Il vero volto di Renzi svelato: ecco le prove segrete, o quasi

Mattero Renzi è l’astro nascente dalla sinistra. O della destra? Alcune evidenze e alcuni aneddoti pongono il dubbio. Ecco quello che non sapevate (o avete dimenticato) sul sindaco di Firenze

di Giuseppe Briganti, pubblicato il
Mattero Renzi è l’astro nascente dalla sinistra. O della destra? Alcune evidenze e alcuni aneddoti pongono il dubbio. Ecco quello che non sapevate (o avete dimenticato) sul sindaco di Firenze

Matteo Renzi è tornato all’attacco. Dopo aver perso le primarie con un Bersani che da lì a poco si sarebbe sfracellato alle elezioni politiche, il sindaco di Firenze è tornato alla ribalta con l’obiettivo, una volta per tutte, di conquistare il conquistabile. Segreteria Pd, presidenza del Consiglio, maggioranza monocolore anche al Senato… Tutto. Il popolo di centrosinistra può finalmente gioire? Ha trovato un leader degno di questo nome? In verità, un terribile sospetto aleggia sull’elettorato democratico: Renzi non è di sinistra e forse non lo è mai stato. Un’accusa che, a essere sinceri, si sente spesso dai suoi detrattori ma che non viene mai sostenuta con delle prove. Perché le prove, forti o deboli che siano, esistono. Alcune sono sotto agli occhi, altre sono state destinate all’oblio dai media, altre sono sconosciute. Ma ci sono.  

Prove palesi: Renzi non è di sinistra

Le prove alla luce del sole sono quelle più deboli, ma sono comunque degne di essere menzionate. La prima è che Renzi vuole bene al popolo della destra, sogna di conquistarlo. Ora, è ovvio che gli ex destrorsi possono essere attirati solo da tesi destrorse, dunque è inevitabile una deriva “destripeta”  di Renzi. Anche gli endorsement possono essere portati a favore della tesi “Renzi è di destra”. Uno su tutti, Berlusconi che un bel giorno (dicembre 2010) si profuse in un attestato di stima tale da far schiattare qualsiasi uomo di sinistra. “Matteo è come me, mi somiglia”. Inutile dire che il diretto interessato  non ha fatto una piega. Altre belle parole sono comunque giunte da Brunetta, Gasparri, Santanché.  

Prove quasi nascoste: le amicizie

Sia chiaro, per amicizie si intende qui il legame “di stima” o “di frequentazioni”. Non si vuole accusare Renzi di essere colluso con nessuno. E’ evidentemente, però, che l’associazione tra il sindaco di Firenze e alcuni personaggi oscuri (almeno viste da sinistra) possano dimostrare che sì, Renzi in verità è di destra. In primis, lo si è accennato sopra, Berlusconi.  Famosa è la cena di fine 2010, tenutosi ad Arcore, tra il primo cittadino e l’allora premier. L’episodio ha suscitato scalpore per via della location, amicale più che istituzionale. Insomma, Renzi tanto anti-berlusconiano – carattere della sinistra italiana di oggi – non sembra. Di questo incontro non se ne sente parlare più in televisione, complice forse la necessità di riallineamento a sinistra di Renzi, obbligato, visto che il centro è occupato da Letta. Renzi ha partecipato altri incontri sconvenienti. Caduto ormai nel dimenticatoio, quello più importante è rappresentato dalla cena avuta, un anno fa circa, con una assembramento di pezzi grossi della finanza italiana ed europea. “Che ci fa uno di sinistra a parlare amorevolmente con i banchieri?” si chiesero tutti. Renzi, tra le accuse generali (forse queste gli valsero la sconfitta contro Bersani) disse che era obbligo di un leader parlare anche con gli avversari, in una sorta di arzigogolato “conosci il tuo nemico”. A onor di cronaca, alla cena parteciparono – stando a un’accurata lista stilata da Il Fatto Quotidiano – “portafogli interessanti, come il numero uno di Deutsche Bank Italia, Flavio Valeri, il presidente di Lazard e Allianz Italia, Carlo Salvatori, l’ex dg di Bpm, Enzo Chiesa, Andrea Soro di Royal Bank of Scotland e l’amministratore delegato di Amplifon, Franco Moscetti. Da Firenze sono arrivati Jacopo Mazzei, presidente dell’Ente Cassa di risparmio di Firenze ed Enzo Manes, presidente della Kme, il finanziere, Francesco Micheli”. Infine, un’affinità ben poco di sinistra Renzi l’ha sempre nutrita con Marchionne, uomo inviso a tutti i sindacati, tradizionalmente poco tenero con i lavoratori. In occasione del famoso referendum di Pomigliano D’Arco, il sindaco dichiarò che, se fosse stato un operaio, avrebbe votato per Marchionne. C’è voluta una lite (che alcuni giudicano finta) su una parola detta riguardo Firenze dal businessman di Chiesti, affinché Renzi si scrollasse di dosso la nomea di pro-Marchionne. Infine, uno scheletro nell’armadio. Questo, bipartizan purtroppo, visti i continui arresti anche tra i politici del centrosinistra. Nel 2011 è stato condannato in primo grado al pagamento di 14mila euro per aver causato danni erariali alla Provincia.  

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Argomenti: Politica

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