In Brasile mercati più cauti sotto il nuovo presidente Temer

Mercati più cauti in Brasile sotto il nuovo governo di Michel Temer. Il rally precedente all'avvio dell'impeachment di Dilma Rousseff è finito.

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Mercati più cauti in Brasile sotto il nuovo governo di Michel Temer. Il rally precedente all'avvio dell'impeachment di Dilma Rousseff è finito.

Dilma Rousseff è stata sospesa 4 giorni fa dalla presidenza del Brasile per un massimo di 180 giorni, il tempo di procedere all’impeachment contro di lei, ma considerando che oltre i due terzi degli 80 senatori le hanno votato contro, le probabilità di un suo ritorno alla massima carica dello stato appaiono molto basse. A succederle è per ora il vice Michel Temer, che ha già varato un governo di 22 ministri, 10 in meno della precedente amministrazione, tutti uomini e tutti bianchi, scatenando le polemiche di quanti lo accusano di non avere tenuto conto della diversità culturale ed etnica del paese, oltre che delle donne. Il ruolo di ministro delle Finanze è andato a Henrique Mereilles, ex governatore centrale ed ex dirigente della Bank of Boston. Appena insediatosi, ha affermato di non potere escludere l’introduzione di nuove tasse, anche se ha chiarito che ciò sarebbe temporaneo, in quanto il suo obiettivo sarebbe il calo della pressione fiscale. In particolare, ha accennato all’ipotesi di un’imposta sulle transazioni finanziarie, che non sarebbe esattamente un buon biglietto da visita per il nuovo governo, considerando quanto già sia complicato il sistema tributario brasiliano.

Cambia la squadra, restano i problemi

Parrebbe anche che il governatore Alexandre Tombini avrà le ore contate e dovrebbe presto essere sostituito con un uomo vicino al nuovo presidente. Insomma, cambia tutta la squadra economica e questo è il maggiore segnale che Temer ha voluto inviare ai mercati, che da tempo invocano un cambiamento necessario per ripristinare la fiducia. Non sarà facile il recupero del rapporto con gli investitori da una parte e gli elettori dall’altra. Anche il nuovo presidente gode di bassi indici di popolarità e anch’egli è coinvolto, così come le altre principali cariche dello stato, in inchieste giudiziarie.

D’altronde, la ragione dell’avvio dell’impeachment contro la Rousseff risiede nella falsificazione dei conti pubblici per l’esercizio 2014, quando Temer era al governo nel ruolo di vice-presidente.      

Numeri malconci di economia Brasile

Il pil si è contratto del 3,8% nel 2015, dopo essere rimasto stagnante nel 2014. E per quest’anno si prevede una recessione in linea con quella dell’anno passato, la crisi peggiore per il Brasile dal 1901. Il deficit pubblico è atteso all’11%, stessa percentuale della disoccupazione, più che raddoppiata in appena due anni, il debito pubblico vira al 70% e l’inflazione resta sopra il 9%. Il cambio si è rafforzato del 12% dall’inizio dell’anno, proprio nell’attesa di un cambio di governo, ma dal voto del Senato ad oggi ha ripiegato dell’1,4%. La Borsa di San Paolo ha guadagnato più del 20% nel corso del 2016, ma anch’essa ha cambiato direzione complessivamente dall’avvio dell’impeachment, segnando un calo dell’1,3%.

Rally finito?

Stesso discorso per i rendimenti sovrani brasiliani, che sulla scadenza decennale si attestano al 12,42% e su quella biennale al 12,72%, rispettivamente in calo di 407 e 381 punti base da inizio anno. Ma la discesa si è interrotta proprio con la messa in stato d’accusa della Rousseff, data dalla quale appaiono stabilizzarsi in lievissimo rialzo. Cosa potrebbe indicare un simile trend? E’ probabile che il rally sia finito. D’altronde, avete presente il detto “buy rumors and sell news”? Ecco, è quello che più si addice alla situazione attuale del Brasile. Quello che doveva accadere è accaduto, il peggio forse è alle spalle per l’economia, ma questo non significa che uscirà presto e facilmente dalla crisi.      

Crisi Brasile, fine non imminente

Nel dicembre del 2014, quando la appena rieletta Rousseff designava Joaquim Levy a capo delle Finanze, sui mercati fu tutto un pullulare di aspettative. Sembrava che l’austerità fiscale, combinata con un ritorno della credibilità al governo, potesse fare uscire il paese dalle secche della stagnazione, mentre precipitò nella recessione.

Cos’è accaduto? Che il Congresso ha bloccato qualsivoglia riforma presentata dal ministro, il quale privo di quei contatti diretti per negoziare con i partiti della maggioranza, si è dovuto arrendere pochi mesi fa, lasciando il posto a un più accomodante Nelson Barbosa. Perché stavolta dovrebbe essere diverso con Mereilles, dato che il Congresso è sempre lo stesso? In effetti, ce ne sarebbero per stare più che cauti. Inoltre, i prossimi mesi vedranno la politica brasiliana impegnata nel processo contro la presidente appena sospesa dalla carica e il basso gradimento popolare di cui gode Temer potrebbe tenere lontane le opposizioni da una collaborazione, mentre il Partito dei Lavoratori – quello di Lula e Rousseff – potrebbe cercare di paralizzare il Congresso per vendicare il “tradimento” subito dalla sua leader per mano dell’attuale successore.

Tassi Brasile alti per alta inflazione

D’altra parte, i tassi dovranno restare alti per contrastare l’alta inflazione, ma ciò impedirà un recupero veloce degli investimenti privati e manterrà elevati i costi per rifinanziare il debito pubblico, quindi, il deficit. I tagli alla spesa sono a loro volta poco attuabili in un paese, dove il 90% è di natura non discrezionale, ovvero Mereilles potrebbe agire solamente su un residuo 10% per cercare di migliorare il bilancio statale. Certo, se attecchisse in po’ di fiducia, il cambio continuerebbe a rafforzarsi, l’inflazione decelererebbe, la politica monetaria potrebbe essere allentata e i conti pubblici sarebbero meno sotto pressione. Ma nel migliore dei casi serviranno mesi. E lo scenario prossimo non pare questo.  

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