Il Venezuela verso l’abisso, ecco perché Maduro non farà mai le riforme necessarie

Nonostante le promesse delle scorse settimane, il presidente Nicolas Maduro non ha varato alcuna riforma necessaria per evitare ulteriori sofferenze alla popolazione. E molto probabilmente non le varerà mai, perché teme la reazione degli strati più deboli.

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Si aggrava la scarsità dei beni in Venezuela, dove le immagini a Caracas e nel resto del paese parlano da sole. La gente è costretta a lunghe ore di fila davanti ai negozi e ai supermercati per fare la spesa, per comprare persino i generi alimentari. Intervistati da giornalisti stranieri, alcuni consumatori spiegano di essere costretti a indossare i vestiti vecchi, perché di nuovi non se ne trovano. Gli scaffali sono vuoti e che la crisi sia più grave dei mesi scorsi lo indicherebbe anche l’assenza di dati ufficiali sulla scarsità dei beni. L’ultima pubblicazione della Banca Centrale del Venezuela risale al gennaio dello scorso anno, quando veniva stimata al 28%. Pur di fare la spesa, molti sono costretti a rinunciare a diverse ore di lavoro. Una situazione che non può proseguire così, come ammettono gli stessi attivisti chavisti, che pure sostengono il governo e credono che bisogna semplicemente apportare qualche correttivo alla politica economica.

Riforme mancate

Il presidente Nicolas Maduro, che pure alla fine del 2014 aveva sostenuto la necessità di fare alcune riforme, comprese quelle del cambio, appare indietreggiare, tanto da essere arrivato ad affermare che “per migliorare l’economia, bisogna andare ancora più avanti con il modello socialista”.   APPROFONDISCI – Venezuela, Maduro annuncia aiuti anche dal Qatar. Imposti limiti agli acquisti di cibo   Nonostante la sua popolarità sia scesa ai minimi degli ultimi 20 anni per un presidente in carica al 22%, secondo Datanalisis, non vi sono in corso tumulti nel paese. D’altronde, uno dei principali leader dell’opposizione, Leopoldo Lopez, è in carcere, dopo avere guidato le proteste di un anno fa, represse nel sangue dal governo e che lasciarono sul terreno oltre una quarantina di morti.

Benzina semi-gratis

Ma c’è di più. Il Venezuela è il paese con il prezzo della benzina più basso al mondo, appena 1,5 centesimi di dollaro al litro. Vero è che anche in questo caso è praticamente impossibile trovare il carburante presso le stazioni di servizio, che preferiscono chiudere in anticipo o rivenderlo al mercato nero, pur di non “regalarlo” ai clienti, ma tanto basta per placare gli animi. Nel 1989, quando il governo decise di alzare il prezzo alla pompa, le proteste provocarono molti morti e da allora Caracas è attenta a non irritare gli automobilisti.   APPROFONDISCI – Il Venezuela venderà Citgo? Possibile stop ai sussidi a Cuba e alla benzina quasi gratis   I sussidi alla popolazione, tra benzina e bollette, costano ogni anno allo stato diversi punti di pil, che contribuiscono ad alimentare il deficit più alto al mondo, pari al 16%del pil  nel 2013 e probabilmente in crescita nel 2014. Ora che le quotazioni del greggio sono scese a 39 dollari al barile, contro i più di 100 di appena 7 mesi fa, il Venezuela è nei guai, perché sul petrolio basa il 97% delle sue esportazioni e delle entrate di dollari. E il crollo dei dollari in ingresso nel paese è alla base della scarsità diffusa dei beni, essendo impossibile importarli dall’estero o comprare semi-lavorati per la produzione interna. E il paese importa il 75% dei beni che consuma.   APPROFONDISCI – Il Venezuela al collasso: i militari presidiano i negozi. Manca tutto, scaffali vuoti  

Crisi bolivar

Il bolivar è ancorato al dollaro a un tasso fisso di 6,3, quando al mercato nero si ha un rapporto di 175 bolivar per ogni dollaro. Il governo aveva annunciato una parziale liberalizzazione a gennaio, che non è arrivata. Il motivo di questo passo indietro è lo stesso del mancato ritiro dei sussidi: se il boilvar potesse oscillare liberamente sul mercato, esso si deprezzerebbe nell’immediato del 95%, con ciò rendendo più costosi i beni importati, anche se la carenza dei beni sarebbe di gran lunga ridotta. Ma le famiglie devono già sopportare un’inflazione esplosa al 64%, per cui Maduro teme che ulteriori aumenti dei prezzi si traducano in proteste di massa.   APPROFONDISCI – Il Venezuela annuncia novità sul cambio per PDVSA. I creditori chiedono pagamenti in petrolio   Eppure, la liberalizzazione del bolivar appare la misura più urgente che Caracas dovrebbe adottare per contrastare sia la carenza di beni e di dollari, sia l’inflazione nel medio termine. I prezzi continuano a crescere quotidianamente proprio per la bassa offerta di beni e servizi, ma la produzione salirebbe, se le imprese potessero finalmente accedere ai dollari e i prezzi non fossero più limitati dalla legge. Nonostante già nel Golfo Persico i governi stiano cercando di contrastare gli effetti del crollo delle quotazioni del petrolio con un taglio dei sussidi, in Venezuela non ci saranno riforme del genere. E’ più probabile che il paese fallisca, come peraltro presagiscono gli investitori, che nei fatti stimano il rischio default entro un anno al 75% e entro 5 anni al 97%.   APPROFONDISCI – Il Venezuela declassato a Caa3 da Moody’s: rischio default elevato. Maduro si dimetterà? Venezuela, Maduro annuncia $20 miliardi in arrivo dalla Cina. Ma il default si avvicina

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