In Grecia i depositi delle banche saranno presto a rischio?

Le banche in Grecia potrebbero riservare bruttissime sorprese ai risparmiatori. Dall'anno prossimo sarebbero chiamati a salvare gli istituti in crisi.

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Le banche in Grecia potrebbero riservare bruttissime sorprese ai risparmiatori. Dall'anno prossimo sarebbero chiamati a salvare gli istituti in crisi.

Domani, il Parlamento di Atene dovrebbe recepire le normative europee sui salvataggi delle banche, che prevedono l’introduzione del concetto di “bail-in”, in contrapposizione ai “bailout” effettuati dallo scoppio della crisi finanziaria nel 2008 fino a 3 anni fa, quando a Cipro si adottò un modello diverso, teso a non fare più ricadere sull’intera collettività il costo dei salvataggi, che graverebbe sul contribuente e sui conti pubblici. Sulla base di quanto deciso l’anno scorso a Bruxelles, al termine di una lunga mediazione tra i paesi europei, quando una banca risulta sotto-capitalizzata, dovrà in prima battuta ricorrere al mercato dei capitali privati, ossia dovrà varare un aumento di capitale. Se questo non fosse possibile o se risultasse insufficiente, a dovere mettere mano al portafogli sarebbero gli obbligazionisti unsecured, ossia coloro che posseggono i bond non privilegiati emessi dalla banca e che, a quel punto, subirebbero le perdite.   APPROFONDISCI – In Grecia riaprono le banche, ma restano i controlli sui capitali  

Cosa dicono le norme dell’Unione bancaria

Se ancora non risulta sufficiente il sacrificio imposto agli obbligazionisti dell’istituto in crisi, il salvataggio dovrà passare dal coinvolgimento nelle perdite dei conti accessi presso di esso per un ammontare superiore ai 100.000 euro. Sotto tale cifra, nessun euro sarebbe mai toccato, in quanto garantito dai possibili crac, ma al di sopra potranno essere imposti tagli. Esempio: la banca potrebbe decidere di tagliare del 50% i conti al di sopra dei 100.000 euro. Se Tizio possiede un conto da 250.000 euro, per ipotesi, egli perderà le metà di 150.000 (la parte eccedente i 100.000 euro), ossia 75.000 euro. E se nemmeno questo dovesse bastare a salvare la banca, essa potrà rivolgersi al governo nazionale e, infine, all’apposito Fondo europeo, transitoriamente suddiviso in compartimenti nazionali, in modo da giungere progressivamente all’Unione bancaria e alla mutualizzazione delle perdite degli istituti di stati diversi della UE.

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Banche Grecia in crisi di liquidità

Si tenga presente che l’Italia stessa ha recepito di recente tali norme, ma nel nostro paese non esistono casi di grave sotto-capitalizzazione delle banche e il caso MPS dimostra che, in ogni caso, potrebbe essere sufficiente il ricorso al mercato dei capitali per salvare una banca italiana, data una certa solidità di base. Non così è per la Grecia, che dall’inizio dell’anno ha perso depositi per 40 miliardi di euro e che ha visto scivolare i risparmi complessivamente tenuti nei conti a poco più di 120 miliardi. Erano il doppio 6 anni fa. Dall’1 gennaio 2016, dunque, se le norme sui salvataggi bancari saranno approvate in Parlamento, i risparmiatori greci non potranno affatto dormire sonni tranquilli, sebbene già non lo facciano. Non solo il traballante sistema bancario ellenico necessita certamente di iniezioni di nuova liquidità, ma è altamente improbabile che ciò passi per ricapitalizzazioni sul mercato. Dunque, le banche in Grecia potrebbero decidere di intaccare i depositi, tanto che si vociferava nei giorni precedenti al referendum che fosse pronto un piano (smentito dal diretto interessato) dell’ex ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, per colpire i depositi superiori agli 8.500 euro.   APPROFONDISCI – Grecia, in aprile altri 5,43 miliardi di depositi ritirati dalle banche. Liquidità a rischio?  

Depositi Grecia a rischio

Il guaio è che non solo i depositi sono crollati negli ultimi mesi del 25%, rendendo eventualmente necessario un taglio più ampio per ricapitalizzare le banche, ma sono pochi i risparmiatori che abbiano ancora presso gli istituti ellenici depositi sostanziosi. I grossi capitali sono stati spostati già da mesi, se non anni, fuori dalla nazione, per cui i pochi s-fortunati che avessero ancora conti di una certa consistenza dovrebbero sostenere l’intero peso dei salvataggi.

Su di loro rischia di abbattersi un “haircut” pesante, essendo relativamente piccola la base imponibile su cui attingere per i “bail-in”. Per paradosso, però, la nuova normativa sarebbe più favorevole ai piccoli risparmiatori greci, perché esclude dal coinvolgimento nei salvataggi, come detto, i conti inferiori a 100.000 euro. Ma  essa entrerà in vigore dall’1 gennaio prossimo. Restano 5 mesi di tempo per fare gravare il peso dello sconquasso bancario anche sui piccoli conti. Chissà che domani in Parlamento non sarà approvato un provvedimento per la gestione delle crisi in via transitoria, abbassando magari il limite di  intangibilità dei conti?   APPROFONDISCI – Banche italiane tra le più vulnerabili. UE: basta ai salvataggi pubblici    

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