In ginocchio da “Re Spread”: perché l’impennata di oggi non ha senso

Le dimissioni Monti scatenano il panico sui mercati, ma il Prof avrebbe lasciato lo stesso tra poche settimane.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le dimissioni Monti scatenano il panico sui mercati, ma il Prof avrebbe lasciato lo stesso tra poche settimane.

Ci siamo. Lo spread btp bund si vendica delle dimissioni chieste al premier Mario Monti e impenna a oltre quota 350 punti base, con il BTp decennale a rendere ora intorno al 4,8%. Fino alla vigilia dell’apertura di fatto della crisi politica, il differenziale tra i nostri titoli e quelli tedeschi per la scadenza a 10 anni si attestava a 300 punti, con il rendimento decennale non oltre il 3,45%. Sembra un’altra era e si parla di soli 5 giorni fa. E’ accaduto nel frattempo che il PDL abbia sottratto la fiducia al governo tecnico, malgrado si sia detto disponibile a un iter veloce di approvazione della legge di stabilità. Ma che lo spread influisca sulle decisioni politiche più di quanto la politica non influisca su di esso lo dimostra anche la dichiarazione del presidente Giorgio Napolitano, che nel commentare la dichiarazione del premier, che ha assicurato di dimettersi dopo l’approvazione della legge di stabilità, ha risposto: “Vedremo cosa accadrà sui mercati” (Legge di stabilità 2013 sarà l’ultimo atto del Governo Monti) Insomma, piaccia o meno, i mercati finanziari determinano la politica italiana più di quanto accada altrove, come in Spagna. Segno evidente di un assetto istituzionale allo sbaraglio.  

Andamento spread btp bund: troppe le anomalie

Che lo spread registri gli umori degli operatori sia fuori di dubbio, così come che i mercati non amino le crisi. Ma che stiamo assistendo a una reazione esagerata e incomprensibile da parte degli investitori (Piazza Affari cede oltre il 3%) lo è altrettanto. Lo dimostra un solo ragionamento: il PDL ha tolto la fiducia a un governo, che sarebbe comunque andato a casa al più tardi a marzo. Le Camere saranno sciolte, se le dimissioni saranno confermate entro dicembre, un paio di settimane prima del previsto, forse un mese. Di questo stiamo parlando. Del fatto che Monti si dimetta un mese prima o dopo. Ma si sarebbe dovuto dimettere lo stesso, per la scadenza naturale della legislatura. E a meno che non vogliamo pensare che i mercati possano decidere anche se si possa votare o meno, stiamo parlando dell’assurdo. Certo, bisogna anche ammettere che vista da fuori, la crisi politica italiana, la seconda in tredici mesi, da l’immagine di un Paese allo sbando, senza una prospettiva chiara, con partiti allo sbando e senza un assetto definito di alleanze e un programma di governo. Questo è vero e da questo punto di vista, lo spread registrerebbe lo sconcerto degli investitori dinnanzi alla cattiva politica romana. Ma non è che se Monti fosse rimasto un mese in più, essa sarebbe stata diversa. Quindi: o i mercati si sono entusiasmati troppo nelle scorse settimane, assegnando all’Italia più fiducia di quanto meritasse, oppure staranno esagerando adesso, bistrattandoci più del logico. D’altronde, senza volere sposare le tesi dei complottisti, per cui lo spread sarebbe manovrato a piacimento da pochi, grossi investitori, al fine di decidere i destini della politica e della finanza che conta, non possiamo non rilevare alcune incongruenze nel suo andamento degli ultimi anni.  

Cosa è lo spread Btp Bund? Un perfetto sconosciuto fino a un anno e mezzo fa

Di questo termine – lo spread, appunto – non abbiamo sentito parlare fino al mese di giugno del 2011, un anno e mezzo fa esatto, dato che il differenziale a dieci anni si attestava fino ad allora a 120 punti base in media. E qualche anno prima, nel giugno 2008, lo spread BTp-Bund era di una ventina di punti, mentre sotto lo stesso governo Berlusconi (2001-2006), era stato praticamente annullato. Ora, se è evidente che con l’esplodere della crisi del 2008 il divario con la più parsimoniosa Berlino si sarebbe allargato, non si capisce il trend dall’estate 2011, quando in un paio di mesi lo spread s’impenna fino a quasi 400 punti e nonostante l’ex premier si fosse impegnato con la BCE a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013. Nessuno, dicasi nessuno, si impegnò in modo così forte con l’Europa. Eppure la speculazione infuriò e divampò a inizio novembre 2011, portando Berlusconi alle dimissioni.  

Il ruolo dello scudo anti spread

Ma non si arrestò nemmeno sotto Monti, almeno fino a settembre, quando la BCE annunciò il varo del cosiddetto piano anti spread, l’Outright Monetary Transaction. Eppure, i fondamentali economico-finanziari dell’Italia non erano tali da giustificare tanta sfiducia. Se è vero che il nostro Paese ha accumulato nei decenni passati una montagna enorme di debiti, è anche vero che questo dato fosse noto da sempre. Eppure pare che sia stata una notizia di 18 mesi fa (Spread sotto i 300 punti: il merito è anche di un altro Mario, Draghi).  

Lo spread controlla la politica italiana per colpa della politica italiana

Per concludere, la buona politica deve seguire gli umori dei mercati e lo spread può esserne un buon indicatore. A patto che lo si guardi in un’ottica di lungo periodo e non seduta per seduta. E che semmai sia utilizzato più per orientarsi nelle scelte di fondo del Paese, non per decidere chi piazzare in quale ministero o a Palazzo Chigi. La sensazione è che i mercati tengano sotto scacco l’Italia più di ogni altro stato sovrano per via della crisi irreversibile delle sue istituzioni, non in grado di trasmettere all’esterno un messaggio di affidabilità e di compattezza nelle scelte cruciali per il nostro futuro. Se a ciò aggiungiamo come il nostro sia l’unico Paese in cui i partiti politici utilizzano lo spread a fini propagandistici gli uni contro gli altri, ci rendiamo ben conto della nostra debolezza intrinseca. Forse ci libereremo dal fantasma dello spread quando smetteremo di guardarlo con l’ansia di chi lo scruta con occhi simili a quelli degli antichi oracoli, quando cercavano di scoprire il destino degli uomini dalle interiora degli animali.

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Argomenti: Economia Italia, Spread