IMU prima casa, ecco cosa tradiscono le parole di Paolo Gentiloni

Il commissario italiano si è espresso a favore del ripristino dell'IMU sulle prime case. E le sue parole potrebbero non essere arrivate casuali.

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IMU prima casa, Gentiloni vorrebbe ripristinarla

Rispondendo a un’interrogazione dell’eurodeputato leghista, Silvia Sardone, il commissario agli Affari monetari, Paolo Gentiloni, ha confermato la visione negativa della Commissione riguardo all’esenzione dell’IMU sulla prima casa. L’ex premier ed esponente del PD ha dichiarato, infatti, che in Italia vi sia un elevato carico fiscale e al contempo un’altrettanto alta evasione delle tasse. Se contestualmente al ripristino dell’IMU sulle prime abitazioni fosse abbattuta le imposte sul lavoro, si creerebbero maggiori incentivi per lavorare. Inoltre, sempre Gentiloni ha spiegato di vedere negativamente anche l’assenza di progressività dell’imposta legata al reddito dei proprietari. Ne è esplosa inevitabile la polemica, tanto che dal governo è stato precisato che non si avrebbe alcuna intenzione di reintrodurre l’imposta per i proprietari di prime case.

La questione è vecchia. Bruxelles ritiene che l’Italia debba aumentare l’IVA e l’IMU e diminuire l’IRPEF sul lavoro, così da incentivare la creazione di ricchezza e la crescita dell’economia, al contempo riducendo l’evasione fiscale. Quello che i commissari dimenticano è che l’Italia abbia già oggi la seconda tassazione più elevata in Europa sugli immobili, dietro solo alla Francia. E dimenticano anche che i circa 4 miliardi di euro che si recupererebbero stangando nuovamente le prime case sarebbero appena sufficienti a ridurre di qualche euro l’IRPEF, il cui gettito complessivo supera i 160 miliardi all’anno.

Quanto a rendere l’IMU progressiva, si tratta di un nonsenso, forse frutto di un mix tra slogan e ignoranza delle leggi economiche. Per definizione, le imposte sugli immobili avrebbero il pregio di non interferire sui processi di creazione della ricchezza, ma legandone le aliquote ai redditi dei proprietari finirebbero per trasformarsi in una nuova addizionale IRPEF commisurata alla ricchezza immobiliare.

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Il vecchio tema dell’imposta patrimoniale

Da cosa deriva questa apparente volontà della Commissione di tornare alla carica sul tema? L’alto debito pubblico italiano impensierisce Bruxelles. A fine anno, esploderà in area 160% e in pochi credono che la tendenza possa essere invertita dopo l’emergenza Covid. Lo stesso vale per gli altri grandi paesi come Francia e Spagna. Il Recovery Fund, varato su forti pressioni di Parigi e non ancora implementato per le tensioni tra stati, è stata una risposta dovuta e senza alternative che la Commissione ha offerto per superare la crisi, di fatto avallando una prima forma di condivisione dei debiti sovrani, tabù nel Nord Europa. A Berlino credono, infatti, che prima di chiedere soccorso gli stati dovrebbero contare esclusivamente sulle loro forze. E l’Italia, con quasi 10 mila miliardi di euro di ricchezza privata, 5,5 volte il PIL (il doppio della Germania), dovrebbe prima attingere a questo immenso patrimonio con l’imposizione di un’imposta per l’appunto “patrimoniale”.

L’IMU sulle prime case sarebbe la punta dell’iceberg. Poiché il debito pubblico è stato fatto dagli italiani per gli italiani, è attingendo alla loro ricchezza privata e trasferendone una parte al settore pubblico che i tedeschi, incoraggiati dagli alleati del nord, vorrebbero che l’Italia affrontasse la sua emergenza fiscale. Poco importa che già la nostra economia risulti tra le più stangate al mondo. Per non parlare degli effetti perversi che una ennesima imposta patrimoniale avrebbe sui comportamenti degli individui. Ricordiamoci, ad esempio, che il mercato immobiliare non si è più ripreso con l’IMU introdotta dal 2012 dal governo Monti. E già oggi tutti gli assets mobili e immobili sono sottoposti a tassazione, dalle auto alle barche, dalle case ai capannoni, dai conti in banca agli investimenti finanziari. Chi mai risparmierebbe per vedersi tartassato dallo stato? E come penserebbero Gentiloni e amici commissari che l’Italia possa crescere senza capitali, generati per definizione dal risparmio?

Perché patrimoniale, più IMU e IVA completerebbero la distruzione dell’economia italiana

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