In Francia è l’ora dell’austerity, Hollande non vuole trovarsi tra i PIIGS

Aumentano l'IVA e le imposta sulle case, anche se si riduce un pò la pressione fiscale sulle imprese. Pochi i tagli reali nella finanziaria di Hollande mentre appare chiaro che il debito esploderà oltre il 95% nel 2014

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Aumentano l'IVA e le imposta sulle case, anche se si riduce un pò la pressione fiscale sulle imprese. Pochi i tagli reali nella finanziaria di Hollande mentre appare chiaro che il debito esploderà oltre il 95% nel 2014

Anche in Francia  è tempo di finanziaria. Il budget statale per il 2014 prevede la riduzione del deficit dall’attuale 4,1% del pil al 3,6%. Il governo si era impegnato con Bruxelles a centrare gli obiettivi di deficit al 3,7% e 2,9% rispettivamente. Ma solo nel 2015 si dovrebbe riportare il deficit pubblico sotto il 3%, tetto massimo consentito dal Patto di stabilità.

La finanziaria francese ammonta a 18 miliardi per l’anno prossimo, tra tagli alla spesa (15 miliardi) e maggiori entrate (3 miliardi). Tuttavia, di tagli veri e propri ce ne sono pochissimi, trattandosi per il 90% solo di riduzione della crescita tendenziale prevista. E sul fronte delle entrate, 2 dei 3 miliardi che Parigi vorrebbe incassare in più arriveranno dalla lotta alla pressione fiscale e solo un miliardo da aumenti effettivi di imposte.

In termini netti, si tratta di misure che avranno scarso impatto sul bilancio pubblico e rischiano di non centrare nemmeno l’obiettivo prefissato della già timida riduzione del deficit, trattandosi di interventi in qualche occasione aleatori, come i maggiori introiti dalla lotta all’evasione.

E i dati su debito e spesa pubblica rendono bene l’idea di quanti passi debba ancora fare la Francia per mettersi in regola con i conti. Il primo dovrebbe salire al 95,1% nel 2014 dall’attuale 93,4%, mentre la spesa pubblica dovrebbe scendere un pò dai record raggiunti quest’anno, attestandosi al 56,7% dal 57,1%, ma restando a livelli abnormi.

 

Tassazione in Francia: previsti aumenti dell’Iva per 6 miliardi

Quanto alla politica fiscale, sono previsti aumenti dell’IVA per sei miliardi e dell’imposta sulle case, mentre sulle imprese si allenterà la pressione di appena 1,3 miliardi circa. Da un lato, infatti, sarà eliminata l’una tantum da 4,5 miliardi introdotta nel 2013, così come un’imposta sulle imprese da 750 milioni (Ifa). Dall’altro, però, viene introdotta una nuova tassa dell’1% sull’Ebitda (una sorta di Irap in salsa francese), che dovrebbe fare introitare 2,5 miliardi, a cui si sommano altri aumenti per 1,15 miliardi e 250 milioni gravanti sulle retribuzioni oltre il milione di euro.

Le imprese potranno anche usufruire di crediti sulla produttività e l’innovazione per 10 miliardi, che diventeranno 15 nel 2015 e 20 nel 2016. Le imposte pagate dalle imprese allo stato saranno il 14% del pil nel 2014 dal 14,5% di quest’anno, ma attraverso il gioco del tassa qua e sgrava là, che potrebbe ridurre ulteriormente il consenso già miserrimo di Monsieur Hollande.

Le previsioni di crescita su cui si basano le stime del governo restano tutto sommate ottimistiche, pari a un pil a +0,9% nel 2014. Inevitabili le conseguenze negative sul bilancio, nel caso in cui la ripresa tardasse ad arrivare.

La Confindustria francese teme una fuga degli investimenti, a causa di una politica fiscale caotica e soggetta a continue modifiche. In generale, pesa sulla Francia il timore che la crisi del debito sovrano ad oggi toccata ai Piigs possa lambire le rive della Loira.

E’ l’avvertimento che arriva da diversi economisti, non ultimo l’ex banchiere centrale tedesco Juergen Stark, il quale ritiene che Parigi potrebbe essere presa di mira dagli investitori, dopo le elezioni federali in Germania (della scorsa settimana).

Finora non sono previsti scossoni a livelli ufficiali. La Francia pagherà nel 2013 45 miliardi di interessi sul debito, a fronte di un importo quasi doppio per l’Italia, destinato a salire a 46,7 miliardi nel 2014.

 

Crescono i consensi per il Front National

Ma il combinato di crescita zero e di disoccupazione in aumento sta creando molto malcontento in Francia. I sondaggi fotografano da mesi una cavalcata trionfante nei consensi per Marine Le Pen, a capo della destra radicale del Fronte Nazionale. Il suo partito sarebbe oggi primo per numero di voti, davanti all’Ump e ai socialisti di Hollande. Il banco di prova saranno le elezioni amministrative ed europee della prossima primavera, quando un eventuale successo dei frontisti potrebbe davvero lanciare un segnale forte all’Europa ed avere effetti sulla tenuta politica interna. I mercati non perderebbero l’occasione di punire Parigi.

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economie Europa

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.