In Germania il governo vacilla dopo l’ennesimo disastro elettorale, da sinistra ultimatum alla Merkel

In Germania è crisi nel governo federale di Grosse Koalition dopo l'ennesima sconfitta elettorale locale ai danni di entrambi gli schieramenti tradizionali. La leadership di Frau Merkel non esiste più.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
In Germania è crisi nel governo federale di Grosse Koalition dopo l'ennesima sconfitta elettorale locale ai danni di entrambi gli schieramenti tradizionali. La leadership di Frau Merkel non esiste più.

La batosta, l’ennesima per la Grosse Koalition, era nell’aria ed è arrivata puntuale e brutale. Le elezioni regionali in Assia, Land centro-occidentale della Germania, ieri hanno confermato la crisi nera dei due partiti al governo federale. I cristiano-democratici della CDU di Angela Merkel hanno ottenuto il 27,2%, crollando dal 38,3% della tornata precedente e segnando il peggiore risultato dal 1950. Peggio ancora hanno fatto i socialdemocratici della SPD, incapaci di approfittare della loro opposizione all’amministrazione regionale guidata da CDU e Verdi: 19,6%, in calo di oltre 11 punti percentuali e ai minimi dal 1887. Altro smacco: hanno ottenuto gli stessi voti dei Verdi, anch’essi al 19,6%, in ascesa di oltre l’8%. Al quarto posto sono saliti gli euro-scettici dell’AfD con il 13,1%, in crescita di quasi 9 punti rispetto a 5 anni fa.

Germania a un passo dalla crisi di governo?

Commentando i risultati, il governatore Volker Bouffier, stretto alleato della cancelliera, si è detto soddisfatto del fatto che la CDU sia rimasta prima e guiderà anche il prossimo esecutivo locale, ma non ha potuto non notare che il partito abbia subito pesanti perdite. Il segretario dell’SPD, Andrea Nahles, si trova in una posizione assai peggiore, pressata da un’ala crescente del partito, guidata dai giovani di JuKo di Kevin Kuehnert, perché ponga fine alla GroKo e guidi l’opposizione all’impopolare governo federale. La tensione nel principale schieramento di centro-sinistra in Germania è diventata così alta che la leader è stata costretta a lanciare un ultimatum agli alleati del centro-destra: “roadmap” da qui al prossimo anno per valutare i risultati dell’azione di governo; se questi non arrivano, sarà divorzio.

Due settimane fa, la Baviera era andata al voto e la CSU, il partito gemello della CDU, aveva ottenuto appena il 37% dei consensi, il dato peggiore della sua storia. I sondaggi segnalano che sul piano nazionale la CDU-CSU è al collasso e ampiamente sotto il 30% dei consensi contro il 33% ottenuto alle elezioni federali dello scorso anno, così come l’SPD sarebbe scivolata al terzo posto in area 17%, scavalcata dai Verdi e incalzata dall’AfD. Messi insieme, centro-destra e centro-sinistra ormai rastrellano meno del 45%. Superavano il 68% nel 2013. Devastante si è rivelata per i conservatori la decisione di Frau Merkel di aprire le frontiere agli immigrati nel 2015, facendone entrare circa un milione in pochi mesi.

Grosse Koalition in dissolvimento

A questo punto, la vita del governo federale appare appesa a un filo e in tanti scommettono tra gli analisti politici che non durerà a lungo, certamente non fino alla scadenza naturale del 2021. La caduta immediata dovrebbe essere esclusa dalla paura di entrambi gli schieramenti di tornare al voto anticipato, che li ridurrebbe ai minimi termini. Probabile che si attenderà di superare le elezioni europee per valutare successivamente il da farsi. A dicembre, la CDU dovrà eleggere il nuovo segretario e la cancelliera si presenta per ottenere un nuovo mandato. Dopo l’ennesima sconfitta, i dubbi sulla sua leadership s’infittiscono, ma lo scenario più concreto appare la sua rielezione per non compromettere la tenuta del governo, ormai bombardato da destra e da sinistra e senza appeal tra gli elettori.

Il voto locale sta terremotando il panorama politico oltre le stesse attese, non solo perché conservatori e socialdemocratici nel complesso segnalano di perdere oltre il 20% dei consensi, bensì pure perché si segnala una perdita a loro discapito su entrambi i fronti. Laddove l’economia va bene e la disoccupazione è bassa, ad approfittare perlopiù del malcontento sembrano essere i Verdi, con gli euro-scettici a posizionarsi al di sotto delle percentuali di cui sono accreditati su base nazionale, pur attestandosi sopra la doppia cifra. Nelle aree economicamente più deboli, invece, sono questi ultimi a imporsi con percentuali significative. La Germania si sta italianizzando, se è vero che adesso i principali partiti politici sono non meno di quattro e che per formare una maggioranza serve un accordo a tre. Tutto ciò non depone in favore della stabilità della prima economia europea, leader di fatto della UE.

Il silenzio della Germania sulla manovra di bilancio dell’Italia la dice lunga sulla fine dell’era Merkel

La cancelliera ha ormai il proprio futuro politico alle spalle e questo lascia la Commissione europea spiazzata dinnanzi alla gestione della crisi dei rapporti con l’Italia. Bruxelles non sembra godere di copertura politica verso alcuna direzione nei confronti di Roma, essendo troppo debole la posizione tedesca e, soprattutto, non avendo più la Merkel alcuna presa sul suo stesso governo, dove l’ala più conservatrice spinge per sostenere la linea dura di Italia e Austria sull’immigrazione e la sinistra si batte per una maggiore integrazione europea, politica fiscale compresa. La baracca non si regge più in piedi e il colpo finale lo darebbero le prossime europee, quando sarà lampante il tracollo definitivo della leadership merkeliana, a tutto vantaggio degli euro-scettici da un lato e degli ambientalisti dall’altro. E la preclusione dei conservatori a formare maggioranze con l’AfD non fa che rendere cupe le prospettive sulla stabilità politica a Berlino, dove si renderanno necessarie al prossimo giro alleanze ancora più eterogenee (coalizione Giamaica?) ed erratiche sul piano della politica estera.

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Argomenti: Elezioni in Germania, Germania, Politica, Politica Europa