In Francia è svolta a destra col nuovo governo. Schiaffo a Renzi e mano tesa alla Germania

Svolta a destra in Francia, dove dal rimpasto di governo è uscita una linea più favorevole alle riforme e all'austerità che non all'asse con l'Italia su un Patto di stabilità indebolito.

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La Francia di François Hollande è un pò meno di sinistra e un pò più di destra da ieri sera. Il presidente ha reincaricato il premier dimissionario Manuel Valls a capo dell’esecutivo, che ha subito un mini-rimpasto, ma una svolta politica inattesa e dal significato molto interessante. Licenziato Arnaud Montebourg come ministro dell’Economia, al suo posto arriva il trentaseienne Emmanuel Macron, che negli ultimi 3 anni è stato banchiere d’affari per Rotschild, uno dei santuari della finanza internazionale, che pure Hollande intendeva combattere alle elezioni del 2012. Alle Finanze è rimasto Michel Sapin, mentre sono stati fatti fuori Aurélie Filippetti alla Cultura e Hamon all’Educazione Nazionale, i ministri che insieme a Montebourg avevano criticato il precedente governo, in quanto troppo poco di sinistra.   APPROFONDISCI – Francia, crisi di governo sull’austerità. Hollande è senza linea e Le Pen al 40% tra gli operai   La crisi-lampo di Parigi è stata, dunque, risolta spostando l’asse del governo a destra, esautorando dagli incarichi gli uomini dell’ala più di sinistra della maggioranza. Macron è considerato l’ispiratore della politica più “liberale” degli ultimi mesi del governo francese, basata su incentivi fiscali, in cambio di assunzioni. Un’impostazione del tutto diversa rispetto ai primi 2 anni della presidenza Hollande, quando la politica fiscale è stata incentrata su aumenti delle tasse sui più ricchi, sulla finanza e sulle imprese, con l’effetto di avere provocato una stagnazione dell’economia preoccupante. Se nelle prossime settimane, il Valls-bis dovrà ottenere la fiducia dell’Assemblea Nazionale, per nulla scontata, data l’insoddisfazione dell’ala più di sinistra del Partito Socialista, il significato sul fronte europeo del rimpasto di governo è fin troppo chiaro.

Con Macron all’Economia, Parigi si affida a un esperto filo-UE, a un uomo con agganci nella finanza mondiale, stimato dai mercati e che dovrebbe irrobustire il “patto” con le imprese, concentrando gli sforzi dell’esecutivo non nell’accrescere la domanda interna, bensì nel favorire l’offerta. Insomma, il contrario per cui i socialisti si erano fatti eleggere nel 2012, poco più di due anni fa.

Renzi più solo in Europa?

Altro che fronte comune con il premier Matteo Renzi per indebolire il Patto di stabilità e mettere nell’angolo la Germania; Hollande non ha né l’interesse, né la forza e il coraggio per farlo. La Francia resterà un partner “critico” dei tedeschi, ai quali ha inviato un messaggio rassicurante con Macron. Un guaio per chi, come il nostro governo, aveva pensato che fosse cosa fatta un asse italo-francese, condito dagli applausi del Sud Europa. Montebourg è stato estromesso dall’incarico, dopo avere auspicato un’alleanza di Parigi con Roma contro Berlino, chiedendo meno austerità. Ma la Francia sa di avere goduto di fin troppa benevolenza da parte dei mercati, che hanno tollerato un debito pubblico crescente, un’economia asfittica e gravata da una spesa pubblica al top in Europa e l’assenza di qualsivoglia riforma. Il Tesoro francese emette i BTp a rendimenti quasi zero lungo tutta la curva delle scadenze. Sarebbe una sciocchezza madornale scontrarsi con la Germania e i mercati.   APPROFONDISCI – La crisi politica in Francia è un brutto segnale per la linea di Renzi in Europa. Ecco perché        

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