In Grecia l’austerità ha fallito. Samaras: ora basta tagli agli stipendi

Il premier greco promette lo stop all'austerità e annuncia: ci vorranno sei anni per tornare ai livelli pre-crisi. Da martedì parte trattativa con Bruxelles sui nuovi aiuti. Ma nel paese torna lo scontro sociale, mentre le aziende fuggono all'estero

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il premier greco promette lo stop all'austerità e annuncia: ci vorranno sei anni per tornare ai livelli pre-crisi. Da martedì parte trattativa con Bruxelles sui nuovi aiuti. Ma nel paese torna lo scontro sociale, mentre le aziende fuggono all'estero

Il premier della Grecia Antonis Samaras ha promesso che non ci saranno più altri tagli agli stipendi e aumenti di tasse, sostenendo che la sola austerità non darebbe i risultati attesi. Lo stesso premier ha poi ammesso che sarebbero stati commessi errori nella gestione del primo programma degli aiuti tra il 2010 e il 2012. Tuttavia, lo stesso Samaras ha fatto presente che ci vorranno sei anni, prima che la Grecia possa tornare agli stessi livelli di ricchezza del 2007, ultimo anno prima della crisi. Non decenni o generazioni, ha puntualizzato, come dicono diverse personalità del paese o all’estero.

Il premier si è anche mostrato orgoglioso per il lavoro realizzato dal suo governo negli ultimi mesi.

 

Nuovi aiuti alla Grecia: prossima settimana sarà decisiva?

Secondo il quotidiano “To Vima”, già dal prossimo martedì, Samaras sarà a Bruxelles, dove tratterà con l’Europa lo sblocco di nuovi aiuti, che secondo le stime della Commissione e del Fondo Monetario Internazionale dovrebbero ammontare a circa 11 miliardi di euro, di cui 4,5 miliardi per il presumibile “buco” dei conti per il 2014 e altri 5,4 miliardi per il 2015.

L’attesa è per le elezioni federali in Germania di domenica prossima. Non tanto per il risultato, che non dovrebbe influire granché sulla posizione di Berlino verso i nuovi aiuti, quanto per il fatto che si potrà parlare di un nuovo piano solo successivamente alle urne tedesche. Stesso discorso vale anche per il Portogallo in questi giorni impegnato in un braccio di ferro con la Troika.

 

IL PORTOGALLO CI PROVA –  Il Portogallo fa perdere la pazienza alla Troika: nessuno sconto sul deficit

 

Ma ad Atene sono tornati gli scontri di piazza. Ieri, hanno manifestato gli insegnanti e i custodi delle scuole, per protesta contro i tagli al personale decisi dal governo, pari a 25 mila unità fino alla fine dell’anno, a cui si sommeranno altre 15 mila unità nel 2014. Nonostante la smentita del ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, su presunte nuove richieste di misure di austerità da parte della Troika (UE, BCE e FMI), i manifestanti si sono radunati al centro della città, davanti alla sede del ministero delle Riforme, accusato di essere il proponente dei tagli. La protesta è degenerata con scontri con gli agenti e lanci di lacrimogeni da parte di questi ultimi per sedare gli animi. La manifestazione era stata indetta dalle sigle di categoria appartenenti al sindacato dei dipendenti pubblici, Adedy.

 

Fuga aziende dalla Grecia. l’elenco si allunga

Ma nonostante le rassicurazioni del premier sullo stop a nuove tasse, le grandi aziende continuano la fuga dalla Grecia. Dopo il clamore suscitato nei mesi scorsi per il trasferimento della sede in Svizzera di Coca-Cola Hellenic Bottling, prima società di imbottigliamento in Europa e seconda nel mondo, l’ultimo caso in ordine di tempo riguarda Viohalco, colosso metallurgico, con un fatturato da 1,5 miliardi di euro e 8.500 dipendenti. La società ha annunciato di lasciare la Grecia e di trasferire la sede in Belgio, dove avverrà la quotazione in borsa. Lo stratagemma utilizzato da Viohalco è stato quello di fondersi con la controllata belga e di fare risultare quest’ultima a capo della nuova realtà aziendale.

La fuga di VIohalco si ha principalmente per ragioni fiscali e per ottenere migliori condizioni di finanziamento e nella raccolta dei capitali. L’abnorme aumento delle tasse sugli utili e non solo, che il governo greco ha introdotto negli ultimi anni per risanare i conti pubblici, sta sortendo l’effetto opposto di fare scappare i capitali dal paese e rendendo la Borsa di Atene una scatola sempre più povera di società quotate.

 

Disoccupazione in Grecia al 27,9%: è allarme sociale

Preoccupante, infine, l’ultimo dato disponibile sulla disoccupazione, pari al 27,9%. Non è casuale che Samaras abbia indicato negli investimenti il fattore maggiormente utile oggi all’economia ellenica, al fine di consentire alle persone di trovare lavoro il prima possibile. Ma con il settore privato in ginocchio e in fuga dalla Grecia e le casse statali vuote, non si vede chi dovrebbe tornare ad investire nel paese del Partenone.

 

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Argomenti: Economie Europa

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