Il Venezuela rimpasta il governo nel pieno del collasso economico

La crisi del Venezuela si fa sempre più drammatica e il presidente Nicolas Maduro rimpasta il governo per il suo secondo mandato. Milioni di persone in fuga per la fame.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crisi del Venezuela si fa sempre più drammatica e il presidente Nicolas Maduro rimpasta il governo per il suo secondo mandato. Milioni di persone in fuga per la fame.

Delcy Rodriguez è il nuovo vice-presidente in Venezuela. La donna, già ministro degli Esteri e a capo dell’Assemblea Costituente, organo istituito dal regime “chavista” per aggirare l’ostacolo di un Parlamento in mano alle opposizioni, rimpiazza Tarek El Aissami, che assumerà il ruolo di ministro dell’Industria e della Produzione nazionale nel secondo gabinetto di Nicolas Maduro, reduce da un trionfo alle ultime elezioni presidenziali farsa di maggio. Come “segno di buona volontà e di pace”, il presidente ha rilasciato 43 prigionieri politici, ma nel frattempo accelerano le purghe militari, segno che si tema un colpo di stato, specie dopo che è stato invocato esplicitamente dall’amministrazione Trump.

Il Venezuela nella fame e dai prezzi pazzi rielegge Maduro in elezioni farsa

Sul piano economico, il paese sudamericano è al collasso. Migliaia di lavoratori alle dipendenze della compagnia petrolifera statale PDVSA stanno abbandonando quello che fino a qualche tempo fa era un posto ambito. La ragione è semplice: gli stipendi mensili pagati, che restano pur sempre migliori di quelli medi nel paese, consentono appena di comprarsi un pollo e un kg di carne di manzo. Ai tassi ufficiali di cambio, infatti, il salario minimo mensile sarebbe di 32 dollari, ma poiché al mercato nero il cambio reale è 25 volte più debole, esso equivale effettivamente a non più di 1,3 dollari. Per acquistare un dollaro servivano ieri ormai 2,3 milioni di bolivares. Fino a pochi mesi fa, al cambio ufficiale ne bastavano 10 e persino al mercato nero poche migliaia. La situazione sta precipitando di giorno in giorno e il Prof Steve Hanke stima il tasso annuo d’inflazione al 34.450%, pur in calo dal 37.000% di inizio giugno.

Bisogna portarsi appresso valigie intere di banconote per fare compere anche di piccola entità. Impensabile, invece, viaggiare in aereo, sia perché quasi nessuno può credibilmente pensare di pagarsi un biglietto, sia perché le compagnie aeree hanno quasi del tutto disertato il mercato venezuelano. Secondo i dati IATA, quelle straniere vantano 3,8 miliardi di dollari di crediti dal governo venezuelano e poiché tali arretrati si hanno da anni, pochissime continuano a consentire ai passeggeri di atterrare in Venezuela o di partire da esso. Il problema riguarda l’assenza di valuta pesante con cui le compagnie possono convertire i ricavi derivanti dalla vendita di biglietti sul mercato andino negli anni passati e realizzati, appunto, in bolivares. Tant’è che quelle poche che ancora offrono collegamenti con il Venezuela pretendono pagamenti in dollari, euro, etc, inaccessibili ai residenti.

Milioni di venezuelani in fuga sotto Maduro

Secondo l’Organizzazione del Turismo Mondiale, i visitatori stranieri nel Venezuela erano pari a 1.061.000 nel 2012, ma nel 2016 risultano crollati a 681.111, con il fatturato per il settore turistico dimezzatosi da 1,1 miliardi a 546 milioni. E mancano i dati aggiornati, che certamente saranno persino peggiori. In effetti, l’aeroporto di Maiquetia, tra i più forniti e trafficati in America negli anni Settanta, è ormai deserto e interi padiglioni sono privi di acqua corrente, hanno problemi frequenti di blackout e si mostrano poco sicuri per i viaggiatori, a causa dell’elevatissimo tasso di criminalità nella capitale, esploso ulteriormente con la fame dilagante di questi ultimi tempi. Il 42% degli intervistati da un sondaggio condotto dalla CNN ha risposto di avere subito un furto nell’ultimo anno e il 25% di essere stato aggredito.

E il governo di Bogotà ha diramato dati allarmanti sugli ingressi di residenti del Venezuela in Colombia negli ultimi 15 mesi. Superano il milione di unità, di cui 250.000 sono colombiani che hanno deciso di rimpatriare per la drammaticità della crisi venezuelana. Crisi, che si aggrava con il tracollo di PDVSA, costretta a importare petrolio dall’estero per le estrazioni carenti e calanti di questi mesi: 1,5 milioni di barili al giorno in aprile, poco più della metà rispetto ai livelli di appena 4 anni fa. Altre fonti parlano di 1,39 milioni, ma il problema resta la contrazione costante attesa, che potrebbe portare a un collasso della produzione a livelli tali da azzerare l’ingresso di valuta estera nel paese, essendo il greggio l’unico bene di fatto esportato. Fino a 57.000 barili al giorno di greggio leggero estero verrà raffinato dalla compagnia per rendere quello pesante domestico esportabile verso Cina e Russia, in particolare, i due creditori sovrani di Caracas, non intenzionati a sovvenzionarla ulteriormente in cambio di petrolio gratis.

E’ una situazione di allarme, anche perché l’assenza di risorse sta facendo attecchire malattie che si pensava debellate, tra cui la poliomielite, considerata sconfitta da almeno tre decenni. Gli ospedali sono a corto di tutto, dalle medicine alle garze, persino di personale medico, visto che sotto Maduro, stando alle cifre delle opposizioni non verificabili, 4 milioni di persone sarebbero fuggite all’estero per l’impossibilità materiale di sopravvivere. Tra questi, numerosissimi liberi professionisti, tra cui insegnanti e medici, dato che per quanto possano percepire nell’arco di un mese, ormai da tempo il denaro nel Venezuela non ha alcun senso in un’economia, in cui il 90% della popolazione vivrebbe nell’indigenza. Vale spiccioli e anche ammesso che qualcuno abbia soldi a sufficienza per fare la spesa, si ritrova i supermercati vuoti di ogni bene, pure il minimo necessario. Una crisi umanitaria che non impensierisce più di tanto il regime chavista, che tra un attacco all’imperialismo americano e un altro alla “destra fascista” interna, promette “un nuovo inizio” agli oltre 30 milioni di venezuelani. Sempre che arrivi prima che non muoiano tutti di stenti.

Il Venezuela in carestia: contratti petroliferi non onorati e popolazione in fuga per fame

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, economie emergenti, valute emergenti

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