Fare impresa facilmente? Singapore perde lo scettro dopo 10 anni, ecco chi vince

La classifica della Banca Mondiale sul dove sia più facile fare impresa non è stata vinta quest'anno da Singapore, che perde lo scettro dopo un decennio di dominio incontrastato. Sale al primo posto un'altra economia, vediamo quale.

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La classifica della Banca Mondiale sul dove sia più facile fare impresa non è stata vinta quest'anno da Singapore, che perde lo scettro dopo un decennio di dominio incontrastato. Sale al primo posto un'altra economia, vediamo quale.

La classifica della Banca Mondiale sulla facilità nel fare impresa in 190 paesi del mondo, chiamata “Doing Business”, quest’anno ci regala una sorpresa al vertice, perché dopo un decennio di dominio incontrastato, Singapore non è più al comando, spiazzato dalla Nuova Zelanda. Dieci le aree prese in considerazione per assegnare il punteggio a ciascuna economia: iniziare un’attività, la concessione di permessi edilizi, l’allaccio della luce, la registrazione delle proprietà, l’ottenimento di credito, la protezione degli investitori di minoranza, il pagamento delle tasse, il commercio con gli altri paesi, l’attuazione dei contratti e la risoluzione dei casi di insolvenza.

La Nuova Zelanda si è mostrata prima in cinque di queste aree, mentre ha ottenuto il punteggio peggiore nel commercio con gli altri paesi (55-esimo posto), piazzandosi alla 34-esima posizione per la semplicità di risolvere i casi di insolvenza di un’impresa e per ottenere l’allaccio alla luce, salendo al 13-esimo posto per l’attuazione dei contratti e all’11-esimo per il pagamento delle tasse. (Leggi anche: Fare impresa: ecco i 6 paesi dove conviene)

Fare impresa nei dieci paesi più “business friendly”

Scorrendo la classifica, Singapore scende al secondo posto, al terzo troviamo la Danimarca, seguita da Hong Kong, Corea del Sud, Norvegia, Regno Unito, USA, Svezia e Macedonia. Lo stato balcanico mostra un miglioramento impressionante, se si pensa che solo un decennio fa si collocava in 92-esima posizione.

C’è un aspetto positivo di questa classifica, come rimarcato dalla stessa Banca Mondiale, ovvero che nell’anno in corso sono stati ben 137 i paesi ad avere riformato in senso più “business-friendly” le loro normative, anche se il 75% delle riforme è stato realizzato presso le economie emergenti.

 

 

L’Italia fa 6 passi indietro

L’Italia arretra dal 44-esimo al 50-esimo posto. Il confronto con i nostri competitor diretti è imbarazzante: la Germania è in posizione 17 (+3), la Francia 29 (+1) e la Spagna alla 32 (-1). Il punteggio peggiore lo otteniamo nella semplicità per il pagamento delle tasse (126), il migliore nel commercio con gli altri paesi (1). Male anche nella capacità di attuazione dei contratti (108) e nell’ottenimento del credito (101). Ben messi sul fronte della registrazione delle proprietà (24). (Leggi anche: Fare impresa in Italia non conviene)

La posizione in classifica, quand’anche discutibile sul piano della valutazione dei criteri adottati, rispecchia, tuttavia, stando all’istituto, l’iniquità o meno nella distribuzione della ricchezza e i tassi di crescita di un’economia, ovvero quanto più si è in alto in classifica, tanto minori tendono ad essere le disuguaglianze interne ad essa e tanto più rapidi i suoi tassi di crescita.

A chiudere la classifica è quest’anno la Somalia, che risulta così essere il peggiore paese al mondo in cui aprire un’attività. Tra gli ultimi troviamo la Repubblica Democratica del Congo (184), paese africano, in cui una donna non può gestire alcuna attività, se non è sposata e ha ottenuto l’autorizzazione dal marito.

 

 

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