In Germania è già finita l’accoglienza per tutti, ma ecco chi pagherà per Colonia

I fatti di Colonia stanno imprimendo una svolta politica in Germania, dove la cancelliera Angela Merkel potrebbe tornare più dura di quanto lo sia stata negli ultimi tempi.

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I fatti di Colonia stanno imprimendo una svolta politica in Germania, dove la cancelliera Angela Merkel potrebbe tornare più dura di quanto lo sia stata negli ultimi tempi.

I fatti di Colonia hanno profondamente scosso l’opinione pubblica tedesca, che contrariamente alla sua classe politica nazionale, non aveva mai espresso grande apprezzamento per la decisione della cancelliera Angela Merkel di accogliere indiscriminatamente gli immigrati in fuga dalla Siria. Si era trattato di una scelta subita anche dai comuni e dai Laender, sui quali è ricaduto in questi mesi il maggiore onere delle frontiere aperte. Le centinaia di aggressioni sessuali ai danni di altrettante donne tedesche hanno lasciato il segno. La stessa Merkel, in conferenza stampa, è arrivata a mettere in discussione l’area Schengen, mentre ha sposato clamorosamente la tesi del premier britannico David Cameron, dopo averla contrastata negli ultimi mesi, secondo la quale gli immigrati, europei compresi, non avrebbero automaticamente diritto all’assistenza sociale sin dal primo giorno di arrivo in uno dei paesi della UE. La svolta di Frau Merkel è dettata dalla necessità. I conservatori bavaresi della CSU, il partito gemello dei cristiano-democratici della CDU, sono stati in questi giorni i maggiori detrattori delle politiche di accoglienza indiscriminata della cancelliera. Il loro leader Horst Seehofer le aveva già messe alla berlina, quando tutti le applaudivano, specie all’estero, figuriamoci adesso che si respira, nel migliore dei casi, aria di imbarazzo.        

Crisi immigrati lega mani a Frau Merkel

Gli euroscettici della AfD volerebbero nei sondaggi intorno all’8-10% dei consensi, mentre sarebbero in recupero persino i moribondi liberali della FDP, che per la prima volta nella storia della repubblica post-1949 non erano riusciti a superare la soglia di sbarramento del 5% per entrare al Bundestag, nel settembre del 2013. La crisi dell’immigrazione sta rianimando le altre formazioni di centro-destra e adesso la CDU-CSU inizia a non essere più avvertito come l’unica alternativa alla sinistra dell’SPD dall’opinione pubblica.

Un monopolio, che aveva consentito in questi 28 mesi dalle ultime elezioni federali alla cancelliera di spostarsi a sinistra, senza il timore di perdere consensi. I socialdemocratici, alleati nel governo federale di Grosse Koalition, hanno potuto così strappare ai partner conservatori l’introduzione del salario minimo orario, una maggiore flessibilità in uscita per le pensioni e una politica un po’ più morbida con la Grecia nelle estenuanti trattative della scorsa estate. I malpancisti dentro il partito della Merkel sono stati tanti e adesso rischiano di essere troppi. Ma dalla sua, la cancelliera di ferro avrebbe l’assenza di alternative. Il suo maggiore potenziale rivale sarebbe il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, il quale, però, avrebbe segnalato da mesi l’intenzione di fungere da pungolo nel governo, non da contendente della cancelleria.        

Fine accoglienza immigrati

Ma molte cose cambieranno a Berlino. In primis, è già finita la breve stagione dell’accoglienza a braccia aperte per tutti. Sono già arrivati in Germania 1,1 milioni di profughi, molti dei quali ora rischiano l’espulsione, qualora non mostrassero adesione alle leggi tedesche. Il problema è: dove rispedirli? Di certo, nuovi ingressi non ve ne saranno, mentre la cancelliera sarà costretta a riposizionarsi a destra per evitare di subire una batosta elettorale nelle 5 regioni al voto quest’anno, in cui si preannunciano risultanti entusiasmanti per l’AfD. Non è nemmeno un caso che anche nei confronti con l’Italia stia prevalendo a Berlino la linea dura, dopo un biennio di sorrisi e abbracci. Ne sa qualcosa Matteo Renzi, che già da alcune settimane ha alzato la voce contro Frau Merkel, avvertendo il pericolo di ritrovarsi commissariato dalla UE a trazione tedesca sui temi dei conti pubblici e delle banche. Saranno sostanzialmente 2 i risvolti dei fatti di Colonia. Il primo è sul piano interno: la SPD sarà ridimensionato al ruolo di partner minore della Grosse Koalition, dovendo cedere terreno non solo sul piano della politica economica, ma anche di quello europeo.

E arriviamo alla seconda svolta, quella che riguarda i rapporti con gli alleati UE e, in particolare, dell’Eurozona.        

Crescerà pressione su partner Eurozona

La tempra moderata dei tedeschi degli ultimi mesi dovrà cedere il passo a quella più incline alla natura del governo in carica, che al netto degli apporti della SPD, è d’impronta conservatrice, mancando la maggioranza assoluta al Bundestag per soli 3 seggi. La Germania tornerà a puntare i piedi sulla Grecia, chiudendo più di prima a una ristrutturazione del debito, ma anche contro paesi come Italia, Spagna e Francia. Queste ultime 2 non sono ancora in regola con i parametri sul deficit, sforando il tetto massimo del 3% del pil, mentre il nostro paese ha già usufruito di forti dosi di flessibilità, utilizzata dal governo Renzi, però, per scopi non condivisi dalla Commissione europea, ovvero per finalità diverse dall’attuazione delle riforme strutturali. Alla fine, i tedeschi dovranno tenersi la Merkel turandosi il naso, anche perché di leader più credibili e dalle posizioni ferme sui punti focali che interessano l’opinione pubblica non ve ne sono. Questa, però, dovrà tornare a battere i pugni su immigrazione e conti pubblici, mostrando l’esaurimento della propria tolleranza anche nei confronti di Mario Draghi, il cui raggio di azione dentro la BCE si ridurrà.    

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