Il Venezuela si piega a Goldman Sachs e gira il suo credito Petrocaribe a forte sconto

Il Venezuela ha ceduto a Goldman Sachs un credito petrolifero di oltre 4 miliardi di dollari con lo sconto del 59%. Il programma Petrocaribe è seriamente a rischio, comportando per il paese solo costi elevatissimi e senza un senso apparente.

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La Repubblica del Venezuela e la banca d’affari USA, Goldman Sachs, hanno sottoscritto un accordo finanziario di rilevante interesse. Potrebbe apparire una bufala, se si pensa che il presidente Nicolas Maduro, socialista “chavista” di ferro, accusa proprio la finanza americana, un giorno sì e l’altro pure, di complottare contro la stabilità economica e la pace sociale del suo paese, ma alla fine la realtà ha prevalso sull’ideologia. Il governo di Caracas ha ceduto a Goldman Sachs un suo credito petrolifero di 4,09 miliardi di dollari, che vantava nei confronti della Repubblica Dominicana. Esso è stato girato alla banca a forte sconto, dato che ha incassato appena 1,75 miliardi, il 41% del credito nominale. L’operazione, quindi, ha consistito in una cartolarizzazione, che vedrà il nuovo creditore ottenere un rendimento annuo del 10-12%, da qui ai prossimi 16 anni. Il credito risale al 2005, quando fu stipulato per 8,224 miliardi, di cui 4,262 miliardi a un tasso annuo dell’1% per 23 anni e 2 anni di grazia, per cui dovrebbe scadere nel 2030. Proprio quest’ultima parte, esclusi i 140 milioni che la Repubblica Dominicana ha rimborsato al Venezuela sino ad oggi sotto forma di spedizioni di fagioli neri e altri prodotti domestici, è quella che riguarda la cessione del credito.   APPROFONDISCI – Henkel Garcia: l’inflazione salirà al 120% in Venezuela. File ai negozi di elettrodomestici  

Domanda disperata di dollari

Il segnale è allarmante.

Se è vero che diversi economisti stanno storcendo il naso in patria, parlando di “svendita” del patrimonio nazionale, in realtà, l’operazione potrebbe rientrare tra quelle necessarie per assicurarsi l’ingresso immediato di dollari, sempre più rari e preziosi a Caracas, ora che il petrolio (97% delle sue esportazioni) è crollato a 68 dollari al barile. Il punto è proprio questo: pur di ottenere dollari subito, il Venezuela è sceso a patti col “demonio”, anche se nei mesi scorsi aveva siglato un’operazione simile con la stessa banca, locandole un certo quantitativo di oro. La cartolarizzazione delle scorse ore, lungi dal rasserenare i mercati, al contrario, sarebbe la spia di un grave deterioramento delle finanze nazionali.
Da qui, si spiega lo sconto enorme applicato al credito.   APPROFONDISCI – In Venezuela si aggrava la crisi del bolivar: -95% sul mercato nero, in vista del Natale In Venezuela è rally dei bond dopo l’aumento delle riserve. Ma i dollari restano pochi  

Petrocaribe verso la fine?

Quest’ultimo rientra nel programma Petrocaribe, messo in atto dallo scomparso ex presidente e comandante in capo Hugo Chavez, nel tentativo di espandere al resto dell’America Latina la “rivoluzione socialista”. Nella realtà, si è tradotto in un insostenibile piano diplomatico, volto ad assicurarsi l’appoggio di alcuni stati stranieri verso possibili rivolte interne, come quelle di inizio anno. Con Petrocaribe, il Venezuela esporta ogni anno petrolio semi-gratuito a paesi come Cuba, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Jamaica, Belize, etc. Solo nell’ultimo anno, il costo del programma a carico del Venezuela è stato di ben oltre 44 miliardi di dollari, circa il 10% del pil, una cifra insostenibile per un’economia al collasso, in recessione sia quest’anno che forse anche l’anno prossimo e che ha il deficit pubblico più alto al mondo, sopra il 15% del pil e che potrebbe esplodere ancora di più, ora che il prezzo del greggio è sceso di un terzo negli ultimi sei mesi. Poiché pian piano anche Maduro si dovrà piegare alla realtà, come ha iniziato a fare nei giorni scorsi, allentando la stretta sul mercato del cambio, controllato sin dal 2003 e che prevede un rapporto fisso e fuori dal mondo di 6,3 bolivar per ogni dollaro (160 al mercato nero), è più che probabile che Petrocaribe andrà presto in soffitta, creando contraccolpi finanziari dirompenti alle economie beneficiarie. Si pensi che Cuba si avvarrebbe ogni anno di qualcosa come oltre 5 miliardi di dollari di petrolio speditole gratis dal Venezuela, in cambio di “servigi” militari e medici dal valore incommensurabilmente più basso.   APPROFONDISCI – In Venezuela la crisi sta peggiorando per l’FMI. Gli aiuti petroliferi a Cuba sono a rischio Cuba apre agli investimenti esteri per slegarsi dal Venezuela di Maduro? Con la crisi in Venezuela rischia anche l’economia di Cuba      

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