Il vero test per Juncker? Le sanzioni alla Germania, Renzi ha sbagliato sulla flessibilità

Il prossimo presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, farà rispettare alla Germania il tetto massimo di surplus corrente? La presidenza di turno della UE dell'Italia ha perso un'occasione per chiedere il rispetto delle regole.

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E’ ormai evidente che ad ottobre sarà Jean-Claude Juncker il prossimo presidente della Commissione europea. La nomina è fortemente sostenuta dalla Germania di Angela Merkel, la quale, tuttavia, già in fase elettorale aveva sondato personalità alternative. La presidenza Juncker allontanerà ancora di più il Regno Unito di David Cameron dalla UE, tanto che Londra potrebbe realmente uscirne. L’Italia ha ufficialmente sostenuto l’ex premier lussemburghese, sia con il Partito Democratico e il Nuovo Centro-Destra al governo, sia con Forza Italia all’opposizione. Tuttavia, il premier Matteo Renzi, che dall’inizio del mese è anche presidente di turno della UE, ha sbagliato a giocare le sue carte a Bruxelles, pur essendo uscito personalmente trionfante dalle elezioni europee di maggio. Ha speso e continua a spendere tutto il capitale politico accumulato in questi mesi, chiedendo all’Europa un Patto di stabilità più flessibile. Più ragioni ci inducono a ritenere che ha già perso la sua battaglia.

Perché Renzi non ce la farà

  Primo: Italia, Francia e il Sud Europa chiedono da anni alla Commissione regole più flessibili per il computo del deficit massimo ammesso sul pil. Non si vede perché Renzi dovrebbe spuntarla laddove tutti gli altri hanno fallito. Secondo: l’Italia non ha i conti pubblici a posto, a causa sia di un risanamento incompiuto che di una crescita ancora inesistente. Ciò spinge la Germania e la stessa Commissione a guardare con sospetto la richiesta di Renzi, che viene avvertita come frutto di un semplice interesse nazionale, quando il premier dovrebbe parlare da presidente di tutta l’Unione Europea. Terzo: concedere più flessibilità ai governi significherebbe spingerli a indebitarsi ancora di più, quando il debito pubblico è salito nettamente già in questi ultimi 5 anni un pò ovunque.

Quarto: la flessibilità – come sostiene il governo tedesco – c’è già stata e quelli che ne hanno usufruito, come la Francia, non hanno fatto quanto avrebbero dovuto.   APPROFONDISCI – Patto di stabilità più flessibile? No, ecco la verità sulla linea della Merkel   In sintesi, Renzi ha sbagliato sia nella sostanza, che soprattutto nella forma. Anziché intestardirsi su una richiesta che non sarà mai evasa, avrebbe potuto portare avanti il caso della Germania, che anche quest’anno chiuderà con un surplus delle partite correnti al 7% del pil, quando i Trattati limitano al 6% massimo tale avanzo su base triennale. E Berlino sfora dall’inizio della crisi. Per giunta, il Fondo Monetario Internazionale starebbe dando anche una mano, sostenendo che aggiustato per il ciclo economico, il surplus sarebbe già all’8,25% del pil tedesco. Insomma, la Germania esporta troppo.   APPROFONDISCI – La Germania contro l’Europa: non ridurremo il surplus delle partite correnti   Se Renzi avesse acceso i riflettori sul caso tedesco, avrebbe avuto più chance di riuscire nell’intento di smuovere le acque in favore dell’Italia, perché avrebbe posto un problema di rispetto delle regole europee, anziché chiedere all’Europa di consentire a un paese di infrangerle. Sarebbe passato per un tutore dell’ordine europeo, quando adesso è visto nel Nord Europa come un fautore del disordine fiscale. Avrebbe fatto pressione sulla Germania, affinché scendesse a patti per trattare eventualmente con l’Italia sul Patto di stabilità e su altro. Cosa farà adesso Juncker, una volta nominato a capo della Commissione UE? Farà rispettare le regole a tutti o si scaglierà contro il suo principale sponsor? E’ chiaro che senza pressioni esterne, Juncker non sarebbe così suicida da imbattersi contro il suo più forte alleato in Europa. Renzi ha perso un’occasione per fare qualcosa di utile, buttandola in caciara. Ancora una volta, l’Italia è passata dalla parte del torto.   APPROFONDISCI – Bagnai: inutile svalutare l’euro e avere un Patto di stabilità più flessibile      

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