In Grecia riaprono le banche, ma restano i controlli sui capitali

Riaprono le banche in Grecia da oggi dopo 3 settimane di chiusura. Scattano anche le maggiori aliquote IVA e la Germania apre a una ristrutturazione del debito, mentre il governo Tsipras si avvia a puntare alle elezioni anticipate dopo l'estate.

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Riaprono le banche in Grecia da oggi dopo 3 settimane di chiusura. Scattano anche le maggiori aliquote IVA e la Germania apre a una ristrutturazione del debito, mentre il governo Tsipras si avvia a puntare alle elezioni anticipate dopo l'estate.

Dopo 3 settimane di chiusura, oggi possono finalmente riaprire le banche in Grecia, seppure limitatamente all’erogazione di alcuni servizi di base, come l’accesso alle cassette di sicurezza. La decisione del governo è arrivata dopo che giovedì scorso la BCE ha alzato di 900 milioni a 89,5 miliardi i fondi ELA, la liquidità di emergenza erogata agli istituti ellenici. Inoltre, la Commissione ha dato vita a un prestito-ponte da 7,2 miliardi, finalizzato al soddisfacimento di alcune impellenze finanziarie di Atene, come i 3,5 miliardi di titoli di stato nelle mani della BCE e in scadenza oggi. Dall’annuncio del referendum del 5 luglio scorso, ai greci sono stati limitati i prelievi col bancomat a 60 euro al giorno. Tale tetto è stato sostituito da oggi con un prelievo massimo cumulato di 420 euro alla settimana. Restano gli altri limiti nei pagamenti e nel trasferimento di denaro all’estero. Insomma, i controlli sui capitali restano in piedi totalmente e non potrebbe essere altrimenti, dato che si rischierebbe oggi, nel caso contrario, che milioni di clienti si mettessero in fila per ritirare del tutto i loro depositi residui, scottati da 3 settimane di mancato accesso ai servizi bancari. Resta ancora chiusa fino ad oggi, invece, la Borsa di Atene, che potrebbe riaprire domani, in considerazione delle ultime formalità per adempiere alle obbligazioni che il governo Tsipras si è assunto nei confronti dei creditori europei.   APPROFONDISCI – Grecia: il Parlamento approva l’accordo, ma Tsipras ha perso la maggioranza  

Ristrutturazione debito Grecia, non taglio

A tale proposito, la cancelliera Angela Merkel starebbe aprendo a una ristrutturazione del debito pubblico ellenico, “ma non ora”, bensì successivamente all’attuazione da parte della Grecia di tutte le misure allegate al terzo salvataggio. E, in ogni caso, Berlino continua ad escludere l’“haircut”, ossia il taglio bell’e buono del debito del 30-40%, come desidererebbe Atene. Al contrario, sarebbe disposta ad allungare le scadenze e a tagliare ulteriormente i già infimi interessi. Una posizione un pò in contrasto con quella dell’FMI e della BCE, che vorrebbero un condono parziale del debito. La cancelliera è riuscita con grossa fatica, venerdì scorso, a far digerire al suo partito i nuovi aiuti, ma al Bundestag 60 deputati conservatori hanno votato contro, facendo registrare la fronda più ampia sinora materializzatasi nella CDU-CSU.   APPROFONDISCI – Grecia: il Bundestag approva gli aiuti, ma in 60 nel partito della Merkel votano “nein”   Dicevamo che oggi la Grecia deve rimborsare 3,5 miliardi di euro in scadenza di suoi bond governativi, nelle mani della BCE. Ciò sarà possibile proprio con l’erogazione del prestito-ponte, che a questo punto potrebbe anche essere inteso come una partita di giro, visto che servirà almeno per la metà a rimborsare i debiti nei confronti di Francoforte. Per il resto, il governo Tsipras, fresco di rimpasto, dopo la sostituzione dei ministri contrari al bailout, è al capolinea. A settembre (il 13?) o al massimo in ottobre si tornerà alle urne, dato che quasi 40 deputati di Syriza hanno votato contro i termini del piano dei creditori, accettato dal premier Alexis Tsipras, passato in Parlamento solo per i voti decisivi delle opposizioni.   APPROFONDISCI – Grecia, niente larghe intese. Tsipras vuole le elezioni anticipate il 13 settembre  

Recessione Grecia

Infine, oggi entrano in vigore le nuove più alte aliquote IVA del 6,5%, 13% e 23%. Per la prima volta anche le isole pagheranno senza agevolazioni, se non alcune, quelle localizzate in zone più remote. Sarà una batosta per le imprese, che contribuirà certamente a fare scivolare ancora di più l’economia nazionale nella recessione, tanto che la Commissione europea stessa si aspetta un calo del pil del 4% quest’anno e dell’1,7% l’anno prossimo. Ad oggi, la Grecia ha già “bruciato” il 27% del pil, rispetto ai livelli raggiunti nel 2007, ultimo anno prima della crisi. Nel 2016, quindi, i greci avranno vissuto l’ottavo anno di contrazione della ricchezza dal 2008. Solo nel 2014 si era registrato un arresto della caduta. Difficile che la disoccupazione, quasi al 26%, possa ridursi nei prossimi mesi. Difficile che la permanenza nell’euro – obiettivo primario del governo Tsipras e della stragrande maggioranza dei greci – possa tradursi in un benché minimo sollievo delle condizioni di vita di questi ultimi nei prossimi anni.   APPROFONDISCI – La Grecia sarà in recessione per altri 2 anni, ecco perché i nuovi aiuti non basteranno  

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