In Grecia è in arrivo una nuova tempesta? La Germania annuncia un terzo piano di aiuti

Nonostante i 240 miliardi di euro in aiuti già stanziati, Atene non esce dalla crisi. Necessari nuovi prestiti per Schaeuble, che scuote così la campagna elettorale tedesca

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Nonostante i 240 miliardi di euro in aiuti già stanziati, Atene non esce dalla crisi. Necessari nuovi prestiti per Schaeuble, che scuote così la campagna elettorale tedesca

Non sono bastati 240 miliardi di aiuti alla Grecia, in scadenza entro la fine dell’anno prossimo. Il paese è in ginocchio. Dal 2008 ad oggi, il pil è crollato del 25% e ancora nel secondo trimestre di quest’anno, se l’Eurozona accennava a una timida ripresa dello 0,5%, il pil ellenico crollava del 4,4%. La disoccupazione è, intanto, esplosa al 27,9%, mentre quella giovanile è a livelli impressionanti (64,9%), tale da fare temere vere rivolte sociali.

Nei primi sette mesi del 2013, le casse statali hanno registrato un avanzo primario di 2 miliardi, ma i calcoli del Fondo Monetario Internazionale dicono che entro il 2015, la Grecia riscontrerà un “buco” da quasi 11 miliardi, 4,4 miliardi nel 2014 e altri 5,5 miliardi nel 2015. Conseguenza delle privatizzazioni mai realmente iniziate e di riforme non implementate. Queste ultime stanno impedendo all’economia di avviarsi alla ripresa, dopo sei anni consecutivi di recessione.

Un solo dato resta positivo in questo quadro tragico: il turismo. Le presenze di turisti stranieri sono cresciute del 17% su base annua, questa estate. Di certo, non saranno questi numeri a salvare la Grecia, il cui debito è al 176% del pil, nonostante un anno e mezzo fa si sia tagliato del 53,5% il valore nominale dei titoli di stato emessi fino a quel momento, allungando le scadenze fino a 30 anni.

Adesso, quel buco da 10-11 miliardi dovrà essere colmato. Noccioline, se si pensa ai 240 miliardi dei primi due piani. Ma gli elettori tedeschi sono rimasti attoniti, quando qualche giorno fa il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha annunciato loro che un terzo piano per Atene sarà necessario, salvo precisare successivamente (incalzato dai compagni di partito infuriati) che esso sarà molto contenuto. Il candidato dei socialdemocratici, Peer Steinbrueck, ha colto la palla al balzo, sostenendo che la Merkel avrebbe mentito ai tedeschi sulla necessità di varare nuovi aiuti per i greci, invitandola ad ammettere che per quanto giusti, i prestiti sono costosi per i tedeschi. Ma non sarà la SPD a beneficiare eventualmente della mossa di harakiri di Schaeuble, quanto il neonato partito anti-euro, Alternativa per la Germania, dato, tuttavia, basso per i sondaggi.

 

Haircut greco, per l’FMI un nuovo taglio è necessario

L’FMI preme affinché l’Europa proceda a un secondo “haircut”, ossia che i governi nazionali e la BCE accettino un taglio del debito da loro detenuto e che rappresenta ormai la quasi totalità delle esposizioni elleniche. Da escludere per la Germania e tutto il fronte del nord, preoccupati anche che la BCE possa trasformarsi così in una sorta di prestatore di ultima istanza, monetizzando il debito dei greci, attraverso il meccanismo della tagliola o della rinuncia agli interessi. Altre due ipotesi più percorribili potrebbero consistere nell’allungamento delle scadenze del maxi-prestito già accordato e nella sospensione degli interessi maturati su di esso per un determinato lasso di tempo (cd periodo di grazia).

Un’ipotesi un pò più estrema, ma che si scontrerebbe con il no di Berlino sarebbe la cessione da parte di Francoforte dei titoli ellenici all’ESM, il Fondo salva-stati permanente, con quest’ultimo ad accollarsi le perdite dell'”haircut” o anche solo rinunciando agli interessi su di essi. Inattuabile, invece, la cessione dei titoli da parte della BCE ai prezzi di acquisto e non ai più alti valori nominali di rimborso. Sarebbe un’altra forma mascherata di monetizzazione del debito ellenico.

Il problema non sta tanto nei 10-11 miliardi in più da corrispondere alla Grecia, quanto nella sensazione pressoché unanime che i soldi stiano finendo in un pozzo senza fondo e che a fronte degli immensi sacrifici imposti alla popolazione, i benefici nemmeno s’intravedano. A maggior ragione, adesso che il governo di unità nazionale di Antonis Samaras è più debole politicamente, dopo l’addio della Sinistra Democratica alla maggioranza e i numeri risicati in Parlamento. L’Europa teme di di non vedere mai l’attuazione di alcuna delle riforme chieste ad Atene da 3 anni e mezzo.

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Argomenti: Economie Europa

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