Ilva e spread feriscono gravemente Conte e spengono la narrazione del PD

Lo spread tra i nostri BTp e i Bund della Germania a 10 anni si è portato a 160 punti base, con i rendimenti italiani ad avere superato l’1,30%, ai massimi dalla nascita del governo Conte-bis, sostenuto da Movimento 5 Stelle e PD. Nel frattempo, è accaduto qualcosa di ancora più inverosimile, ovvero che i […]

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Lo spread tra i nostri BTp e i Bund della Germania a 10 anni si è portato a 160 punti base, con i rendimenti italiani ad avere superato l’1,30%, ai massimi dalla nascita del governo Conte-bis, sostenuto da Movimento 5 Stelle e PD. Nel frattempo, è accaduto qualcosa di ancora più inverosimile, ovvero che i […]

Lo spread tra i nostri BTp e i Bund della Germania a 10 anni si è portato a 160 punti base, con i rendimenti italiani ad avere superato l’1,30%, ai massimi dalla nascita del governo Conte-bis, sostenuto da Movimento 5 Stelle e PD. Nel frattempo, è accaduto qualcosa di ancora più inverosimile, ovvero che i rendimenti della Grecia siano scesi sotto i livelli italiani in alcuni tratti a medio-lunga scadenza della curva, segnalando come i mercati finanziari percepiscano il debito pubblico di Roma più rischioso di quello di Atene.

Siamo allo smacco, considerate le condizioni di stato fallito della Grecia, uscita da una dolorosa ristrutturazione dei titoli solamente del 2012.

Dall’IVA all’Ilva, gli errori giallo-rossi che seppelliscono il governo Conte

I mercati stanno scontando le difficoltà crescenti del governo “giallo-rosso”, con una legge di Stabilità per il 2020 ancora incerta nei suoi punti salienti, a causa delle distanze quasi ormai siderali tra i partiti della maggioranza, con Italia Viva di Matteo Renzi da una parte e Movimento 5 Stelle e PD dall’altra. E negli ultimi giorni è piombato sul tavolo del premier pure il caso ex Ilva, con i vertici di ArcelorMittal ad avere inviato all’esecutivo una lettera per comunicargli la rescissione del contratto di affitto. La causa? Non è stato rinnovato dal Parlamento lo “scudo” penale, che garantirebbe ai manager di operare dopo il 13 dicembre senza il rischio di finire indagati per reati ambientali.

Spread e caso Ilva minacciano seriamente la sopravvivenza del già debole governo Conte. Il primo pone fine alla narrazione di questi anni del PD, secondo cui il rialzo dei rendimenti sarebbe tutta opera della sfiducia dei mercati per i partiti di centro-destra al governo. Indubbio che lo spread sia ancora su livelli più bassi di quelli lasciati in eredità dalla maggioranza “giallo-verde” e che il rialzo dei rendimenti di queste settimane sia parzialmente inseribile in una tendenza internazionale. Tuttavia, che la Grecia ci superi non può passare in silenzio. Anche il Nazareno scopre a sue spese, quindi, che i mercati non vivono di illusioni verbali, che pretendono soluzioni reali ai problemi e non gradiscono politiche fiscali tassaiole e solide solamente di facciata.

PD e 5 Stelle colpiti dalla manovra

La narrazione su cui il PD ha impostato la sua “supremazia” politica alle alte sfere in Italia e in Europa si sta sgretolando dopo poche settimane dalla nascita del governo “giallo-rosso”. Le opposizioni, se solo volessero, potrebbero postare grafici e numeri sul sorpasso della Grecia ai danni dell’Italia come la prova della sfiducia dei mercati verso le politiche di sinistra. Non lo faranno, semplicemente perché consapevoli che non sia questo il terreno loro congeniale per uno scontro dialettico con il PD, il quale semmai resta privo dell’unica argomentazione forte di cui pensava sarebbe sempre stato eternamente in possesso contro gli avversari.

Intanto, il Movimento 5 Stelle si sfalda anche sull’Ilva. Da una parte un Giuseppe Conte che incontra gli operai a Taranto e che vorrebbe ripristinare lo scudo penale per impedire la chiusura degli impianti. Dall’altra un Luigi Di Maio che punta i piedi sull’immunità e ritiene “inaccettabile” il ricatto del colosso indiano con i 5.000 esuberi. Chiunque delle due anime vincesse, se quella pragmatica e governista o quella movimentista più dura e pura, l’altra rimarrebbe mutilata forse a morte. La scissione dei 5 Stelle è nell’aria da mesi e starebbe accelerando a ritmi inattesi. Quando e se avverrà, decreterà la fine del governo Conte-bis. E il PD rimarrà con il cerino in mano della crisi, senza nemmeno più il piatto forte della competenza da sventolare in faccia agli avversari. Perché di tutto stiamo vedendo in queste complicate settimane di manovra scritta, cestinata e riscritta, fuorché la competenza. I mercati lo hanno capito.

Licenziamenti ex Ilva per 5.000 lavoratori, scudo penale ed elezioni in Puglia

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