Il Venezuela si avvia verso l’iper-inflazione con l’ultimo golpe di Maduro

Il Venezuela si avvierebbe verso il dramma dell'iper-inflazione, malgrado la vittoria delle opposizioni di un mese fa. Il presidente Nicolas Maduro ha messo le mani sulla banca centrale.

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Il Venezuela si avvierebbe verso il dramma dell'iper-inflazione, malgrado la vittoria delle opposizioni di un mese fa. Il presidente Nicolas Maduro ha messo le mani sulla banca centrale.

Chiamatelo pure golpe, tentativo di resistere alla nuova fase politica, avviata con le elezioni di appena un mese fa, ma il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha emanato un decreto il 30 dicembre scorso, con il quale revoca all’Assemblea Nazionale il potere di nominare i componenti del board della banca centrale, avocandolo a sé e ponendo fine una volta per tutte all’autonomia dell’istituto. La misura entra in vigore con effetto immediato e giusto alla vigilia dell’insediamento della nuova maggioranza, costituita da 112 deputati su 167 e contraria al governo chavista per la prima volta da 17 anni. Quello di Maduro non è solo un modo per affievolire i poteri del Parlamento, ora nelle mani del centro-destra, quanto di difendere il fondamento su cui si basa la politica economica del suo governo, ovvero di continuare a stampare moneta, in modo da finanziare l’ampio deficit di bilancio, che dovrebbe attestarsi intorno al 20% del pil.

Inflazione Venezuela potrebbe accelerare ancora

Il decreto presidenziale complica i piani della nuova maggioranza, la quale potrebbe andare sbattere contro un muro in materia di economia, non riuscendo a incidere su alcun punto nodale della crisi, nonostante abbia stravinto proprio per la forte richiesta popolare di cambiamento. Il paese è in piena recessione, con il pil crollato verosimilmente del 10% nel 2015, mentre l’inflazione viaggerebbe tra il 100% e il 200%, anche se di dati ufficiali non si ha l’ombra da oltre un anno. C’è anche il rischio che la cerimonia di apertura della nuova legislatura sfoci in violenza, dopo l’annuncio di diversi gruppi militanti anti-Maduro che scorteranno i deputati della maggioranza all’ingresso dell’Assemblea Nazionale, quasi una marcia di protesta contro il governo e le sue minacce rivolte agli avversari.

     

Rischio violenze

Il presidente ha rassicurato di avere adottato accorgimenti per tutelare la sicurezza pubblica e mantenere la calma, ma sul piano politico sta per iniziare uno scontro, che si preannuncia durissimo tra governo e Parlamento. Il nuovo presidente dell’Assemblea, Ramos Allup, ha dichiarato che la maggioranza metterà in discussione parecchi ministri, avendone il diritto e i voti necessari, mentre ha invitato lo stesso presidente a prendere in considerazione l’ipotesi di dimettersi. Difficilmente questo accadrà, mentre il controllo ormai totale della banca centrale da parte del capo dello stato sottopone la politica monetaria ai voleri di quest’ultimo. Ne consegue che la lotta all’inflazione avrà armi spuntate e l’economia venezuelana potrebbe, invece, scivolare verso l’iper-inflazione, date le persistenti basse quotazioni del petrolio, di cui il Venezuela è produttore e dal quale dipende il 95% delle sue esportazioni.

In calo bond Venezuela

Si stima che Caracas avrebbe bisogno di prezzi intorno ai 124 dollari al barile per tenere ordinati i suoi conti pubblici, mentre al momento riesce a vendere il suo Brent sui 30 dollari. Non è un caso che la soddisfazione degli investitori per la vittoria delle opposizioni al voto del mese scorso non si sia tradotta in un calo dei rendimenti sovrani, i quali, anzi, continuano a salire. Su base mensile, l’intera curva segnala un rialzo, con i rendimenti annuali a un soffio dal 50%, mentre i titoli a 15 anni crescono di 250 punti base al 27,75%.  

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