In Germania tornano a crescere i contagi da Coronavirus, allarme per Nord Italia

Rischio contagio in risalita in Germania, dove era stata celebrata la fine della Fase 1. Adesso, i problemi per l'economia italiana potrebbero aumentare.

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Regioni che cambiano colore 21 febbraio

L’istituto Koch ha stimato per la Germania un indice R0 pari a 1,1 per la giornata di ieri, in forte aumento da 0,65 di soli quattro giorni prima. Questo significa che mediamente un tedesco risultato positivo al test del Coronavirus tende a contagiare altre 1,1 persone, per cui l’epidemia accelera la sua propagazione. Quando il fattore R0 scende sotto 1, invece, poiché un malato contagia meno di un’altra persona, l’epidemia tende ad arrestarsi da sola. Cosa abbia potuto invertire la curva dei contagi in Germania non è immediato saperlo. Da qualche settimana, i Laender hanno rimosso le principali restrizioni, allentando il “lockdown”, consentendo ai tedeschi di tornare a lavorare e, in molti casi, anche tra i banchi della scuola.

Due le ipotesi: o l’allentamento è arrivato quando ancora la Germania non era realmente uscita dalla fase emergenziale o sono bastati pochi giorni di maggiore mobilità per aumentare la contagiosità. Qualche giorno fa, la cancelliera Angela Merkel, che pure era stata personalmente contraria a cessare la quarantena e aveva dovuto cedere alle pressioni di sindaci e governatori del suo partito, aveva celebrato la fine della Fase 1, sostenendo che la Germania fosse pronta ad attuare la Fase 2.

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L’impatto sulla Fase 2

Questi numeri, se il trend fosse confermato nei prossimi giorni, frenerebbero la riapertura anche nel resto d’Europa, dove il modello tedesco si è ad oggi presentato come un riferimento per tutti, con un tasso di mortalità di appena il 4,4% contro il 14% circa di Italia, Francia, Spagna e Regno Unito, sebbene sui criteri utilizzati per i conteggi non vi sia omogeneità di vedute.

Resta il fatto che se la Germania fosse costretta a tornare indietro, cioè a ripristinare la Fase 1 per almeno parte del suo territorio, la transizione verso la normalità si farebbe ancora più lenta nella stessa Italia, non solo perché il governo Conte, a quel punto, si sentirebbe autorizzato a rinviare la riapertura di negozi, bar, ristoranti, parrucchieri e centri estetici e a proseguire il contenimento della mobilità delle persone, ma anche perché il sistema produttivo tedesco è integrato con quello del Nord Italia, dove centinaia di aziende fungono da fornitrici, in particolare, per il suo comparto automotive.

Più lenta la ripresa della produzione in Germania, più grave la recessione in corso dell’economia italiana. Senza contare che la Germania sia nel complesso la prima destinazione delle nostre esportazioni, con acquisti annui nell’ordine dei 55 miliardi di euro, pari a oltre il 3% del nostro pil di fine 2019. Il rischio di una seconda ondata dei contagi è considerato elevato dai virologi, secondo i quali nell’autunno prossimo potrebbero ripresentarsi le condizioni climatico-stagionali per una nuova diffusione del Coronavirus. Se, poi, per allora dovessimo arrivarci con focolai che nel frattempo insorgono al minimo allentamento delle restrizioni, significa che non avremmo nemmeno avuto modo di ricaricarci parzialmente sul piano economico dopo le forti perdite di reddito e fatturato accusate in questa primavera. E la già folta lista dei problemi per famiglie, imprese e governi si allungherebbe maledettamente.

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