Imprenditore contro stagisti: “Fanno perdere tempo”, monta la polemica sull’alternanza scuola-lavoro e la manodopera a costo zero

La lettera dell'imprenditore trevigiano ha portato alla luce la questione dell'alternanza scuola lavoro tra luci e ombre.

di Chiara Lanari, pubblicato il
La lettera dell'imprenditore trevigiano ha portato alla luce la questione dell'alternanza scuola lavoro tra luci e ombre.

Un imprenditore veneto non vuole perdere tempo con gli stagisti. E’ notizia recente, e soprattutto virale, di quelle che fanno discutere quando parliamo del mondo del lavoro italiano, quello che è successo a Treviso, dove un imprenditore ha inviato una lettera ai presidi delle scuole cittadine per invitarle a non inserire la sua azienda tra quelle per i progetti di alternanza scuola lavoro. La notizia è stata pubblicata da La Tribuna di Treviso.

Stagisti fanno perdere tempo

Secondo l’imprenditore, che dirige una ditta di revisione e assistenza motori, i tirocinanti o stagisti, farebbero perdere tempo perché impreparati. I ragazzi delle scuole, insomma, a causa della loro scarsa preparazione, rallentano il lavoro in azienda, inoltre non hanno voglia di imparare e non fanno domande durante il percorso di stage. La lettera, piuttosto perentoria, ha fatto il giro del web e come sempre non trova tutti in accordo. Nisio Lenzini ha inviato la missiva anche a Unindustria e alle associazioni di categoria ed è piuttosto chiaro il messaggio che vuole inviare: gli studenti delle scuole superiori non hanno giusta preparazione per affrontare il mondo del lavoro (“Gentile preside, eviti per cortesia di mandarci i suoi ragazzi per uno stage: la loro preparazione è scadente, non hanno voglia di imparare né di fare domande, e ci fanno solo perdere tempo” è solo un pezzetto della lettera in oggetto). Secondo l’imprenditore, i ragazzi, oltre a non essere preparati, sembrano anche inermi di fronte all’apprendimento, non fanno domande e non mostrano curiosità. Alla Tribuna di Treviso parla anche di Cv identici e di scuola che non sa preparare i ragazzi al lavoro.

E non sembrano solo gli stagisti nel mirino dell’imprenditore trevigiano; Lenzini ha riferito al giornale veneto che non riesce neppure a trovare operatori di macchine utensili, tornitori, motoristi preparati nonostante offra uno stipendio di ingresso di 1.500 euro netti al mese. Una questione che riporta alla mente quella dell’azienda veneta che alcuni mesi fa non riusciva a trovare personale (Azienda cerca 70 nuovi dipendenti ma nessuno risponde: dove sta il problema?). 

A rispondere alla missiva dell’imprenditore, ci ha pensato Susanna Picchi, dirigente dell’Itis Giorgi Fermi di Treviso, che ha spiegato come gli studenti di terza fanno gli stage proprio per imparare, ammettendo però che non tutti i ragazzi sono motivati ma si può sempre migliorare in questo, sottolineando che la scuola ha collaborato con altre aziende e i tutor sono sempre disponibili per eventuali problemi. A sostenere queste dichiarazioni anche Sabrina Carraro, vicepresidente di Unindustria “Abbiamo sempre sostenuto le scuole affinché assicurino una adeguata educazione professionale. Tra le imprese registriamo un diffuso interesse e partecipazione. In una recente indagine condotta a Padova e Treviso dall’Associazione insieme a Fondazione Nord Est è emerso un giudizio ampiamente positivo delle imprese “.

Alternanza scuola lavoro sì o no?

Si riapre così la polemica sull’utilità del progetto alternanza scuola lavoro, che secondo Piero Bernocchi, di Cobas, come riporta Today.it, “ un tempo era un percorso condiviso dalla scuola e dagli studenti, ora è un obbligo, con un monte ore eccessivo che toglie ore di lezione”. Della stessa idea anche l’assessore regionale all’istruzione, formazione e lavoro della Regione Veneto, Elena Donazzan, che dice di aver contattato personalmente Lenzini in merito al disappunto manifestato “L’alternanza scuola-lavoro è uno strumento importante per mettere in contatto l’istruzione sui banchi con il mondo del lavoro, ma non basta introdurre con legge un obbligo curricolare: l’istituto  va seriamente rivisto, alla luce delle esigenze delle aziende e della preparazione degli studenti, nonché delle loro aspettative. Credo vada pensata prima di tutto una alternanza scuola-lavoro anche per  gli insegnanti: sarà utile come occasione di motivazione, aggiornamento delle competenze e riscatto del loro ruolo” ha riferito infine l’assessore.

I genitori contro l’imprenditore

Dopo la missiva della discordia sono intervenuti anche i genitori degli studenti degli istituti superiori di Treviso, che difendono invece l’esperienza dell’alternanza scuola lavoro, seppur riconoscendo che si può migliorare. Attraverso la voce dei Presidenti dei Comitati Genitori, come scrive la Tribuna di Treviso, viene sottolineato come “l’alternanza scuola lavoro non è lavoro a costo zero per le imprese, da parte dei ragazzi, ma apprendimento sul campo del funzionamento del mondo del lavoro”. Si fa leva insomma sul fatto che uno studente di terza superiore, per forza di cose non può essere preparato al lavoro proprio perché deve imparare e che le imprese che vogliono manodopera a costo zero possono anche desistere dall’accettare.

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Argomenti: Economia Italia