In Grecia arriva l’ora X, ecco perché oggi è una data cruciale per l’euro e l’Italia

La Grecia vota oggi per la terza e ultima volta per eleggere il nuovo capo dello stato. Se non saranno raggiunti i 180 voti necessari, il Parlamento sarà sciolto e si andrà ad elezioni tra gennaio e febbraio. E a vincerle potrebbe essere Syriza, il partito anti-Troika.

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A mezzogiorno sapremo se la Grecia avrà un nuovo presidente della Repubblica o se il Parlamento sarà sciolto e si andrà ad elezioni anticipate. Al terzo scrutinio, servono 180 voti su 300, affinché il candidato della maggioranza, Stavros Dimas, possa essere eletto. Al primo scrutinio del 17, l’uomo ottenne solamente 160 voti, 5 in più di quelli della maggioranza che sostiene il governo Samaras. Lo scorso 23 dicembre, invece, i voti favorevoli a Dimas erano saliti a 168, 12 in meno di quanti ne servano oggi. Nelle prime due votazioni, però, erano necessari 200 deputati su 300 per eleggere il nuovo capo dello stato, ragione per cui oggi il partito del premier spera ancora di farcela e che i deputati indipendenti si rendano conto di quello che c’è in gioco. Se si andasse alle elezioni anticipate a fine gennaio o agli inizi di febbraio, la Grecia rischia da un lato di non ricevere l’ultima tranche degli aiuti della Troika (UE, BCE e FMI), pari a 7 miliardi, con la prevedibile difficoltà a pagare le spese ordinarie, come stipendi pubblici e pensioni. Dall’altro, il rischio è che le elezioni le vinca Syriza, il cartello della sinistra radicale, guidato da Alexis Tsipras, che chiede la fine delle politiche di austerità e la rinegoziazione del debito sovrano.   APPROFONDISCI – La Grecia a un passo dalle elezioni. Appello delle imprese: evitate una nuova recessione La Grecia va verso le elezioni anticipate. Il governo teme il no della Troika agli aiuti  

Default Grecia?

I mercati hanno iniziato a scontare questo scenario da incubo e i rendimenti a 3 anni sono schizzati al 10,45% nella seduta del 24 dicembre, superando quelli decennali, a conferma che gli investitori si attendono come probabile un default e una fuoriuscita della Grecia dall’Eurozona. Ovviamente, questo sarebbe lo scenario peggiore per i mercati, ma non è detto che si verifichi. Anzitutto, perché Syriza è in testa in tutti i sondaggi su Nuova Democrazia, ma di poco. E lo scarto tende a diminuire, man mano che i greci realizzano le probabilità di nuove elezioni subito. Inoltre, ammesso che vincesse, pur godendo del premio di maggioranza di 50 deputati, non potrebbe governare da sola, per cui dovrà allearsi con almeno uno degli altri partiti, dovendo ammorbidire le proprie posizioni.   APPROFONDISCI – In Grecia è fumata nera anche oggi per il presidente, l’uscita dall’euro non è più così lontana Grecia, Tsipras chiede la ristrutturazione del debito all’Europa  

Rischio contagio

D’altro canto, però, da qui al giorno del voto, i mercati sarebbero in balia degli umori degli investitori e la volatilità dei bond e della Borsa di Atene sarebbe massima.

E la reazione potrebbe essere devastante, se tra un mese o poco più, si dovrebbe prendere atto che Atene sia nelle mani di un governo anti-Troika. Il rischio più concreto è che la sfiducia colpisca anche l’Italia, alle prese nelle stesse settimane con il medesimo problema di eleggere un capo dello stato, dopo che Giorgio Napolitano si sarà dimesso con ogni probabilità a metà gennaio. Tra una possibile crisi politica interna e la nuova ondata di scetticismo sull’euro, in arrivo dalla Grecia, l’Italia si giocherà molto. Ancora una volta, a dovere indossare i panni da pompiere sarà Mario Draghi, che al board del 22 gennaio potrebbe disinnescare in parte la bomba, annunciando il varo di un QE. Non è detto che basti, però.   APPROFONDISCI – La Grecia è più vicina alle elezioni anticipate, ma cambierebbero davvero qualcosa?  

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