In Germania la svolta “verde” non arresta la crisi della cancelliera Merkel

In calo di consensi la cancelliera Merkel, il cui partito rischia di perdere lo scettro della politica in Germania e a favore dei Verdi. La svolta ambientale del governo tedesco non basta all'economia e non sta portando voti.

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In calo di consensi la cancelliera Merkel, il cui partito rischia di perdere lo scettro della politica in Germania e a favore dei Verdi. La svolta ambientale del governo tedesco non basta all'economia e non sta portando voti.

Tra la copia e l’originale, anche i tedeschi scarterebbero la prima. L’ultimo sondaggio pubblicato dalla rete pubblica ZDP assegna ai Verdi il 27% (+3%) dei consensi, alla pari con il blocco di centro-destra della cancelliera Angela Merkel, la CDU-CSU. A seguire, gli euro-scettici dell’AfD con il 14% e i socialdemocratici dell’SPD con il 13%. I conservatori perdono così il primato, almeno nelle intenzioni di voto. E dire che il pareggio sia avvenuto nel bel mezzo del varo della manovra di bilancio per il 2020, che vede il governo della Grosse Koalition stanziare ben 54 miliardi di euro, circa un punto e mezzo di pil, per i cosiddetti “investimenti green”. Eppure, per il 53% dei tedeschi intervistati non sarebbe abbastanza.

Taglio delle tasse e investimenti “green” in Germania preludono alla caduta del governo Merkel

A pagare pegno sono, in particolare, gli alleati di Frau Merkel, quei socialdemocratici che rischiano di sprofondare dal secondo al quarto posto, diventando semi-irrilevanti nello scenario politico federale. Paradossalmente, l’estrema debolezza e impopolarità del governo allontanerebbero le elezioni anticipate. Se oggi si tornasse alle urne con due anni di anticipo rispetto alla scadenza naturale, i conservatori non avrebbero né la certezza di mantenere la guida del governo, né saprebbero con chi allearsi eventualmente per formare la nuova maggioranza. A staccare la spina dovrebbe essere l’SPD, ma equivarrebbe a un suicidio politico.

L’economia tedesca dovrebbe essere già entrata in recessione. Lo scopriremo solo quando a novembre verranno resi noti i dati sul pil nel secondo trimestre, che alla luce dell’andamento negativo della produzione industriale dovrebbero mostrarsi in calo congiunturale per la seconda volta di seguito. A frenare la locomotiva d’Europa sono le esportazioni, la macchina da guerra dell’economia teutonica, colpite dal rallentamento economico globale e dalle tensioni commerciali USA-Cina, oltre che dalle incertezze continentali legate alla Brexit.

Cancelliera senza grossi rivali, ma in caduta libera

Tuttavia, la crisi potrebbe giocare a favore proprio di “Mutti”. I tedeschi non amano l’instabilità, men che mai nei momenti difficili. E la cancelliera rassicura la gran parte di loro per la capacità dimostrata negli ultimi 10 anni di superare ogni ostacolo con le armi della tenacia e della pazienza, oltre che dell’autorevolezza acquisita sul piano dei rapporti internazionali. Certo, la sua immagine esce molto appannata per lo scollamento crescente percepito tra la sua Unione cristiano-democratica e l’elettorato, ma di leadership alternative in giro per la Germania non ne esistono, almeno non altrettanto autorevoli e riconosciute.

La Germania si dirige verso la crisi, sarà per questo che i Bund si appiattiscono?

La svolta “verde”, la rincorsa all’ambientalismo à la Greta non stanno aiutando né il governo, né l’economia tedesca ad uscire dalla stagnazione, anche se gli investimenti sono stati ad oggi solamente ipotizzati e nemmeno varati ufficialmente. Servirebbero azioni concrete dagli effetti più immediati, come un robusto taglio delle tasse, per rafforzare la domanda interna e compensare così il calo delle esportazioni, al contempo rendendo l’economia domestica più competitiva nel medio e lungo termine. Ma nessuna azione decisa può essere adottata in un clima di scontro e reciproca sfiducia perenni tra gli alleati di governo, da qui la decisione di puntare su misure mediatiche all’apparenza efficaci e popolari e non invise ad alcun tipo di elettorato.

La Germania vantava un avanzo di bilancio di 58 miliardi di euro nel 2018. Molto probabile che risulterà più basso quest’anno, tra taglio delle tasse, potenziamento degli investimenti pubblici e rallentamento economico. Ad ogni modo, dispone dei margini fiscali per reagire alla crisi, sebbene sia difficile utilizzarli senza un chiaro mandato in tal senso dagli elettori e con queste divisioni in seno alla maggioranza, che sempre più appare una gabbia dorata in cui i due schieramenti tradizionali si sono rinchiusi per ripararsi dalle intemperie esterne.

Certo è, infine, che la debolezza interna della cancelliera si riflette nella sua perdita della leadership europea, pur solo parzialmente colmata dall’ascesa di Emmanuel Macron. Berlino è paralizzata e proprio quando sarebbe servito che fosse al massimo delle proprie capacità per sventare sul nascere la crisi economica in arrivo.

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