In Germania è boom degli euro-scettici. Ecco come cambierà la politica della Merkel

E' boom elettorale per gli euro-scettici tedeschi. Il risultato delle urne in Brandeburgo e Turingia conferma l'ottima crescita dell'AfD, che chiede la fine dell'euro. E' un segnale da non sottovalutare, perché la politica europea della cancelliera Angela Merkel potrebbe irrigidirsi.

di , pubblicato il

Si sono concluse con un boom di consensi per Alternativa per la Germania (AfD) – il partito euro-scettico tedesco – le elezioni regionali in Brandeburgo e Turingia, tenutesi ieri. Nei due Laender, la formazione ha ottenuto rispettivamente il 10% e il 12%, un vero trionfo, visto che si presentava per la prima volta ai due appuntamenti. E solamente due settimane fa, alle elezioni in Sassonia, l’AfD aveva ottenuto un ottimo 9,7%, dopo che alle elezioni europee del 25 maggio aveva preso già il 6,7% e alle elezioni federali di un anno fa aveva mancato per un soffio lo sbarramento del 5% per entrare al Bundestag. Morale della favola: ogni volta che in Germania si vota, i consensi per gli euro-scettici crescono. E se finora i conservatori della CDU-CSU, il partito della cancelliera Angela Merkel, avevano potuto ignorare il fenomeno ed escludere a priori anche solo la ricerca di un accordo locale, adesso le cose sono cambiate. In Turingia, ad esempio, la governatrice della CDU, Christine Lieberknecht, nonostante il 34% ottenuto ieri dal suo partito, potrebbe perdere la poltrona in favore del rivale post-comunista, in grado di guidare una nuova maggioranza.

Verso alleanza tra euro-scettici e la Merkel?

Dentro al partito di Frau Merkel si moltiplicano le voci dei dirigenti favorevoli a un dialogo con gli euro-scettici. Questi ultimi propongono su base nazionale l’uscita dei paesi “spendaccioni” del Sud Europa dall’euro, oppure l’addio della Germania all’Eurozona, convinti che i vantaggi che la moneta unica abbia portato alla Germania siano minori dei vantaggi, specie in considerazione degli enormi rischi a cui sono esposti i contribuenti tedeschi con i salvataggi pubblici dei Piigs e con i fondi salva-stati europei.

Gli altri temi cari all’AfD sono il taglio della spesa pubblica, delle tasse, la lotta all’immigrazione clandestina, così come al “turismo del welfare” (gli stranieri che si recano in Germania per usufruire del suo generoso stato sociale), una politica estera meno incline all’integrazione europea e più simile a quella perseguita dal premier britannico David Cameron. Che la musica sia cambiata nel variegato mondo conservatore tedesco lo conferma anche un articolo pubblicato stamane dal giornalista Oliver Stock sulla prima pagina web di Handelsblatt – il quotidiano economico vicino alle posizioni della Merkel – in cui si fa presente come l’AfD non sia il Fronte Nazionale francese o il Partito liberale austriaco, ossia che non persegue tematiche filo-nazionalistiche, ma trattasi di una formazione guidata da economisti, la cui credibilità dovrebbe essere tenuta in maggiore considerazione.

Cosa cambia per l’Europa?

Cosa implica per il governo tedesco e per l’Europa un’eventuale alleanza tra la CDU-CSU e il nuovo partito alla sua destra? Sarebbe se non la fine, certamente un grosso freno ai piani di integrazione delle banche (Unione bancaria), così come dei bail-out. La Merkel sarebbe costretta a una politica meno flessibile sul rispetto del Patto di stabilità e la Bundesbank dovrebbe alzare ancora di più la voce contro le misure ultra-accomodanti in cantiere della BCE di Mario Draghi.   APPROFONDISCI – La Germania attacca Draghi: sue misure spaventano la gente. Bundesbank sotto pressione   Certo, va detto che gli euro-scettici non hanno un solo seggio al Bundestag e che i conservatori guidano a Berlino un governo di Grosse Koalition con i socialdemocratici della SPD. Tuttavia, è evidente che il partito della cancelliera dovrà spostarsi un pò più a destra per recuperare i consensi perduti o per frenare nuove emorragie elettorali. Anche sul piano interno, ciò potrebbe implicare un ripensamento o una rivisitazione di punti programmatici come il salario minimo e l’abbassamento dell’età pensionabile a 63 anni per i lavoratori con almeno 45 anni di contributi. E potremmo scordarci di chiedere ai tedeschi di stimolare gli investimenti pubblici per generare crescita in favore del resto dell’Eurozona. Se le elezioni locali e nazionali in Francia, in Italia e in molti altri stati membri dell’unione monetaria mostrano l’insofferenza dei cittadini contro la politica della Germania, le urne tedesche ricambiano con un segnale di forte stanchezza verso il resto dell’Europa. Difficile ipotizzare che questa impasse si superi con uno slancio di europeismo.   APPROFONDISCI – Germania indignata per la nomina di Moscovici. E gli euro-scettici tedeschi avanzano  

Argomenti: , , ,