'In Argentina cresce la domanda di dollari. La crisi del peso sfianca i risparmiatori

In Argentina cresce la domanda di dollari. La crisi del peso sfianca i risparmiatori

Si aggrava la crisi del peso, che sul mercato nero vale il 73% in meno del cambio ufficiale. Sempre più risparmiatori in Argentina comprano dollari per combattere l'inflazione e la crisi.

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Con i 16 milioni di dollari acquistati venerdì scorso dai risparmiatori, tocca la barriera dei 2 miliardi la domanda di biglietti verdi in Argentina dall’inizio dell’anno. Considerando che nello stesso periodo di tempo, le riserve valutarie sono diminuite di 3 miliardi di dollari a 27,32 miliardi, nonostante i controlli imposti dal governo di Buenos Aires contro i movimenti dei capitali e malgrado la svalutazione del peso del 19% a inizio anno, la domanda di dollari ammonta, quindi, ai due terzi dell’intero calo delle riserve.   APPROFONDISCI – L’Argentina conferma: niente svalutazione del peso. In arrivo bond in dollari per 1 miliardo   I risparmiatori possono comprare dollari al tasso di cambio ufficiale, nelle scorse ore a 8,49, a patto che li mantengano depositati per almeno un anno. Nel caso in cui non rispettassero il vincolo, i ritiri anticipati saranno sottoposti a un’imposta extra del 20%. Ma secondo i dati ufficiali, da quando sono stati introdotte tali limitazione, il 90% dei risparmiatori ha optato ugualmente per il ritiro anticipato, parliamo di 3.160.000 transazioni. Il perché non è difficile intuirlo: se è vero che si paga una penale del 20%, è altrettanto indubbio come convenga lo stesso pagare e acquistare con i dollari ritirati i pesos sul mercato nero, dove il tasso di cambio ha chiuso ieri a 14,95, cioè svalutato del 73% rispetto al cambio ufficiale. In sostanza, pur pagando un’aliquota extra del 20%, con i dollari che si riesce ad acquistare, un risparmiatore comprerà oltre il 70% in più di pesos, rispetto al cambio ufficiale. Con ciò, si tutelerà dall’inflazione, che attualmente viaggia sopra il 40%. E molti lavoratori lo fanno per arrotondare lo stipendio, falcidiato da una crescita abnorme dei prezzi.   APPROFONDISCI – L’Argentina segue il Venezuela: la legge fisserà prezzi e produzione delle imprese   Un circolo vizioso, che non sembra destinato ad avere fine. A poco servono i controlli praticati dai funzionari pubblici, che nelle scorse ore hanno presidiato le vie della capitale argentina, coadiuvati da 12 agenti di polizia, riscontrando numerose irregolarità tra le agenzie di cambio, le società di credito cooperative e le società di intermediazione. Il mercato nero è diffuso e cresce con l’aumentare della distanza tra il “dolar blue” illegale e quello ufficiale. Nel frattempo, si scopre che per mancanza di dollari, il governo della presidenta Cristina Fernandez de Kirchner ha debiti con le imprese importatrici per 5,5 miliardi. A differenza del Venezuela, non si è ancora verificata una scarsità generalizzata dei beni, quanto una limitazione dei modelli disponibili. e il fenomeno riguarda dai cellulari ai portatili. Non ha fatto bene il cambio di guardia alla banca centrale tra il dimissionario Juan Carlo Fabrega e il neo-governatore filo-governativo Alejandro Vanoli. La credibilità residua dell’istituto è stata già spazzata via.   APPROFONDISCI – L’Argentina verso il baratro: si dimette il governatore della banca centrale. Crolla la borsa  

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