IMU prima casa, perché reintrodurla è una proposta irricevibile

Reintrodurre l'IMU sulla prima casa, anche se legata al reddito, sarebbe un nonsenso in Italia e spia della vera volontà della UE: mettere l'Italia con le spalle al muro e costringerla a introdurre una tassa patrimoniale.

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Reintrodurre l'IMU sulla prima casa, anche se legata al reddito, sarebbe un nonsenso in Italia e spia della vera volontà della UE: mettere l'Italia con le spalle al muro e costringerla a introdurre una tassa patrimoniale.

La Commissione europea ha dato il via libera alla manovrina del governo Gentiloni per il riequilibrio dei conti pubblici nel 2017, che la stessa aveva richiesto a inizio anno. Non servono al momento nuove misure correttive, spiega Bruxelles, che allo stesso tempo elenca l’Italia tra i paesi con squilibri macroeconomici eccessivi, insieme a Cipro e Portogallo. E nella lista delle raccomandazioni, ve n’è una che ha fatto discutere ieri per tutta la giornata, ovvero quella di reintrodurre l’IMU sulla prima casa “almeno per chi possiede redditi alti”, oltre che la riforma del catasto.

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha replicato con dichiarazione di indisponibilità a rimettere un’imposta abrogata solamente pochi mesi fa. Non è la prima volta che la UE solleciti lo spostamento del carico fiscale verso “tasse meno dannose per la crescita”, in modo da ridurre quelle sul lavoro, il cosiddetto “cuneo fiscale”. Simile è stato di recente l’appello anche dell’OCSE. (Leggi anche: Tassa patrimoniale, ipotesi IMU prima casa e quell’aggressione ai risparmi)

Immobili già stangata in Italia

Più volte abbiamo affrontato il tema, dandovi prova di quanto ingiustificate appaiano gli appelli degli organismi internazionali all’Italia, perché aumenti la pressione fiscale sugli immobili. Le proprietà nel nostro paese risultano già gravate da uno delle maggiori imposizioni, il cui ammontare sul pil è pari al 2,8%, solo in lieve calo dal picco del 2,9% del 2014. La media OCSE è dell’1,9%, mentre in Germania non si arriva all’1,1% e in Spagna si attesta al 2,4%. Tra le grandi economie, solo la Francia con il 4,1% del pil presenta un gettito fiscale maggiore del nostro, derivanti dagli immobili.

Dunque, se è vero che la tassazione sul lavoro risulti tra le più alte di tutta l’area OCSE, non è certo per carenza di gettito da imposte indirette.

Ma la proposta di Bruxelles appare ancora meno concepibile per com’è stata strutturata: legare l’IMU al reddito e farla pagare anche sulle prime case ai proprietari di case più facoltosi. (Leggi anche: Aumentare l’IVA per tagliare le tasse sul lavoro, ricetta Padoan)

IMU sui ricchi sarebbe imposta sui redditi mascherata

E’ una contraddizione in termini. L’IMU ha un senso economico, come spiegato dalla stessa Commissione, perché graverebbe non sul reddito, bensì sugli immobili esistenti, risultando così meno distorsiva. Ma nel momento in cui venisse legata al reddito, essa diverrebbe per ciò stesso una sorta di addizionale all’IRPEF, un nonsenso, perché si stangherebbe un immobile sulla base di quanto abbia guadagnato nell’anno precedente il proprietario. A venire colpita non sarebbe nei fatti la ricchezza immobiliare, se non parzialmente. Un ricco che vivesse in un immobile modesto, avendo investito il suo denaro in altri assets, si vedrebbe costretto ugualmente a pagare l’imposta, la quale non avrebbe più a che vedere nemmeno con il concetto di immobile di lusso o di rilevanza storico-artistica.

Sarebbe più onesto per la UE ammettere che il deficit fiscale andrebbe coperto con un aggravio delle imposte sui redditi, perché nei fatti è a questo che si punterebbe per vie traverse. Per quanto il governo italiano abbia tutto il potere di ignorare alcune delle raccomandazioni di Bruxelles, la partita inizia a farsi più complicata per Roma, dato che si evince già sin d’ora che i commissari per l’anno prossimo potrebbero pretendere meno dei 20 miliardi necessari a disinnescare le clausole di salvaguardia, dimezzando la correzione richiesta del disavanzo fiscale allo 0,3% del pil. La concessione, però, non sarebbe gratuita, ma legata proprio all’attuazione delle raccomandazioni ieri comunicateci, tra cui quelle salienti su IMU/cuneo fiscale. (Leggi anche: Clausole di salvaguardia cappio al collo dei contribuenti)

Verso una tassa patrimoniale?

La UE sa che si tratta di una proposta impopolare, che danneggerebbe il segretario del PD, Matteo Renzi, oltre che tutta la maggioranza uscente.

Confiderebbe, quindi, che il voto politico possa essere anticipato a prima del varo della legge di Stabilità, in modo da affrontare successivamente i nodi irrisolti. In questa direzione andrebbe anche la mano tesa dell’ex premier Silvio Berlusconi al PD, affinché si approvi una legge elettorale sul modello tedesco.

L’IMU sulla prima casa potrebbe essere la testa di ariete con la quale Bruxelles tenterebbe di sfondare il portone di Palazzo Chigi per convincere con le buone o le cattive il premier in carica o chi verrà per lui a imporre una tassa patrimoniale, che da anni resta il vero grande obiettivo a cui puntano gli organismi internazionali, a cui fa gola una ricchezza complessiva dell’Italia stimata in quasi 9.000 miliardi di euro, di cui 1.725 miliardi di raccolta bancaria. (Leggi anche: Torna il rischio patrimoniale per evitare aumento IVA)

 

 

 

 

 

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