In Grecia è corsa al ritiro dei risparmi in banca. E i mercati sottostimano il rischio caos

In Grecia è tornata la paura tra i risparmiatori, che a dicembre hanno iniziato a ritirare dalle banche i loro quattrini. Mentre i sondaggi confermerebbero la vittoria di Syriza alle elezioni anticipate del 25 gennaio, i mercati non avrebbero compreso appieno la portata della crisi politica.

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A 23 giorni dalle elezioni anticipate in Grecia, i sondaggi confermano la tendenziale prevalenza nei consensi di Syriza, il partito della sinistra radicale anti-Troika (UE, BCE e FMI), contraria alle politiche di austerità e che richiede la rinegoziazione del debito pubblico. E i risparmiatori greci hanno iniziato a scontare il pericolo di una fuoriuscita del paese dall’euro e di un default. Nel mese di dicembre, i ritiri netti dei risparmi dalle banche elleniche sono stati pari a 3 miliardi di euro, che equivalgono qui a più di un punto e mezzo di pil. Come se in Italia, per fare un raffronto, si ritirassero in trenta giorni intorno ai 24 miliardi di euro. Nel dettaglio, i depositi a novembre sono diminuiti di 222 milioni, attestandosi a 164,3 miliardi, pur sempre il 2% in più su base annua, ma a dicembre si è registrato un calo netto sul mese precedente di 2,35 miliardi.   APPROFONDISCI – La Grecia nel caos per i sondaggi: niente maggioranza certa e aiuti della Troika in bilico   Il ministro delle Finanze, Gikas Hardouvelis, ha smentito che vi sia in corso una fuga dei capitali, come avvenne nella primavera del 2012, quando la Grecia affrontò in pochi mesi il taglio del valore nominale dei titoli di stato (“haircut”) e due elezioni politiche in un mese.

Tra l’aprile e il maggio di quell’anno, in effetti, i depositi netti crollarono di 8,5 miliardi e scesero a 157,4 miliardi. E tra l’ottobre del 2009 e il giugno del 2012, lo stock dei depositi è precipitato di 85 miliardi.

I rischi delle elezioni

Tutto bene, dunque? No. Il trend è, comunque, negativo e a gennaio si potrebbe registrare un’accelerazione. I livelli sono molto più contenuti di 3 anni fa, anche perché i titolari di grossi depositi hanno già portato altrove i loro quattrini e in tutta Europa, Grecia inclusa, i risparmiatori sono tutelati fino a un importo di 100 mila euro, anche se il caso Cipro e le nuove regole introdotte con l’Unione bancaria (“bail-in”) dimostrano che nel caso di crac di una banca, si può essere tutt’altro che tranquilli anche sotto queste cifre. E’ probabile che Alexis Tsipras vincerà le elezioni a fine mese e che non avrà la maggioranza assoluta dei seggi per governare. Da qui, il rischio che accanto alla paura degli investitori per l’arrivo al governo di una forza anti-Troika si abbia anche il caos politico, con la necessità di andare verso nuove elezioni tra febbraio e marzo, come nel 2012.   APPROFONDISCI – La Grecia andrà alle elezioni, è ufficiale. Crolla la Borsa di Atene, panico sui mercati   Finora, i mercati finanziari hanno contenuto le loro paure, rassicurate dalla vigilanza della BCE e forse ipotizzando che ancora una volta, sull’orlo del baratro, l’Eurozona riuscirà lo stesso a trovare un compromesso per evitare il peggio. Ma le cose sono molto più complesse e meno positive di quanto non si pensi. La Grecia, ad esempio, non potrebbe ripararsi sotto l’ombrello dell’Omt, il piano messo in atto da Mario Draghi tra il luglio e il settembre del 2012 contro il boom degli spread, in quanto per farlo dovrebbe accettare di varare le riforme chieste proprio da quella Troika, che Tsipras respinge e vede come fumo negli occhi.

Rinegoziazione debito difficile

Inoltre, Syriza chiede di rinegoziare il debito pubblico ellenico, oggi pari al 177% del pil della Grecia, circa 340 miliardi. Ma l’80% di questo debito si trova nelle mani degli altri governi europei, sotto forma di aiuti erogati con i fondi salva-stati (Efsf e ESM) e in modo bilaterale. Il resto è detenuto dalla BCE, dalle stesse banche elleniche e, infine, solo in minima parte dai creditori privati, i quali hanno già dato abbastanza tre anni fa. Se il nuovo governo volesse rinegoziare il debito, ossia tagliarlo, dovrebbe vedersela con i governi dell’Eurozona, in primis, con la Germania, dove gli elettori tedeschi punirebbero la cancelliera e chicchessia al minimo segno di cedimento. Inoltre, ciò segnalerebbe agli stessi Parlamenti che gli aiuti ai paesi indebitati sono rischiosi e probabilmente non ne verranno più erogati, anche perché ciascun paese, Italia compresa, dovrebbe iscrivere a bilancio una perdita.

Per concludere, i mercati starebbero sottovalutando la portata di quanto potrebbe accadere nelle prossime settimane. E la sensazione è che dal 26 di gennaio, inizieranno a rendersene bruscamente conto.   APPROFONDISCI – La Grecia al bivio, ecco perché la Germania non farà un accordo con Tsipras        

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