” delle banche sta avendo già un impatto negativo sul credito nel paese, perché le banche stanno stringendo i cordoni della borsa, in attesa di ricapitalizzarsi, ma scatenando così un “credit crunch”.

Il loro stato di sotto-capitalizzazione deriva essenzialmente dall’“haircut” da 107 miliardi di euro di 2 anni fa, quando i titoli di stato ellenici furono ghigliottinati del 53,5% del loro valore nominale, ma comportando con ciò perdite a carico anche del sistema bancario nazionale.

I quattro istituti più importanti in Grecia (Banca Nazionale, Alpha Bank, Piraeus Bank ed Eurobank) controllano il 90% del mercato nazionale del credito e sono tutti controllati dall’Hellenic Financial Stability Fund, un soggetto pubblico, sorto con la crisi e alimentato da 50 miliardi di aiuti stanziati dai creditori della Troika, di cui 28 miliardi già erogati.

Per questo, lo scollamento tra le cifre del governo e quelle della Troika sul fabbisogno di capitali delle banche non dovrebbe creare la necessità che Atene chieda una terzo pacchetto di aiuti, avendo ancora a disposizione circa 22 miliardi allo scopo.

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: ,