Il Venezuela vende l’oro, le riserve valutarie sono ai minimi, ma i bond corrono

Il Venezuela dispone sempre meno di dollari ed è costretta a vendere l'oro per ottenere valuta straniera. Intanto, i bond governativi corrono. Vediamo cosa accade.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Venezuela dispone sempre meno di dollari ed è costretta a vendere l'oro per ottenere valuta straniera. Intanto, i bond governativi corrono. Vediamo cosa accade.

Per trovare un livello così basso delle riserve valutarie del Banco Centrale del Venezuela bisogna tornare indietro all’ottobre del 2003, quando ammontavano a 18,7 miliardi di dollari contro i 18,98 miliardi di questo mese di aprile. E pensare che dopo che la Cina aveva erogato la prima tranche del prestito plurimiliardario, le riserve in valuta straniera di Caracas erano salite alla fine di febbraio a 24,24 miliardi. Rispetto all’inizio dell’anno, oggi risultano in calo di oltre 3 miliardi, quando tra ottobre e novembre il governo di Nicolas Maduro dovrà affrontare scadenze per 6 miliardi di dollari, relativi a debiti esteri.   APPROFONDISCI – Il Venezuela smentisce la svalutazione del bolivar e i bond crollano. Ancora giù le riserve  

Crisi petrolio un dramma per Venezuela

Non ha giovato finora il rimbalzo del 20% del prezzo del petrolio, una materia prima che qui vale il 96-97% delle esportazioni e, quindi, dell’ingresso di dollari nel paese. La compagnia petrolifera statale PDVSA ha subito un calo dei ricavi del 4,3% nel 2014 a 134,33 miliardi e tra questo e l’anno prossimo dovrà rimborsare bond per 18 miliardi. Il problema del Venezuela è lo stesso degli ultimi tempi: mancano i dollari, diventati così preziosi, che per un biglietto verde servono 285 bolivar al mercato nero, quando al cambio ufficiale ne basterebbero appena 6,3. Nel tentativo di ottenere valuta straniera, il governo di Caracas starebbe trattando con Goldman Sachs un’operazione di swap sulle riserve di oro della banca centrale, che porterebbe nelle sue casse 1 miliardo di dollari. E fino ad altri 3,8 miliardi arriverebbero dalle trattative in corso con la Giamaica per il pagamento delle esportazioni di petrolio, anche se difficilmente il credito sarà riscosso in un’unica soluzione.   APPROFONDISCI – Venezuela, è allarme alimentare: mancano i dollari e i magazzini sono vuoti  

Rally bond Venezuela non insensato

Comunque sia, sta di fatto che nonostante il 2014 si sia chiuso con un deficit al 20% del pil e un’inflazione al 68 ,5% e nel 2015 si dovrebbe registrare una seria difficoltà a finanziare il nuovo buco di bilancio, i bond venezuelani hanno corso il 22% dall’inizio del 2015, l’incremento maggiori tra le economie emergenti. Il perché di una tale distonia tra realtà e il mercato sta nella convinzione degli investitori che racimolando qualche miliardo di qua e qualche altro di là, il Venezuela riuscirà a scampare al default nei prossimi mesi. Esiste spazio, quindi, per tentare di realizzare qualche guadagno nel breve termine. Ma Sarah Glendon, a capo del comparto bond sovrani di Gramercy, sostiene che se non quest’anno, nel 2016 dovrebbe verificarsi un qualche evento creditizio. La conseguenza di queste attese si chiama volatilità. Ottobre, mese delle prime scadenze pesanti per il debito estero venezuelano, è ancora lontano. Da qui ad allora, gli investitori compreranno bond e i prezzi saliranno, salvo rivenderli a ridosso dei pagamenti e assistere a un loro probabile crollo. Quando presumibilmente il default sarà evitato anche stavolta, il rally ripartirà e si arresterà nel 2016, quando arriveranno le nuove scadenze a rischio.   APPROFONDISCI  – Il Venezuela riduce il rischio default con una stretta sulle vacanze all’estero      

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Argomenti: Altre economie