In Grecia è sempre scontro sulle pensioni con i creditori

La Grecia tratta con i creditori la riforma delle pensioni, ma è scontro sui tagli. Intanto, l'opposizione di centro-destra del nuovo leader Mitsotakis chiude al dialogo con il governo Tsipras.

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La Grecia tratta con i creditori la riforma delle pensioni, ma è scontro sui tagli. Intanto, l'opposizione di centro-destra del nuovo leader Mitsotakis chiude al dialogo con il governo Tsipras.

Il ministro delle Finanze ellenico, Euclid Tsakalotos, incontra oggi ad Amsterdam il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, mentre domani sarà la volta del collega tedesco Wolfgang Schaueble, in vista del vertice dell’Eurogruppo di dopodomani a Bruxelles, dove dovrà cercare di convincere i ministri finanziari dell’unione monetaria della bontà delle riforme già messe in campo dalla Grecia in questi primi mesi di ottemperanza alle condizioni annesse al terzo bailout in poco più di 5 anni. Atene dovrà cercare di fare una buona impressione, altrimenti sono a rischio 3 obiettivi: l’ottenimento della nuova tranche degli 86 miliardi di euro di prestiti promessi, la ristrutturazione del debito pubblico ellenico e il prosieguo del coinvolgimento dell’FMI nel piano di assistenza finanziaria.

L’istituto di Washington cesserà di erogare liquidità al paese a marzo, quando scade il secondo piano da 35 miliardi. Solo se riterrà che il debito di Atene sia sostenibile, quindi, rimborsabile, esso potrà partecipare al bailout, altrimenti si ritirerà, restando disponibile solo per un ruolo di pura assistenza tecnica, come richiesto dalla Germania. Il nodo da sciogliere riguarda quello sulle pensioni. Il governo Tsipras ha varato una nuova riforma, che prevede potenziali tagli dei nuovi assegni tra il 15% e il 30%, attraverso il calcolo contributivo. Raggiunta l’età pensionabile, innalzata progressivamente a 65 anni dai finanche 52 attuali, a tutti andrebbe una quota fissa intorno ai 380 euro al mese, a cui si sommerebbe un plus, determinato dai contributi versati.        

Riforma pensioni Grecia al centro di scontro con creditori

La pensione minima sarebbe erogata integralmente, purché in possesso di almeno 20 anni di contributi e da chi risiede in Grecia da almeno 15 anni. Gli assegni già erogati non sarebbero toccati nell’immediato, ma si tratterebbe giusto del tempo necessario per provvedere a un loro ricalcolo. Germania e FMI puntano proprio su una riforma più radicale delle pensioni per ottenere risparmi di spesa per l’1% del pil, respinta dal ministro del Lavoro greco, George Katrougalos, secondo cui non potrebbero essere superate alcune “linee rosse assolute”, una delle quali è il taglio degli assegni.

Egli spiega come non sarebbe recepibile che per la dodicesima volta in pochi anni si chieda alla Grecia di tagliare le pensioni, già ridotte del 40%. Resta il fatto che si tratti della maggiore voce di spesa per il bilancio ellenico, pari al 17% del pil. Katragoulos ha evidenziato come il governo miri a ridurre già da quest’anno la spesa previdenziale di 1,1 miliardi, mentre gli altri 600 milioni richiesti arriverebbero dall’aumento dei contributi versati. I creditori sono contrari a quest’ultima misura, ritenendola recessiva. Pur riconoscendo che non sia positiva per l’economia, il ministro l’ha definita il male minore.      

Il nuovo leader conservatore chiude al dialogo con Tsipras

Ma da domenica c’è una novità nel panorama politico ellenico, i cui effetti si hanno già nei rapporti con il governo. Il candidato liberale Kyriakos Mitsotakis, figlio di un ex premier e la cui sorella è stata ministro degli Esteri, ha vinto le primarie di Nuova Democrazia, il principale partito di opposizione in Grecia, di ispirazione conservatrice. Contrariamente ai suoi predecessori, Mitsotakis vuole dare al suo schieramento un’impronta più marcatamente favorevole al mercato e non è intenzionato a trattare con la maggioranza, tanto da avere confermato chiaro e tondo che non voterà alcun aumento dei contributi previdenziali. Katragoulos ha definito l’elezione del nuovo leader conservatore come frutto di un accordo tra l’ala neo-liberista del partito e l’estrema destra. Parole, in verità, che denotano un certo nervosismo nel governo per la tenuta della maggioranza, che in Parlamento gode di appena 153 deputati su 300. Se dovessero registrarsi diverse defezioni, senza l’apporto delle opposizioni, l’esecutivo rischia di incassare una sconfitta e di uscirne profondamente indebolito nel confronto con l’Europa. Mitsotakis punterebbe proprio a testare la solidità della maggioranza, chiudendo a un qualsiasi dialogo con essa e avendo esordito come leader, affermando che il suo obiettivo sarà stanare i populisti al governo.  

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