In Egitto maxi-svalutazione della lira, ma forse non è finita

L'Egitto ha svalutato la lira del 13%, ma potrebbe presto bissare la misura, qualora risulti insufficienti. Ecco le ragioni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Egitto ha svalutato la lira del 13%, ma potrebbe presto bissare la misura, qualora risulti insufficienti. Ecco le ragioni.

La banca centrale di Al Cairo ha svalutato stamane la lira egiziana, offrendo alle banche locali 198,1 milioni di dollari all’asta a un cambio di 8,85, il 13% più debole del precedente 7,73. La decisione, spiega l’istituto in una nota, è stata assunta per adeguare il valore della lira ai suoi fondamentali nel breve termine. La borsa locale ha subito reagito molto bene alla notizia, impennandosi del 4%. Con la svalutazione di oggi, il cambio tra lira e dollaro si attesta ai minimi di sempre. Il passo è stato considerato necessario, in quanto il paese ha visto crollare le riserve valutarie dai 36 miliardi di 5 anni fa, quando al potere vi era ancora il presidente Hosni Mubarak, ai 16,5 miliardi attuali, stabili da circa un semestre. La loro caduta risale alla confusa fase della Primavera Araba, coincisa con l’ascesa al potere dei Fratelli Mussulmani dell’ex presidente Mohammed Morsi, la cui legislazione mise in fuga i capitali stranieri.

Riserve egiziane più che dimezzate dall’era Mubarak

La carenza di dollari sta rendendo da tempo difficili le importazioni di beni dall’estero, come i medicinali. Per questo, la banca centrale ha deciso non solo di svalutare la lira, ma anche di introdurre un “cambio più flessibile”, in modo che il gioco della domanda e dell’offerta riesca a rendere sufficienti i livelli delle riserve. Si pensi che nel 2011, la banca centrale deteneva Treasuries per 10 miliardi nel 2011, quando oggi ne possiede appena per 50 milioni. Dopo l’abbattimento di un aereo russo a Sharm el-Sheik alla fine dell’ottobre scorso, il numero dei turisti in ingresso nel paese nordafricano è diminuito e con esso anche la valuta straniera, aggravando la crisi in corso. Anche le prospettive dell’economia sono peggiorate, tanto che si stima per quest’anno una crescita del pil tra il 4% e il 4,25%, meno del 5% atteso prima della crisi del turismo.      

Capitali esteri, l’Egitto tenta di recuperare

L’Egitto ha anche la necessità di attirare capitali stranieri per il suo mercato dei bond, mirando a tornare a rifinanziarsi sui mercati esteri entro giugno, come ha annunciato il mese scorso il ministro delle Finanze, Hany Kadry Dimian. Solo svalutando la lira si potrebbe raggiungere questo obiettivo, perché si riporta il cambio più vicino ai suoi fondamentali. Eppure, la maxi-svalutazione odierna potrebbe non essere l’ultima. Nei giorni scorsi, dopo che l’istituto aveva allentato le condizioni per accedere alla valuta straniera, il cambio sul mercato nero era schizzato a 9,80, restando di oltre il 10% più debole dei nuovi livelli a cui è stato fissato. Se questo divario non dovesse ridursi o anche annullare, è probabile che la banca centrale si veda costretta a un nuovo intervento, tale da allineare la lira ufficiale a quella del tasso illegale.

Verso nuova svalutazione lira?

Gli analisti si aspettano che al board di giovedì, l’istituto aumenti i tassi di 50 punti base, in modo da contrastare le spinte inflattive in corso nell’economia. La crescita dei prezzi è stata del 9,1% a febbraio, meno del 10,1% di gennaio, ma ugualmente alta. E molti egiziani sembrano preoccupati di una loro accelerazione, dovuta alla svalutazione, che aumenterà il costo dei beni importati. Tuttavia, sembra che già da tempo il mercato scontasse un cambio più debole e vicino a quello vigente sul mercato nero. Se la strategia di Al Cairo avrà successo, il governo avrà la possibilità di finanziare il forte disavanzo fiscale, che quest’anno dovrebbe arrivare all’11,5% del pil, pari a una media attesa di 25-30 miliardi di dollari all’anno per i prossimi 3 anni. Nel tentativo di dare sollievo ai conti pubblici, il presidente al-Sisi ha tagliato i sussidi energetici del 70%, un passo essenziale e doveroso, specie con il rallentamento dell’economia.  

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