Immigrati in hotel a 5 stelle? Lo scandalo della cooperativa San Martino

Ancora uno scandalo sul business dell'accoglienza degli immigrati: questa volta a essere coinvolta è la cooperativa San Martino. Davvero hotel a 5 stelle?

di , pubblicato il
Ancora uno scandalo sul business dell'accoglienza degli immigrati: questa volta a essere coinvolta è la cooperativa San Martino. Davvero hotel a 5 stelle?

La questione degli immigrati in Italia è, al di là della questione politica in senso stretto, un vero business per cooperative e gruppi imprenditoriali. Sulla pelle dei migranti, comunque la si pensi, sono molte le strutture che, non rispettando gli standard normativi, guadagnano un bel po’. Un fenomeno che potrebbe essere definito ‘accoglienza all’italiana’. La notizia e lo scandalo di cui ci occupiamo oggi proviene da Napoli, a seguito di una ispezione avvenuta nel centro di accoglienza sito nella zona di Capodimonte e gestito dalla cooperativa San Martino.

Ecco Come avviene davvero uno sbarco di migranti e come ‘lavora’ Medici senza Frontiere.

Accoglienza in hotel a 5 stelle? Cosa succede nel centro di accoglienza di Capodimonte a Napoli

Nella giornata del 7 giugno è stata effettuata un’ispezione in un centro di accoglienza napoletano, gestito dalla cooperativa San Martino. A dare notizia di quanto accaduto è stata la consigliera Eleonora De Majo e l’assessore al welfare della III Municipalità, Laura Marmorale, in una nota ufficiale, all’interno della quale si ribadisce quanto accaduto. All’ispezione ha partecipato la Asl Napoli 1, la polizia municipale e il commissariato di polizia di zona, oltre coloro che hanno sollevato il polverone, i mediatori culturali della struttura Ex-Opg – Je so’ pazzo.

La nota riferisce quanto segue: “Dai fili scoperti alla presenza di pensiline in amianto passando per perdite d’acqua ovunque e bagni al limite della praticabilità abbiamo trovato condizioni igienico sanitarie terribili” e “L’Asl ha fatto numerose prescrizioni che vanno ottemperate in 24 ore – si sottolinea nella nota – e verremo a verificare immediatamente l’eventuale adeguamento, in questa struttura dovrebbero esserci 72 persone di capienza massima ma ne abbiamo trovate 83”.

Ma non è tutto. Tre ospiti del centro di accoglienza hanno la scabbia e non hanno avuto accesso ad alcuna forma di cura e/o terapia, il rischio contagio è enorme non solo per gli altri ospiti ma anche per gli operatori. Da una settimana, a causa degli allacci abusivi segnalati (grazie ai quali la cooperativa non pagava le ‘bollette’), gli immigrati sono rimasti senza acqua calda e senza luce.

Qui, Perché la guerra sui vaccini è più politica che sanitaria (e mette in pericolo la ricerca scientifica).

Ma lo scandalo potrebbe allargarsi: altre denunce in arrivo per i centri di accoglienza napoletani

A Napoli, opera la struttura Ex-Opg – Je so’ pazzo che, sotto la bandiera del controllo popolare, sta sollevando una serie di polveroni, anche e soprattutto sulla questione del business dell’accoglienza. “Ecco come vivono davvero i migranti: senza elettricità e in mezzo all’amianto sbriciolato” questo il comunicato della struttura “Le immagini sono fin troppo eloquenti, ci limitiamo a sottolineare le questioni più gravi: più di dieci giorni fa le forze dell’ordine sono intervenute nel centro per apporre sigilli ai contatori che forniscono una parte della struttura perché abusivi. Risultato? I migranti sono rimasti fino ad oggi senza elettricità.

Scandali – Acqua minerale, mercato in crescita, l’Italia è il paese che ne consuma di più ma cosa beviamo?

“È stata rinvenuta dall’Asl” prosegue il comunicato “la pericolosissima presenza di amianto sbriciolato (ed è stato ingiunto di provvedere immediatamente alla rimozione in sicurezza); oggi sono state poste sotto sequestro tre stanze e un bagno perché evidentemente inagibili; una scala interna è pericolante, a rischio crollo; il centro potrebbe ospitare al massimo 72 persone, ma il numero dei presenti è molto più alto, il che peggiora ulteriormente le tremende condizioni sanitarie e lo stato degli spazi comuni; l’impianto elettrico non è idoneo: in alcune stanze siamo dovuti entrare con torce per mancanza di finestre e corrente elettrica”.

“Dal canto nostro” e qui la denuncia si fa più dura “possiamo testimoniare l’assoluta inadeguatezza della mediazione culturale e dell’assistenza sanitaria e che il cibo è di qualità pessima. Com’è possibile che la prefettura non intervenga con ispezioni? Chiediamo che il centro sia chiuso e che ai migranti sia garantita un’accoglienza dignitosa. Chiediamo che a tutti i migranti costretti, per tanti mesi, in questo stato degradante, sia conferito il permesso di soggiorno, perché vittime di abusi quotidiani e malcelati.

Chiediamo che venga fatta luce su un altro centro gestito dalla stessa coop in via Taddeo Da Sessa che ospita più di trecento persone, perché davvero si costruisca un’accoglienza a misura d’uomo e non del profitto”.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,
>