In Germania cresce il fronte anti-Piigs, Eurozona rischia la rottura?

L'incertezza che è emersa dalle elezioni politiche italiane rischia di arroventare il clima in Europa con la Germania intenzionata a far valere tutto il suo peso. Cosa attendersi nei prossimi mesi

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L'incertezza che è emersa dalle elezioni politiche italiane rischia di arroventare il clima in Europa con la Germania intenzionata a far valere tutto il suo peso. Cosa attendersi nei prossimi mesi

Le critiche del segretario socialdemocratico tedesco, Peer Steinbrück, all’indirizzo della politica italiana, in particolare, di Beppe Grillo e Silvio Berlusconi, definiti due “clown”, potrebbero essere solo l’antipasto di una guerra mediatico-politica che la Germania potrebbe scatenare contro Roma nei prossimi mesi, nel pieno della campagna elettorale per le elezioni federali.

 

Elezioni politiche 2013: alla Germania l’esito del voto non piace

L’esito del voto italiano non è stato gradito affatto a Berlino, che pensava si potesse formare un esecutivo Bersani-Monti, incline alle politiche della cancelliera Angela Merkel. Lo scenario di un’Italia senza un governo stabile e che mette in discussione le politiche di austerità imposte dai tedeschi all’Europa non solo non disincentiverà la Germania dal fare perseguire il piano finora sottoscritto dai vari stati in cambio degli aiuti, ma rischia di esacerbare gli animi della politica teutonica, che potrebbe cinicamente prendere la palla al balzo per spiegare ai tedeschi che l’Italia e la sua inaffidabilità sarebbero la causa di tutti i mali dell’Europa.

Già all’Eurogruppo di ieri, nonostante non si sia parlato ufficialmente del caso Italia, il fronte del Nord sembrava compatto nel paventare i rischi di un’eventuale instabilità a Roma. Dal ministro delle Finanze austriaco, Maria Fekter a quello finlandese, Jutta Urpilainen, il coro è stato unanime: l’Italia dovrà rispettare i patti, quale che sia il governo che si formerà (Germania sempre più lontana da Roma: fate le riforme o addio Euro).

 

Le contraddizioni delle accuse tedesche all’Italia

In Germania, la pressione sulla Merkel è alta. Tutti spingono, da destra e da sinistra, affinché Berlino non ceda a Roma e al suo “populismo anti-europeista”. I tedeschi non potranno continuare a pagare per gli italiani e gli altri stati irresponsabili. Questo è il refrain quotidiano sulla stampa e tra i partiti al Bundestag, tanto che persino il consigliere economico del cancelliere, Lars Feld, ha utilizzato simili frasi. Che tutto ciò sia falso, che i tedeschi non stiano pagando alcunché all’Italia, ma al contrario siamo spesso noi italiani a pagare i debiti degli altri stati europei verso le banche tedesche, tramite il meccanismo dell’Efsf-ESM, sembra un aspetto del tutto incompreso dai tedeschi, mai favorevoli a un’integrazione monetaria con stati ritenuti inferiori, quanto a stabilità monetaria e affidabilità politica.

 

Uscire dall’Euro se lo si desidera: il programma di Alternativa per la Germania  Crisi Euro

E il quadro politico tedesco si arricchisce di un altro elemento di possibile scontro, la nascita di “Alternativa per la Germania“, un movimento di liberi elettori guidato dall’ex presidente della Confindustria, Hans-Olaf Henkel. Punto-cardine del programma di Henkel è un referendum per chiedere ai cittadini tedeschi se siano disposti ad accettare la cessione di quote di sovranità, come previsto dai Trattati. Un obiettivo del tutto simile a quanto prefissato da Grillo, che chiede un referendum in Italia per restare o meno nell’Eurozona.

Ma il programma di “Alternativa per la Germania” non si ferma qui. E’ previsto anche uno stop agli aiuti tedeschi agli altri governi e la previsione della libertà concessa a tutti gli stati di uscire liberamente dall’Area Euro. Insomma, una piattaforma chiaramente opposta a quella della Merkel, già nel mirino dei socialdemocratici per la sua politica degli aiuti ai Piigs.

Non sappiamo come andranno le elezioni in Germania a settembre, ma quel che è certo è che mai come nei prossimi mesi Berlino sarà rigida verso chi sgarra o sembri di farlo. Ma il responso delle urne italiane è stato chiarissimo in un solo dato: l’Italia è a maggioranza contro le attuali politiche di austerità di Bruxelles. Lo si apprende con semplicità, sommando i voti dei due partiti che hanno fatto maggiormente campagna elettorale contro la Germania e l’austerity europea, il PDL e l’M5S.

Tutto ciò non potrà non pesare, quale che sia il governo che uscirà dalle tortuose trattative delle prossime settimane. A Bruxelles si rischia uno scontro durissimo tra l’Italia e gli altri stati del Sud da un lato e il fronte del Nord dall’altro.

D’altronde, la stessa Spagna è alle prese con tensioni sociali altissime e con un tasso di disoccupazione oltre il 25%; scenario simile a quello di Portogallo e Grecia, mentre è già esploso il caso Cipro (Spagna, disoccupazione record: 5mln di senza lavoro).

La stessa Francia non spalleggia la Germania come ai tempi del connubio Merkel-Sarkozy, intravedendo le prime avvisaglie di una crisi che rischia di travolgerla (La Francia congela la spesa per raggiungere gli obiettivi UE, mentre la crisi si approfondisce).

 

Crisi euro, Eurozona pronta a spaccarsi in due: il detonatore sarà l’Italia?

Per questo, i tedeschi si rifugeranno nella più rassicurante alleanza con la Finlandia, il Lussemburgo, l’Olanda e l’Austria. Piccoli stati, certo, ma che godono di una granitica convinzione per l’ordine dei conti e monetario. Questo fronte dell’austerity e filo-tedesco potrebbe anche decidersi per la rottura di un tabù, quello dell’unità indissolubile dell’Area Euro. Malgrado la Germania sia l’economia che maggiormente si è avvantaggiata di una moneta unica chiaramente più debole del marco tedesco, l’ipotesi che il fronte nordista aspiri presto a una moneta dei soli credibili e affidabili non è molto peregrina. Moltissimo, se non tutto, dipenderà dall’evoluzione della situazione di stallo politico in Italia. Una cosa è certa, però, già dallo scorso lunedì sera: a Roma non ci sarà più un governo prono alle richieste tedesche, come ai tempi di Mario Monti. Che il prossimo premier si chiami Visco o chicchessia, la concordia con la Germania sembra essere già finita. Aspettiamoci un diluvio di attacchi e di dichiarazioni più o meno insolenti da parte della Germania. Entro i prossimi sei mesi si decidono i destini dell’Eurozona.

 

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